guardini e viviani

Ora che la stagione ciclistica è terminata e i corridori si stanno preparando per la prossima, c’è il tempo per analizzare il 2012 di quelle che sono considerate le migliori promesse, e che per ora rimangono tali, del ciclismo azzurro.

Cominciamo da GUARDINI, che nella scorsa stagione ha conquistato la sua prima tappa al Giro d’Italia, in una vittoria ottenuta al termine di un’imperiosa volata che gli ha permesso di battere il campione del mondo Cavendish. Ma le note liete della sua stagione si concludono qui: al Giro infatti non è riuscito ad essere protagonista in nessun altro sprint, e nella seconda parte della stagione ha ottenuto vittorie di poco prestigio. Nelle volate iniziali della corsa rosa si è trovato spesso senza lucidità nei decisivi metri finali, probabilmente a causa della mancanza di esperienza necessaria per affrontare frazioni che presentano un chilometraggio così importante. Ha sofferto poi oltre misura brevi strappi che gli sono rimasti sulle gambe al momento dello sprint. Aspetti, questi, che sono migliorabili ma che richiedono tempo, e sotto questo punto di vista la decisone di passare in una squadra Pro Tour, l’Astana, non è stata delle migliori. La formazione kazaka di certo non aspetterà la maturazione del corridore, che fin da subito dovrà essere in grado di rispondere alle richieste della squadra. Continuare l’esperienza con la Farnese Vini gli avrebbe permesso di crescere con più tranquillità per poi passare con maggiori sicurezze ad una squadra Pro Tour. Spetta ora al corridore veneto smentire questa previsione nel corso della prossima stagione.

Continuiamo con un altro giovane velocista veneto: MODOLO. Il corridore della Colnago non è riuscito ad ottenere nessun successo di tappa al Giro d’Italia, suo grande obiettivo stagionale. Nella corsa rosa non si è mai reso protagonista nelle volate, dove ha ottenuto solo qualche piazzamento nelle posizioni di rincalzo. Nonostante la deludente prestazione, grazie alle vittorie ottenute nel Giro d’Austria si è guadagnato la convocazione per le Olimpiadi. Ma a Londra purtroppo è rimasto tagliato fuori dal gruppetto che si è giocato la vittoria. Per Modolo quindi non è stata una stagione particolarmente brillante, ma i successi ottenuti nel periodo estivo, anche se non di grande prestigio, sono il segnale che il potenziale c’è. Nel 2013 avrebbe bisogno di una vittoria di peso per compiere definitivamente il salto da promessa del ciclismo a corridore vero.

Per NIZZOLO, invece, la stagione conclusasi è stata sicuramente positiva. Il corridore della Radioshack ad inizio stagione forse era meno considerato rispetto ad altri, ma si è procurato rapidamente l’attenzione del mondo ciclistico italiano e non. Prima grazie ad un Giro d’Italia corso da protagonista dove, nonostante non sia mai riuscito a tagliare per primo la linea del traguardo, è comunque sempre stato presente nelle volate; e poi nel finale di stagione con alcuni buoni piazzamenti in corse Pro Tour che gli sono valsi la convocazione, seppur da riserva, al mondiale di Valkenburg. L’aspetto tecnico che lo caratterizza maggiormente è la sua capacità di tenere su percorsi mossi, in modo da arrivare nei metri finali con la lucidità necessaria per leggere al meglio la volata. È su questo aspetto che deve insistere, senza però snaturare le sue caratteristiche di sprinter.

VIVIANI ha portato al termine un’altra stagione ricca di successi, nonostante abbia mancato sia su strada che su pista gli obbiettivi prefissati all’inizio della stagione. Su pista infatti non è riuscito ad ottenere il podio olimpico nella prova dell’omnium, mentre per quanto riguarda la strada gli è sfuggito il successo in una grande corsa a tappe. Non ha corso il Giro per infortunio e alla Vuelta è stato fermato da un Degenkolb in versione super. Ma complessivamente ha dimostrato di essere un corridore solido su cui puntare, e nella prossima stagione avrà sicuramente maggior spazio nei piani della neonata Cannondale.

MOSER è invece il nome nuovo: al primo anno da professionista, complice anche il pesante cognome che porta, ha subito destato interessi. Del ciclista trentino se ne devono scoprire ancora i limiti, ma ha dimostrato di essere un buon corridore per le corse di un giorno e per brevi corse a tappe. Da ricordare la vittoria finale al Giro di Polonia. È un talento su cui bisogna lavorare ma senza troppa fretta e aspettative.

I nomi nuovi che possono rilanciare il movimento azzurro, quindi, ci sono. Il rilancio però non avverrà nell’immediato, occorre quindi avere pazienza e appoggiare lo sforzo di chi sta facendo crescere questi atleti. In particolare è da sottolineare il lavoro del commissario tecnico Bettini, il quale, rimettendoci in prima persona in termini di risultati immediati, sta sostenendo il progetto di crescita di alcuni talenti ancora inespressi.

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