DOMANI LA PARTITA DI CONTE, IL TNAS DISCUTE IL SUO RICORSO

La Juventus ha oramai in tasca il 29° Scudetto della propria storia (perdonatemi lettori bianconeri, non posso e non voglio dire 31°), vinto con una facilità al limite dell’imbarazzante. Con il presente che sorride dunque alla Vecchia Signora, uno sguardo al domani diventa una necessità. La compagine zebrata infatti, come è giusto che sia, non si accontenta di essere super in Italia, ma sogna, con ambizione ed un poco di sana arroganza, di tornare grande anche in Europa, dove invece impazzano lo strapotere del dinero del fùtbol ispanico e la progettualità (Planung suona davvero male) tedesca.

conticioLa ferita aperta dalla doppia sfida con il Bayern brucia ancora più del previsto, e la vittoria sul Milan di domenica sera, unita al seguente +11 sul Napoli secondo, e dunque alla seria ipoteca sul secondo tricolore consecutivo, non placa il fastidio e l’irritazione per l’inferiorità evidenziata nello scontro con i bavaresi. Conte, affamato di vittorie, sapeva di avere in mano una squadra meno attrezzata rispetto ai freschi campioni di Germania, ma non pensava così tanto inferiore. La prova di ciò è il fatto che, nell’immediato post-Milan, Conte, a domanda sul futuro, dichiara: “Vincere spendendo poco non è sempre possibile, vinciamo questo scudetto e poi faremo le valutazioni del caso. È chiaro che, economicamente parlando, dobbiamo fare di necessità virtù”. Dichiarazioni che, fuori dal contesto emotivo certamente differente, ricalcano quelle effettuate dopo l’eliminazione dei bianconeri per mano del Bayern Monaco. Insomma, a Conte, il portafogli vuoto, proprio non piace. Al che, però, sorge spontanea una domanda: ma sono realmente vuote le casse di Corso Galileo Ferraris?

conte_elkann_villar_perosa_ansaL’evidente crisi economica che ha colpito come uno tsunami tutto il business occidentale ha chiaramente travolto anche “l’impresa calcio”, costringendo le dirigenze a tirare la cinghia delle spese. L’entrata in vigore imminente del Financial Fair Play ideato da Platini poi, rappresenta un ulteriore passo verso la rivoluzione del modo di fare mercato. Certo è che la situazione italica, per varie ragioni, è anche più particolare rispetto a quella di altre zone europee, dove comunque, al di là di sceicchi e petrolieri, tutti si ritrovano a dover incontrare più spesso commercialisti e ragionieri rispetto al passato. In questo nuovo panorama calcistico, recentemente delineatosi, le squadre italiane che prima imperavano nel mercato internazionale, si sono dovute arrendere all’evidenza che l’arretratezza della struttura del sistema pallonaro nostrano non permette più spese folli. In tutto ciò però, la Juventus, è riuscita a rinascere dalle proprie ceneri, tornando a vincere ed a dominare sotto la guida di Conte. Inutile negare che per fare questo salto di qualità, la Exor, ovvero la holding finanziaria della famiglia Agnelli che gestisce anche la s.p.a. Juventus, ha dovuto tirare fuori non pochi denari. Ma allora, ciò che ha detto Conte, è vero? La Juventus ha realmente vinto spendendo poco?

Bayern_M--473x264La risposta non può che arrivare dai freddi numeri, tanto antipatici quanto schietti e sempre portatori di verità (*). Prendendo da base le ultime tre stagioni (2010/2011, 2011/2012 e 2012/2013) vediamo quanto la Juve ha speso sul mercato, tenendo conto sia degli acquisti che delle cessioni, al netto degli ingaggi e di introiti esterni alla compravendita di calciatori. Tre anni fa, nell’anno 2010, il club zebrato chiudeva con un saldo passivo di 22,595 milioni di €, con gli arrivi di Bonucci, Krasic e Martinez come elementi più costosi e la partenza di Diego e Poulsen come incassi migliori. L’estate successiva (quella dell’arrivo di Conte) il saldo fa segnare un pesante meno 82,010 milioni complessivo, dove gli ingaggi di Matri, Vucinic, Vidal, Lichsteiner, Quagliarella ed Elia non bilanciano nemmeno un poco gli introiti dovuti alle cessioni di Sissoko, Ekdal e Giovinco. Quest’anno, infine, sono ben 31,400 i milioni sborsati dalla famiglia Agnelli per il mercato, con gli arrivi di Asamoah, Isla, Caceres ed il ritorno di Giovinco per niente bilanciati dalle partenze di Krasic ed Elia. In totale, quindi, i soldi investiti sul mercato, nelle ultime tre stagioni, dalla Juventus sono 136 milioni di €. Molti, soprattutto se paragonati a quelli di Inter, Milan e Napoli, ovvero quelle che ad inizio di ogni stagione sono designate come le rivali principali. I partenopei, attualmente secondi, chiudono con una spesa pari a 50,35 milioni di €; i rossoneri invece hanno sborsato ancora meno, ovvero 20,329 milioni di €, ciò compreso l’acquisto di gennaio di Balotelli, costato 20 milioni circa. I nerazzurri invece chiudono il saldo del calciomercato delle ultime tre stagioni in positivo, con un più 16,765 milioni di €. Come vediamo, la “classifica” di chi ha speso di più ricalca, incredibilmente, anche la classifica attuale della Serie A, con la Juve in testa, il Napoli, comunque lontano, al secondo posto, il Milan a stretto giro di boa dei partenopei ed i nerazzurri, invece, ben lontani dalla vetta. L’ennesima dimostrazione che per vincere, bisogna spendere.

Il problema è che, per vincere, non bisogna soltanto spendere, ma farlo pure bene. E qui subentrano i numeri delle altre grandi europee. Il Bayern Monaco, ad esempio, ha un saldo di meno 116,400 milioni di €. Paradossalmente ha speso meno della Juventus, ma è vero anche che i bianconeri hanno dovuto ricostruire una squadra, mentre i bavaresi hanno dovuto soltanto puntellare una intelaiatura già forte e vincente ed hanno dunque speso tanto per pochi giocatori. Sempre in Germania spicca, in positivo, l’esempio dell’altra semifinalista teutonica di questa Champions, ovvero il Borussia: nelle ultime tre stagioni difatti, quelle della crescita esponenziale della squadra allenata da Klopp, il team di Dortmund ha guadagnato, dal mercato, 44,290 milioni di €. In Spagna il Real, dopo le spese folli dell’estate del 2009, negli ultimi tre anni chiude con un saldo di poco inferiore a quello bianconero: – 130 milioni di €. Il Barcellona invece con un – 65,350 milioni. I freschissimi campioni d’Inghilterra del Manchester United, infine, hanno immesso sul mercato internazionale ben 113,935 milioni di €.

Come si può notare, la Juventus è la squadra che, in Europa, negli ultimi tre mercati, ha speso più di tutte e ciò confuta evidentemente le parole di Conte. La verità è che, questo sforzo, è stato uno sforzo necessario per i bianconeri, uno sforzo assolutamente dovuto per tornare al top e spalmato su un numero di giocatori, giunti e partiti da Torino, molto elevato. Ora, però, è arrivato il momento di spendere meglio, più che tanto (evitando comunque eccessive follie), perchè, grazie alla nuova sponsorizzazione della Jeep ed al nuovo stadio che, semestre dopo semestre, migliora sempre più i conti complessivi, non è vero che uno sforzo non si possa fare. È arrivato il momento, ora che l’intelaiatura c’è, di rafforzare definitivamente la squadra: non servono più i 15,5 milioni per Bonucci, i 15,5 per Matri, i 12,5 per Martinez, ma servono, magari, i 35 milioni per un Suarez, che pretenderebbe uno stipendio (qui, forse, sta il vero problema dell’Italia, oltre all’assenza di appeal della nostra lega) intorno ai 5 milioni rispetto ai 3,5 circa attuali. In questo modo, la Juve, prenderebbe due piccioni con una fava: esalterebbe, attraverso il tanto agognato top player, il proprio tifo, ma  toglierebbe anche, con tanta gioia per i detrattori di Conte, un alibi, in caso di nuove sconfitte, all’allenatore pugliese.

(*): i dati qui riportati sono tutti presi dal sito Transfermarkt.it

facebook-profile-picture

Crede nello sport come forma di narrazione, è Dottore in giurisprudenza perché crede ancora nella giustizia e legge per tenere i piedi ben saldi sulle nuvole. Ha trovato una Winston blu. L'ha fumata. @Andrea_Ross89

0 Commenti a “Conte e quel portafogli per niente vuoto

Rispondi