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Il 13 agosto 1961 la DDR decide di costruire un muro di cemento alto 3,6 metri che separi la zona di Berlino appartenente al blocco Sovietico dalle altre tre zone in mano all’Occidente. Nasce così una barriera fisica a confermare la divisione tra Germania Est e Germania Ovest. Tutti noi sappiamo in quale delle due “germanie” le condizioni di vita fossero migliori, lo sanno anche i vertici della Stasi che devono cercare qualcosa per primeggiare sui fratelli separati dell’Ovest, in modo da distrarre i cittadini di Berlino Est dalle loro condizioni di vita e, magari, renderli fieri di essere da quella parte del Muro. Provate le strade del teatro e della musica, fallite miseramente, l’unico ambito rimane quello sportivo, gli atleti dell’Est devono essere i migliori, per forza, senza discutere.

Heidi_KriegerLa Stasi pone come Sportführer Manfred Ewald, l’uomo della provvidenza. Sotto la sua gestione, durata dal 1963 alla caduta del Muro, la Germania Est, con un bacino d’utenza di soli 17 milioni di abitanti, conquista 389 medaglie alle Olimpiadi estive: partendo dalle 25 di Città del Messico ’68, fino alle 92 di Seul ’88, boicottando i Giochi di Los Angeles ’84 a cui non partecipa. A livello di Olimpiadi invernali le medaglie sono 110 totali, sempre nel ventennio che va dal 1968 al 1988. Questo successo clamoroso nasce da un progetto che prevede la costruzione di campioni, bambini formati per essere i migliori in specifiche discipline scelte per loro da altri, educati a vincere e, come ho scritto, costruiti per farlo. Il metodo è semplice: selezionare i ragazzi e le ragazze più portati, somministrare in maniera costante e scientifica sostanze dopanti che ne facessero delle macchine da medaglie, degli atleti perfetti, invincibili.

Il 15 giugno 1966 viene al mondo Heidi Krieger. Questa ragazza all’età di 14 anni si iscrive alla Dynamo Sports Club and Boarding School, una scuola per giovani atleti controllata dalla Stasi stessa. Che non è una normale ragazza come le tante della Berlino Est si nota subito. Alta, spallata, aria mascolina. Nemmeno a livello atletico è una qualunque, dimostrando doti naturali nel lancio del peso e del disco. Cade sotto l’occhio della Stasi e dello Sportführer Ewald ed anche su di lei viene attuato il programma. I risultati si vedono immediatamente, nel 1983 vince due ori agli europei juniores, con 20,14 metri nel disco e 18,06 nel peso. Ogni anno aggiunge centimetri ai suoi lanci, fino ai Campionati europei di atletica leggera del 1966 a Stoccarda dove vince la medaglia d’oro. Lì firma il suo record personale con un lancio di 21,10 metri, all’età di 18 anni, distaccandosi di 30 centimetri dalla medaglia d’argento Ines Muller, anche lei atleta della Germania Est, e dalla medaglia di bronzo di più di mezzo metro. A nessuno sfugge però un particolare: le sue spalle si sono fatte sempre più larghe e possenti, la sua mascella sempre più quadrata, il suo petto sempre più piatto. Vista da lontano si farebbe fatica a capire se chi si sta guardando è un uomo o una donna. Dopo questo suo clamoroso successo Heidi comincia a subire infortuni vari, tutti di natura muscolare, tanto che l’anno successivo si dovrà accontentare di una medaglia d’argento a seguito di un misero 20,02 di lancio.

ddrdopingAthletsTEXTLa causa dei suoi mali è una e una soltanto, si chiama Jenapharm. È l’azienda di Stato che produce una sostanza denominata Oral-Turinabol, lo steroide previsto dal programma di Ewald per la somministrazione, lo steroide che alla lunga ti cambia l’aspetto fisico, lo steroide che ti costruisce un fisico che il tuo corpo non può sopportare a lungo, lo steroide che fa chiudere le attività ad Heidi nel 1987 con un misero quarto posto ai mondiali e che la porta a ritirarsi ufficialmente nel 1991, solamente cinque anni dopo l’oro europeo e il record personale. Ma se i suoi mali si fossero limitati al non poter più gareggiare, alla Krieger sarebbe andata di lusso. Il particolare che rende agghiacciante questa storia è che dal 1997 Heidi non esiste più. No, non è morta per fortuna, ma comunque non esiste più. Ora dovete chiedere di Andreas Krieger se volete sapere qualcosa sulla ragazza che stupì tutti nel ’86 e che si ritirò nel ’91, perché quello steroide ha cambiato talmente tanto l’aspetto e la vita di Heidi che l’ha portata a una decisione definitiva:  dal ’97 per la legge lei è Andreas. E non è più lei, è lui. In un’intervista Andreas ha detto che già pensava di avere inclinazioni omosessuali prima della sua operazione, ma l’assunzione di tali sostanze lo ha costretto in una persona che non riconosceva più, una donna che non aveva più nulla di femminile e che pochi avrebbero detto essere tale, così ha deciso di cambiare totalmente. Da quel giorno deve assumere quotidianamente ormoni maschili, che il suo corpo ovviamente non produce. Ora Andreas è sposato con Ute Krause, anch’essa ex atleta della DDR e conduce, o prova a condurre, una vita normale. Nella stessa intervista ha detto: “Hanno ucciso Heidi”, una condanna senza appelli ai responsabili della sua trasformazione, contro i quali ha lottato fino al 2000 quando è arrivata la condanna dell’uomo della provvidenza, Manfred Ewald.

L’attualità di questa storia è impressionante se pensiamo ai campioni cinesi che stupiscono il mondo ogni Olimpiade, quasi in ogni disciplina, anch’essi usati come mezzi per dominare il mondo dello sport, addestrati a vincere. O le vicende che riguardano gli atleti spagnoli, da qualche anno quasi inarrivabili nelle discipline più in vista e solo ora in leggero calo per quanto riguarda il calcio.

La speranza è che casi come quello di Heidi/Andreas Krieger non si ripetano mai più, che lo sport possa essere solo uno dei mezzi più potenti di educazione e non lo sfruttamento della persona.

Purtroppo, oggi, quella speranza si sta affievolendo sempre di più.

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