ale del piero

È facile parlare adesso, si dirà. Vero, è facile. Ma questo non è un buon motivo per non parlarne, non è un buon motivo per non affermare che Alex Del Piero abbia ancora (tanto) da dare. Alla sua Juve, e al calcio in generale. Il gol dell’altra sera, pochi minuti dopo l’errore di Vucinic a tu per tu con Julio Cesar, ha evidenziato la differenza che intercorre tra un campione e un progetto di campione (come è il montenegrino). Un movimento eccezionale, tra due centrali come Lucio e Samuel, non proprio gli ultimi arrivati, e un tocco vellutato a incrociare. La classe di Alex è sempreverde. E forse Conte lo aveva accantonato troppo presto. Anzi, certamente lo aveva accantonato troppo presto. In quelle grigie partite che non si sbloccavano, in quegli snervanti pareggi che hanno condannato la Juve al ruolo di inseguitrice, uno come Alex avrebbe fatto comodo. Va bene la duttilità di Giacchierini, va bene la corsa di Pepe, va bene l’imprevedibilità di Qugliarella ed Estigarribia. Ma quando una gara non si sblocca ci vuole il colpo del campione, il colpo di uno come Alex.

 

È facile parlare con il senno di poi, si dirà. Ma sarebbe sbagliato non sottolineare come solo ieri, di fronte alla prospettiva concreta di perdere il treno scudetto impattando anche contro i cadaveri nerazzurri (ieri, almeno per un tempo, trasformatisi temporaneamente in zombie), Conte si sia aggrappato ad Alex. A uno che l’Inter l’aveva già battuta innumerevoli volte, a uno che all’Inter aveva già segnato gol decisivi, ma soprattutto a uno che è il simbolo della juventinità. La juventinità vera, quella di Scirea e Boniperti, di chi parla poco e fa parlare il campo, ben diversa da quella dell’ultimo rampollo Agnelli e del Parrucchino, che strillano in continuazione contro i poteri forti alla faccia dello “stile Juve”.

 

Alex non ha tradito, Alex ha dato la svolta alla gara con la sua semplice presenza in campo, e poi ha impresso il suo sigillo. Il sigillo di uno che a fine anni novanta duellava con Ronaldo, il sigillo di uno che ha vinto mondiali e Champions League, il sigillo di uno che è stato capocannoniere in A e in B. Questa Juve, bella ma operaia, vogliosa ma non molto talentuosa, ha ancora bisogno del suo Capitano.

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