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Sono stato via questo weekend. Parigi, Disneyland per la precisione. Ma credo che poco vi importi del mio diletto personale. Nonostante ciò, vorrei condividere con voi una piccola riflessione. Domenica mi trovavo, per l’appunto a Eurodisney. E c’era il Derby. Fuori dal parco c’è un’area interamente dedicata allo shopping e alla ristorazione. Ce n’è per tutti i gusti: puoi mangiare una fajitas con un gorilla peluche che fa versi strani al tuo fianco, come gustarti un frappè servito da giovani pulzelle e aitanti giovanotti che scattano rapidi su pattini a rotelle. Molto Happy Days. Tra tutto questo c’è anche un Bar Sport. La mia immaginazione è subito viaggiata ai migliaia di Bar Sport che riempiono le piazze di migliaia di nostri piccoli comuni della provincia, tra vecchietti con l’ennesimo bianchino in mano e un eterno scopone scientifico sul tavolo e tante Luisone che ci guardano con sguardo vacuo dalla vetrinetta delle paste. Naturalmente, non appena con la mia ragazza ho messo piede nel Bar Sport versione Desneyana, ogni vagare della mente a Bar Sport a me tanto cari s’è interrotto.

small_110202-172257_to170209spo_0015Un tipico locale americano, un’artificiosa riproduzione di un pub inglese, decisamente più “modaiolo” e pieno di schermi e megaschermi. Ovunque girassi la testa c’era una televisione pronta a saziare la tua sete di fotogrammi e la tua fame di sport. Sorrido. Non sono locali che amo, ma, per Dio, in un Bar Sport con tante televisioni faranno pur vedere il Derby per eccellenza, quello di Milano, quello della Madonnina, quello tra Milan e Inter! Mi guardo attorno mentre ci accomodiamo al nostro tavolo. Sorrido nuovamente. Sopra il bancone, in bella vista ed elegantemente incorniciate, fanno mostra di sé magliette di squadre di calcio. Italiane. C’è la maglia di Totti; c’è quella di Cannavaro, che onora la magica sera di Berlino, e al suo fianco, in un ossimoro per noi emozionante, quella di Zidane della Francia battuta; vedo la maglia dell’Inter di Ronaldo e alla mente mi ritorna immediatamente il pallonetto a Sebastiano Rossi; vedo la maglia rossonera di Pirlo e ricordo la punizione con cui ammutolì (per poco) i nerazzurri del Mancini 1.0; vedo la maglia nerazzurra di Vieira, e rimembro tanti derby vissuti da protagonista. Vedo anche la maglia di Recoba, e lì il cuore mi si riempie di una gioia difficile da narrarvi. Del resto ognuno ha le sue perversioni. Quel che conta è che, vedendo tutte quelle maglie, non avevo dubbi: sì, avrebbero fatto vedere il Derby, per forza. Nessuno lì parlava italiano, nonostante quell’esplosione di calcio italico che trasudavano le cornici alle pareti. Potere di un pallone e di un popolo che l’ha reso religione.

Alle 20.45 alzo lo sguardo e vedo che, rapidamente, alcune televisioni (le principali) vengono sintonizzate su di un canale a me sconosciuto. Un campo, uno stadio pieno, 22 baldi atleti che salutano il pubblico. Strizzo gli occhi (maledetta miopia): OM-Bordeaux. Amaro in bocca, un po’ di delusione. Ma del resto siamo in Francia. E nonostante in tutta Eurodisney abbia incontrato più italiani che piccioni, un po’ di patriottismo da parte loro dovevo aspettarmelo. Ammetto anche che mi sarei gustato volentieri il match di una squadra di Bielsa, se solo non ci fosse stato il Derby. Giro lo sguardo alla ricerca degli altri schermi. Anche qui immagini che passano veloci, una mano invisibile che cambia rapidamente canale, per poi fermarsi. Mi incazzo. Replica del Gran Premio di Abu Dhabi, quello dove Hamilton ha vinto il titolo di Campione del Mondo. Macchiccazzosenefrega! È una replica, non interessa a nessuno vedere una replica di un Gran Premio! Eppure la mano invisibile si ferma lì e, nascosta da qualche parte, abbandona il telecomando e il sottoscritto al loro triste destino. Niente Derby, almeno in Francia.

Milan - InterEppure c’erano le maglie, c’erano i campioni del passato, c’erano i ricordi. Già, c’erano. Oggi c’è un Derby finito 1-1, con gol (in contropiede!) di Menez per il Milan e pareggio (con tiro da fuori!) di Obi per l’Inter. E Ronaldo? E Pirlo? Ricordi, flash lontani, che anche all’estero hanno appeso a un muro, come si fa con le foto dei parenti morti o con i sorrisi di quando eravamo piccoli, ingenui ed entusiasti. L’ho scritto già una volta: c’erano una volta Milano, l’Inter e il Milan. C’erano una volta i personaggi e le storie cantante e narrate da Jannacci e Gaber, ma c’erano una volta, soprattutto, le luci a San Siro rese poesia da Vecchioni e leggenda da chi, quelle luci, le aveva accese con i propri cori, le proprie emozioni, le proprie voci. C’erano una volta i Derby che perderli era blasfemia, anche all’estero, perché i Bar Sport di tutto il mondo, colmi di vecchietti col bianchino o di “college boys” imbottiti di hamburger, una televisione sul Derby ce l’avevano sempre. Perché non era calcio e basta, ma era Il Calcio. E basta. E la punteggiatura e le maiuscole fanno la differenza, proprio come la facevano Corso e Rivera, Oriali e Capello, Altobelli e Ancelotti, Van Basten e Matthaus, Rijkaard e Berti, Maldini e Ronaldo, Schevchenko e Vieri, Pirlo e Ibrahimovic, Sneijder e Ronaldinho. Non Menez e Obi. Non Kuzmanovic e Muntari.

Ci son rimasto male, ma li capisco ‘sti francesi. Che dovevano fare loro? The show must go on, e al momento, di show nel Derby, non ce n’è manco l’ombra. So che forse può sembrare un discorso superficiale e banale (che novità, il nostro calcio non è più quello di una volta), ma vi assicuro che lontano da casa, lontano dal nostro pane quotidiano, questo declino fa ancora più male. Perché ti rendi conto che nessuno ci aspetta, che dei nostri problemi, dei nostri Opti Pobà e dei nostri strani conteggi di scudetti, non interessa un cazzo a nessuno. Che dei nostri modelli inglesi, tedeschi, normanni e chi più ne ha più ne metta, all’estero se ne strafottono. Che se parlano di noi, lo fanno per gli scontri dopo le partite e non per gli applausi durante le partite. E che se la Bbc mostra i gol del Derby, lo fa solo così, perché lo deve fare, come fa con i gol di un Rayo Vallecano-Celta Vigo qualunque o di un Montpellier-Tolosa qualunque. Lo sai, te ne rendi conto, ma fa male lo stesso. Ecco, così (non) ho visto l’ultimo Derby di Milano. E nonostante dispiaccia e faccia male, nonostante tutto questo, alla fine ti rendi conto che, in realtà, non ti sei perso niente. E questo fa ancora più male.

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Crede nello sport come forma di narrazione, è Dottore in giurisprudenza perché crede ancora nella giustizia e legge per tenere i piedi ben saldi sulle nuvole. Ha trovato una Winston blu. L'ha fumata. @Andrea_Ross89

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