cruyff

In un certo senso, forse, sono immortale.

Johan Cruyff

Ho avuto la fortuna di incontrare Johan Cruyff, poco più di un anno fa. Un’intervista veloce e qualche parola scambiata a microfono spento. Non poteva non colpirti il suo sguardo, uno sguardo fiero, di chi sa di aver fatto la storia, di chi sa di essere Johan Cruyff e di aver cambiato il calcio. Uno sguardo di grande intelligenza, perché in fondo questo è stato Johan Cruyff: il giocatore più intelligente di tutti i tempi, uno che capiva il calcio meglio di chiunque altro. E quando ti trovi di fronte a un simile pezzo di storia puoi reagire in tanti modi. Con l’ammirazione verso uno dei massimi interpreti dello sport che ami. O con la soggezione nei confronti di una leggenda vivente al cui confronto ti senti piccolo e ignorante. Oppure con la gratitudine, per quello che è stato e per quello che ha fatto, anche per te.

johanE questo è il tempo della gratitudine. Perché le legittime analisi storiche, tecniche e tattiche che ora giustamente impazzano su chi sia stato il Cruyff giocatore e chi sia stato il Cruyff allenatore, su quanto abbia cambiato e influenzato il calcio, rischiano di essere parziali. Perché Cruyff è stato così tante cose che ci sarà sempre qualcosa in più da dire. Ma la gratitudine comprende tutto e tutti. Comprende chi amava Cruyff per il suo modo di giocare, chi ammirava la sua Olanda e chi simpatizzava per lui semplicemente per quel numero 14 portato sulle spalle. Nella gratitudine c’è spazio per chi crede che Cruyff sia stato il giocatore più grande di sempre, per chi amava soprannominarlo “il profeta del gol” e chi invece “il Pelé bianco” e pure per chi ama riguardarsi il filmato di quel rigore battuto di seconda.

jcTutti gli appassionati di calcio sono grati a Cruyff per un motivo o per l’altro. Ed allora è bello che sia la gratitudine a prevalere. Gratitudine verso un uomo che ha ricevuto un dono e ha curato e coltivato questo dono in maniera esemplare. Perché da ogni dono nella vita deriva un compito e Johan Cruyff il suo compito lo ha perseguito con serietà e dedizione. La storia del calcio è piena zeppa di talento gettato alle ortiche e doni maltrattati; Cruyff invece quel talento loha trattato come la cosa più preziosa che aveva e ne ha regalato i frutti al mondo intero. Per questo gli saremo sempre grati, anche e soprattutto adesso che se n’è andato lassù, a sedersi al fianco di Di Stefano, Eusebio, Garrincha e Meazza, altri che come lui hanno reso grande lo sport che amiamo.

«In un certo senso, forse, sono immortale», dichiarò una volta. Sì caro Johan, per quello che hai regalato a noi innamorati del pallone, la nostra gratitudine ce l’avrai sempre. In questo senso sei immortale.

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