Dainelli Toni

Chievo bentegodiLa storia del derby Chievo-Hellas è un po’ la storia di Davide e Golia. Da una parte un piccolo quartiere, la passione di un pugno di tifosi e tanta, tanta militanza nelle serie inferiori; dall’altra la storia, i trofei, lo scudetto di Bagnoli, le vittorie e le coppe europee. Ma, come narra il mito, Davide sconfigge Golia. Nel calcio però non sempre i due si incontrano, accade al massimo due volte all’anno, tre o quattro tutt’al più.

La storia di Chievo-Hellas si è avvicinata vertiginosamente al mito nella stagione 2001-2002, la prima in A per il Chievo, l’ultima in A per molti anni per l’Hellas. Non c’era nessun tipo di rivalità fra le due squadre fino a quel momento. Che bisogno c’era per il maestoso e imponente Golia di odiare il piccolo e indifeso guerriero Davide? Nessuno, anzi come spesso accade in queste situazioni, Davide era un protetto di Golia. Golia lo guardava con la pietà con cui si guarda un ragazzetto imberbe alle prese con il mondo degli adulti. Golia era il mentore, Davide lo scolaretto. Il primo derby della Scala, nome che deriva dalla signoria Veronese che regnò per una manciata di secoli nella prima metà del secondo millennio, fu disputato nella serie cadetta, l’inferno della Serie B, la sera del 10 dicembre 1994. Altra storia, altro calcio: l’Hellas, 10 anni dopo lo scudetto, era ormai una nobile decaduta del calcio italiano, i clivensi erano ancora semplicemente i mussi, gli asini, non ancora volanti e raggruppati in  una squadretta simpatica senza speranze e manie di grandezza; era l’anno del ventitreesimo scudetto della Juve, il primo della triade e di Marcello Lippi in panchina, Luciano era ancora Eriberto e la città veneta era in fibrillazione per questo evento storico. Niente di paragonabile s’intenda, con i grandi derby del Nord. Milan-Inter, Juve-Toro, Genoa-Samp erano di un’altra pasta, tutta un’altra storia, tutta un’altra rivalità. Verona-Chievo era una gara da simpatici sfottò, nulla più, tra due squadre che da sessantacinque anni condividevano la stessa città e lo stesso stadio ma che mai e poi mai avrebbero pensato di spartirsi i piatti allo stesso banchetto.

2001_2002_fotoufficialeAppunto, Davide contro Golia, e la storia era appena cominciata. Per la cronaca, il primo derby ufficiale tra le due squadre in quella sera di fine autunno terminò con un pareggio per 1 a 1, con il Chievo che raggiunse il Verona che si era portato in vantaggio. Un pareggio a dir la verità carico di significato, come a dire: siete i più forti, ma anche noi possiamo farcela. Gli anni passano con un andirivieni dell’Hellas tra la serie A e la serie B e con il Chievo che si posiziona sempre in acque tranquille nella serie cadetta. Arriviamo alla stagione 2000-2001, con l’Hellas che ci riprova nella massima serie e il Chievo, tranquilla squadra folkloristica, che si accinge ad affrontare il suo sesto anno consecutivo in serie B. Golia, forte della sua supremazia cittadina, si permette di sfottere i “cugini” o, per meglio dire “figlioletti” per le loro velleità di promozione. “Quando i mussi i volarà, vedremo il derby in serie A”. Ovvero, quando gli asini (soprannome dei clivensi) voleranno vedremo il derby in serie A. Come a dire: impossibile, la Serie A è per i grandi, voi bimbi restate fuori a giocare nei campetti di provincia. Ma tutto stava per cambiare. Al termine dell’annata 2000-2001 infatti il Chievo viene promosso in Serie A, il Chievo giocherà nella massima serie insieme all’Hellas.

Quella che era fino all’anno prima solo una squadra folkloristica, comincia a far parlare di sé. E i dubbi non fecero che aumentare quell’anno perché il Chievo dei miracoli di Gigi Del Neri strabilia a destra e a sinistra perdendo di un soffio il titolo d’inverno e arrivando a un impensabile quinto posto con accesso diretto alla Coppa Uefa alla fine dell’anno, a un solo punto dal Milan, dai preliminari di Champions League. Proprio in questa stagione avvenne l’imponderabile: Chievo quinto, Hellas retrocesso. Impensabile fino all’anno prima. Il gigante Golia, da sempre sicuro della sua supremazia sul povero e indifeso guerriero Davide, inizia a temerlo, inizia a guardarlo dal basso verso l’alto. Si é compiuta per l’ennesima volta la poesia del calcio. La rappresentativa di una maestosa città come Verona, lo storico Hellas scudettato finisce in Serie B e il piccolo Chievo, i mussi volanti, la squadra che fino a pochi anni prima contava un paio di migliaia di appassionati e niente più, ora la fa da padrone in una città intera e conquista l’Europa al primo vero tentativo. Il derby di Verona comincia qui a diventare un vero derby, i tifosi dell’Hellas cominciano a non esultare più alla notizia dei gol del Chievo. Se prima le maggiori rivalità erano con il Milan, con il Vicenza, con il Brescia, ora si iniziano a vedere come il fumo negli occhi anche i concittadini. Niente più folklore a Chievo, niente più sfottò nei derby dell’Arena, ora é una vera e propria rivalità, ora é un vero e proprio derby.

Verona-Chievo 0-1 LazarevicIl Verona, da quella retrocessione del 5 maggio 2002, non vedrà più per molto tempo la luce della Serie A. Quello che prima era un andirivieni tra la massima serie e la Serie B ora diventa un andirivieni tra la serie cadetta e la Serie C. Per il Chievo invece è iniziata la lunga storia di Serie A, interrotta per un solo anno, nel 2007-2008. In questi dodici lunghi anni il Chievo è maturato, il Chievo ha conosciuto l’Europa, da solo e grazie a Calciopoli, mentre il Verona cercava sé stesso lontano dai grandi palcoscenici. La stagione 2013-2014 si apre a ruoli invertiti: da una parte il Verona, neopromosso, realtà interessante in cerca di conferme nel calcio dei grandi; dall’altra il Chievo squadra navigata dopo anni di Serie A, che punta a una salvezza tranquilla e magari anche a qualcosa in più. Sappiamo tutti com’è andata. Il Chievo dopo un periodo difficile ha cominciato la sua corsa verso la salvezza, l’Hellas dopo un avvio sprint che ha riportato alla memoria il Chievo dei miracoli, a salvezza raggiunta si è un po’ seduto sugli allori, vivacchiando con più infamia che lodi fino ad oggi. Il grande ritorno del derby, nel girone d’andata ha lasciato un po’ d’amaro in bocca a tutti, con una partita tesa e arcigna conclusa da un gol di Lazarevic quando ormai tutti pensavano a uno zero a zero.

Questo è il derby di Verona, un derby di metà classifica, una rivalità giovane, nata perché gli asini volano e i mastini non mordono più e che continuerà per sempre perché la storia ci insegna che le simpatie sono fragili, possono finire, mentre gli odi no, l’odio è duro a morire, duro come il marmo. La storia del derby della Scala è appena nata, col passare degli anni non può che approfondirsi, anche se gli asini un bel mattino si svegliassero senza ali o chissà, magari i mastini ricominceranno a mordere. Questo è il derby della Scala, questo è Chievo-Hellas.

5 Commenti a “Chievo-Hellas, storia di un derby che non c’era

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