troia

C’é un’aria epica in serie A, da qualche tempo a questa parte. Risultati, classifiche e statistiche stanno prendendo sempre più la forma degli esametri omerici che ci hanno tramandato le gesta dei grandi eroi del passato. Sì perché Adriano Agamennone Galliani e Andrea Menelao Agnelli si sono stufati. È da ormai troppo tempo che la città di Troia Appiano Gentile si è impossessata del panorama calcistico nazionale, per non parlare delle recenti e fortunate mire espansionistiche continentali. Impossibile avere ancora pazienza. La calciopoliana mela della discordia é un pretesto ormai non più accettabile. Presto, si parta alla volta della città, si parta per la guerra! Ma bisogna essere sicuri di vincere, questa volta non é possibile sbagliare, non si possono riproporre i generali Ferrara e Leonardo al comando dei soldati Diego, Ronaldinho e Melo. Servono anzitutto alleati. E allora ecco Walter Aiace Mazzarri, impulsivo, discontinuo, ma che garantisce un formidabile aiuto in guerra. Esperto, saggio e carismatico, come fare a meno di Francesco Tiresia Guidolin? Saprà fare il suo. Eccoci dunque sul campo di battaglia. Mamma mia, che dinamismo e che grinta quello là! Ma certo, é Antonio Achille Conte, che di incazzati e determinati quanto lui non ce ne sono. Finalmente un comandante adatto all’impresa. Chi é quello lì? Astuto, impenetrabile, sa giocarsi al meglio le sue carte: Max Ulisse Allegri, che con una tremenda falange di svedesi, ghanesi e brasiliani é senza dubbio il nemico più temuto a Troia Appiano Gentile.

A proposito, che sta accadendo dall’altra parte delle mura? L’ipocrita indifferenza dell’imminente disfatta, pateticamente attenuata da proclami di rimonta e ancora assueffatta alla gloria dei tempi perduti. Il vecchio monarca Massimo Priamo Moratti annega sfiduciato nella malinconia e nell’illusione che tutto no, non può essere davvero finito. L’ultimo vero combattente, Javier Ettore Zanetti, scalcia e corre ancora con vigoria pari a pochi fra le fila avversarie, ma da solo che mai potrà fare? Non sono certo un giannizzero argentino dal passo in rewind e un funambolo da circo carioca ad essere i giusti compagni per difendere la città. Ebbene sì, la rocca é caduta, l’assalto é riuscito, i gloriosi anni nerazzurri hanno conosciuto l’amara e inesorabile parola “fine”, diavoli e zebre ora danzano sulle rovine di Troia Appiano Gentile.

Tutto é perduto dunque? Forse no. Perché la leggenda ci offre il seme della speranza, da custodire in silenzio, in attesa. Dalla città in fiamme, infatti, riuscì a salvarsi un uomo, che di lì a poco tempo avrebbe piantato le radici di quella che sarebbe poi diventata la più gloriosa e splendente civiltà della storia del mondo. Il tempo darà nome e volto a quest’uomo. Per il momento, attendiamo in silenzio.

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