20130505_conte-festa-juve

277556hp2La consapevolezza di aver fatto qualcosa di straordinario a suon di risultati pazzeschi, va di pari passo con la certezza che questa squadra è “tutta il suo allenatore”. Come si dice dei bambini quando sono piccoli e iniziano a far vedere i primi tratti simili ai genitori così l’11 bianconero è a immagine e somiglianza di Conte. Non è un caso infatti che dal ritorno in panchina del mister leccese i bianconeri abbiano dato il colpo finale al campionato che è sembrato vivo solo nel periodo autunnale tra ottobre e novembre (la sconfitta con l’Inter è stata l’apice). Tutto questo spiega le preoccupazioni di tutti i tifosi bianconeri sulle reali possibilità che il tecnico abbia di rimanere sulla panchina bianconera la prossima stagione; paure che neanche le smentite fatte da Marotta nel dopo partita possono scacciare. Conte non sarà come Mourinho, come in tanti hanno tenuto a precisare, ma il momento del trionfo e il dopo partita mi hanno riportato alla mente il mago di Setùbal dopo i trionfi con Porto e Inter (quando già sapeva della sua partenza di lì a poco). Il tono sommesso, un po’ dubbioso, con cui Conte si è presentato ai microfoni dei media nel dopo gara non sembrava quello di uno che ha già deciso che se ne andrà ma piuttosto quello di uno che, consapevole di essere diventato un grande allenatore anche a livello europeo, vuole veramente capire che prospettive può avere dal suo club.

josé-mourinho-portoDopotutto Conte al di là dell’aspetto emotivo e “da spogliatoio” si è dimostrato uno abilissimo anche a livello tattico. Se Vidal è stato il miglior giocatore del campionato in questa stagione lo deve al suo mister che ha ripensato il suo credo calcistico (il super offensivo 4-2-4) al fine di esaltare al meglio le caratteristiche del mediano cileno (l’abbraccio dopo il gol col Toro ha suggellato questa scommessa stravinta). Lo stesso vale per Pogba, preso a 19 anni e fatto diventare, tramite gare e richiami (chissà cosa accadrà dopo lo sputo di oggi pomeriggio?), uno dei leader del centrocampo bianconero. Bonucci, Vucinic e Marchisio chi più chi meno deve ringraziare il proprio mister che ha saputo valorizzare le caratteristiche migliori di ogni singolo per poi limare i difetti col lavoro di squadra (la crescita di Lichtsteiner e Barzagli sono gli esempi supremi). Per questo Conte vuole garanzie, certezze che ogni tifoso realista sa che difficilmente il calcio italiano potrà dargli. Evidentemente Llorente non gli basta per ora.

juventusÈ forte lo spauracchio che “per il bilancio” bisogni vendere uno dei top lì in mezzo e a Conte questo non piace. Lui è convinto che per arrivare al top in Europa così in anticipo sulla tabella di marcia, come si ostina a dire da due anni, non occorra togliere ma aggiunger dove manca (tendenzialmente davanti e a sinistra). Eppure questa voglia di riportare la Juve a primeggiare anche all’estero e di diventare il vero portatore della “juventinità” sembrano non bastare a Conte. Antonio non vuole fermarsi neanche a festeggiare, ha bisogno di pianificare perché ormai l’Italia non gli basta più. Ha vinto senza Del Piero, ha vinto nonostante la squalifica, ha distrutto la concorrenza ma non è soddisfatto. L’invito finale sembra voler far intendere ai tifosi e alla società che se si comprano dei grandi giocatori il meglio per la Juve deve ancora venire; con la certezza che se lui non sarà più al timone forse bisognerebbe ricominciare tutto da capo. È la storia di Conte, la storia di un vincente. Sperando che continui a vincere sulla panchina della Juve.

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«Le cose non succedono, le cose vengono fatte succedere» (JFK). «Ci sono due modi per tornare dalla battaglia: con la testa del nemico o senza la propria» (PDC).

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