alonso

2066325-alonsoQuattro vittorie nelle ultime quattro gare. Sebastian Vettel, quando la Red Bull va (e ultimamente, va anche troppo) diventa un robot. Il pilota timido e impacciato che si vede quando la monoposto numero 1 parte nel gruppo, si trasforma in una infallibile, quasi meccanica, macchina da giri veloci. Un giro dopo l’altro, in ogni condizione, con ogni tipo di gomma, prima e dopo i pit stop; semplicemente imprendibile, imbattibile infermabile. Pilota la sua vettura come un drone di ultima generazione, come se fosse un ingegnere che detta le coordinate da terra. Detto questo, il merito, va ribadito, ancora una volta, per chi distratto o smemorato ancora non lo sa, è di Adrian Newey. Il poliedrico introverso cervello alla base del ritrovato strapotere Red Bull, è sempre lui. Capace di (ri)generare un mostro limitabile solamente dai problemi di affidabilità imputabili al duo di fornitori Renault-Magneti Marelli (motore-alternatore). La coppia ha ripreso a dettare legge, come mai aveva fatto nel biennio di successi appena trascorso; i quattro successi di fila sono infatti un piacevole record, da aggiungere ai tanti già conquistati. Una parola per descriverli: Inarrestabili.

 

Alonso_VettelR400Opporsi a questo dominio è una pazzia. Un’idea malata, che non sembra ragionevolmente realizzabile, in alcun modo. Un sogno lontano, come un bambino che prima di giocare una partita immagina di essere forte come Messi. Eppure c’è chi in questo sogno ci crede ancora. E non smetterà di crederci, fino alla fine. Non perché abbia una grande immaginazione; ma perché ha un talento che supera ogni immaginazione. Perché ogni domenica riesce a trascinare un mezzo modesto, retrò, fuori moda, in posizioni riservate a ben altri soggetti. Ed anche in India ha continuato a mostrare cose impensabili ad ogni mente umana. Nonostante una qualifica che non poteva lasciar presagire altro che una doppietta Red Bull, Fernando Alonso non ha battuto ciglio. Mentre il mondiale gli sfugge tra le mani, non mostra il minimo segno di debolezza o di sconforto. Scende in pista la domenica, morde, corre, lotta, insegue, supera, tira fuori le unghie insomma. Un gladiatore nell’arena. Elimina le due McLaren in cinque giri, supera anche Webber, e poi si rilancia alla caccia di un fantasma che sa di non poter raggiungere. A fine gara il suo divario dal primo titolo in Ferrari è ancora più ampio. Ma non ha importanza. Tifare un uomo che si batte in questo modo, con questo mix di talento e forza, ha molto più gusto che vedere un robotino portare a termine un percorso a bordo del suo giocattolo. Un uomo, un tifoso, ha bisogno di questi esempi di eroismo. In un campione cerca il coraggio, la capacità di non arrendersi, lo stimolo per continuare a lottare. D’accordo. Fernando molto probabilmente quest’anno non vincerà il titolo. Ma che bello vederlo in pista ogni domenica.

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