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Si fa un gran parlare nell’ultimo periodo del possibile addio di Andrea Pirlo dall’azzurro della Nazionale.La notizia fa scalpore per il semplice motivo che stiamo parlando di uno dei più grandi talenti degli ultimi 10 anni del calcio italiano e del regista probabilmente più forte, insieme a Xavi e Xabi Alonso, visto sul panorama europeo recentemente.

 

Da tifoso italiano mai come adesso questa notizia non mi crea enormi preoccupazioni per due motivi: l’inevitabile fatica fisica (ma mai mentale) avvertita dal 33enne di Brescia e l’esplosione precoce di Marco Verratti. Evoluzione del ruolo uguale tra i due, da trequartista a metronomo davanti alla difesa, ma età di esplosione completamente diversa.

 

Pirlo dopo la mostruosa stagione passata sta iniziando a mostrare i primi lievi segni di cedimento. Tutto questo è esemplificato nella mancanza di copertura difensiva (mai stata un punto di forza dell’ex-milanista), nella scarsa lucidità in qualche passaggio e nel ritmo di corsa che non è più quello infernale “impostogli” da Conte lo scorso anno. Ciò nonostante Pirlo, da giocatore dotato di un’intelligenza calcistica superiore, sta affinando le sue armi migliori come il lancio da fermo, il dribbling “rallentato” ma efficacissimo e i calci piazzati (già 3 realizzazioni in 6 partite di campionato).

 

Certo è che la scarsa fiducia data per ora a Pogba, designato erede di Pirlo nel centrocampo della Juve, dal duo Conte-Carrera obbliga il numero 21 a fare gli straordinari anche in questa stagione (arricchita dal notevole impegno Europeo).

 

Ecco dunque spiegati i motivi del perché la Nazionale sembra essere diventata un “peso” in più per lo juventino, soprattutto nelle Qualificazioni al Mondiale.Ma se è vero che la perdita di Pirlo sarebbe gravosa per l’Italia allo stesso tempo le Qualificazioni, che hanno spesso lo scopo di permettere “esperimenti” ai CT delle grandi nazioni così da mettere in rodaggio una squadra pronta per affrontare le competizioni, potrebbero diventare fondamentali per permettere a Marco Verratti di prendere in mano le chiavi del gioco della squadra di Prandelli. Il nuovo fenomeno del calcio italiano ha conquistato subito Parigi, Ancelotti e la Francia intera con prestazioni degne dei migliori giocatori europei. Strabiliante è parsa subito a tutti la rapidità con cui si è inserito in un campionato nuovo (seppur non così impegnativo) e in una squadra di campioni, diventando in brevissimo tempo una delle principali fonti di gioco dei parigini. L’intesa con Ibra cresce in continuazione tanto che non sembra che sia cambiato nulla rispetto a quando Marco lanciava per Immobile o Sansovini. La tranquillità con cui dà il largo alle azioni e con cui fa i falli “giusti”, caratteristica che possiedono in pochi, lo rendono già un veterano e un titolarissimo d’oltralpe.

 

Verratti bisogna provarlo adesso nel ruolo di regista in Nazionale con Pirlo che gli faccia da maestro in allenamento(quello che dovrebbe fare anche con Pogba alla Juve) così che possa capire al meglio gli inserimenti di Marchisio, le sovrapposizioni di Maggio o i movimenti di Balo ed El Shaarawy. Iniziare questo tentativo più aventi potrebbe rivelarsi solo controproducente perché il calo fisico di Pirlo aumenterà col tempo.

 

La decisione spetta a Prandelli: scegliere se spremere fino all’ultima goccia un ragazzo classe ’79 di piedi ancora fatati oppure lanciare contro l’Armenia, non proprio la Spagna di Xavi e Iniesta, un ragazzino del ’92 che illumina Ibra con assist chirurgici.

 

Certo se iniziassimo ora il rodaggio verso il 2014 con gente come El Shaarawy, Verratti e Insigne inserite nel gruppo vice campione d’Europa…

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«Le cose non succedono, le cose vengono fatte succedere» (JFK). «Ci sono due modi per tornare dalla battaglia: con la testa del nemico o senza la propria» (PDC).

3 Commenti a “C’è bisogno di questo Verratti

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