streif

Riparte la stagione sciistica, e non poteva dunque mancare la rubrica del nostro Luigi Bottecchia. Quest’anno andremo alla scoperta delle leggendarie piste che scandiscono la Coppa del Mondo, dei loro segreti, e dei grandi campioni che ne hanno fatto il tempio delle loro imprese.

streif 2Una delle condizioni per rimanere nella storia è ottenere un riconoscimento da chi la storia la ha già fatta. Essere ricordato dai più grandi infatti fa entrare di diritto proprio in quella stretta cerchia. E questa è la storia di molti personaggi famosi, ma non solo. È anche la storia della Streif, la mitica pista di Kitzbuhel, e di Didier Cuche. La Streif è considerata da praticamente tutti come la Regina delle piste e chiunque riesca a scrivere il suo nome nell’albo d’oro diventa uno degli eletti dello sci. È una pista insidiosa, difficile, snervante. Una pista che prosciuga ogni singola energia nervosa e fisica. Una pista che, nei suoi 2260 metri di lunghezza, non lascia adito a tentennamenti. Basta dare un’occhiata alle pendenze per capire che si è davanti ad una delle discese più incredibili del mondo. 27% di pendenza media con picchi che arrivano fino all’85%. Picchi che si hanno praticamente subito quando, a poche porte dalla partenza, si entra direttamente nella “trappola per topi”, un salto di circa 80 metri che non lascia scampo. Poi è un susseguirsi di curve in contropendenza, tratti come il Brückenschuss di puro scorrimento e pendenze inenarrabili. Il tutto condito con l’ultimo, maestoso salto che scaraventa gli atleti nel bel mezzo di una bolgia di 40.000 persone. La grandiosità della Streif non risiede solo nella sua difficoltà, ma è un qualcosa che viene dagli atleti stessi. C’è una sorta di ossequiosa riverenza nei suoi confronti che altro non fa che alimentarne il mito. E, di conseguenza, chi riesce a domare le sue curve ha un posto speciale nel mondo dello sci.

cucheEra il 16 agosto 1974 quando, nella svizzera francese, nasceva Didier Cuche. E la storia di Didier è incredibilmente e abilmente intrecciata proprio con la pista austriaca. Nel 1998 infatti Cuche ottiene, in discesa libera, la prima vittoria in Coppa del Mondo; siamo in Austria e siamo proprio a Kitzbuhel. È una gara strana rispetto al solito, la partenza abbassata e la doppia manche la rendono completamente anomala ed è per questo che probabilmente passò in sordina il fatto che a vincere quella gara fu un giovane ragazzo svizzero. Nel frattempo però passano gli anni, Cuche vince la sua prima coppa di cristallo nel 2007 e, esattamente 10 anni dopo il primo trionfo, Didier si trova nuovamente di fronte alla mitica pista austriaca. 10 anni che però di colpo sono svaniti, e seppur di nuovo con la partenza abbassata, ottiene una vittoria per alimentare il mito stesso della pista e, giocoforza, il suo. Mito che prosegue diventando leggenda tra il 2010 e il 2012, tre anni di gare e tre incredibili vittorie che lo hanno portato ad essere il più vincente di sempre nella lunga pista austriaca.

cuche 2Nel 2010 non è una semplice vittoria, è una piccola apoteosi, il 22 gennaio vince il Super-G mentre il 23 trionfa in Discesa. È un vero e proprio capolavoro e lo si nota proprio dalle sue parole; parlando della gara dice infatti: “Alla partenza ero abbastanza rilassato e sapevo che avrei dovuto attaccare. Non ho fatto errori e sono orgoglioso di aver vinto nuovamente”. Ma non finisce qui e, a proposito di questa doppietta, dice: “Tre cose sono davvero speciali per me: avere vinto due volte in due giorni, aver vinto, finalmente, con la partenza originale e essere il terzo uomo a riuscire a vincere in due giorni di fila”. È la consapevolezza, senza superbia, dei grandi campioni e di chi, inconsciamente, sa che sta riscrivendo la storia dello sci ma, soprattutto, della Streif. È il 22 gennaio 2011 quando, a 36 anni e 5 mesi, Didier Cuche pareggia il record di Schranz e Klammer di quattro vittorie in terra austriaca. Due miti dello sci proprio al suo fianco. 2 + 1 = 3 e infatti non solo Didier viene incoronato dai risultati, ma anche dai suoi stessi colleghi. Bode Miller, non proprio uno qualunque, dice infatti che non c’erano proprio possibilità che Didier perdesse quella gara per come aveva sciato. E l’emozione di Didier viene ancora una volta a galla: “Essere allo stesso livello di questi campioni è una grande riconoscenza, ma servirà molto di più per essere considerato al loro pari”

cuche 3Quel molto di più non tarda ad arrivare. È infatti il 21 gennaio 2012 il giorno nel quale Didier Cuche riscrive la storia mettendo il suo nome sopra tutti gli altri. Ma per capire a fondo questa vittoria bisogna fare qualche passo indietro. Due giorni prima della gara, durante una conferenza stampa, Didier annuncia che quella in corso sarà la sua ultima stagione con gli sci ai piedi. Dopo solo due giorni la giornata sembra funesta: neve, nebbia e condizioni di luce estreme mettono a dura prova ogni singolo atleta. Ma Didier Cuche sa che è l’ultima sua presenza a Kitzbuhel e riesce, con una gara perfetta, a vincere per la quinta volta sulla Streif. Come lui nessuno mai. Lo sapeva benissimo che era l’ultima e infatti, dopo la vittoria, lo ammette: “Che fosse la mia ultima gara qui era nella mia mente. E prima di partire e di lanciarmi dal cancelletto mi sono detto che questa sarebbe stata la mia ultima frase in questa pista, e questo mi ha aiutato molto.” Ma non c’è solo consapevolezza nelle sue parole, c’è anche l’umana e comprensibile emozione per l’ultimo saluto davanti a oltre trentamila persone: “è fantastico che sia vero. Solo due giorni fa annunciavo il ritiro e oggi ero a combattere per la quinta vittoria e, alla fine, è arrivata. È un sogno, non trovo parole per descrivere tutto ciò”Sono le parole di chi è entrato nella storia dalla porta più affascinante, rendendo ancora più mitica una pista che era già eterna. Didier Cuche e la Streif: la storia nella storia.

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