Atalanta-Genoa serie A

Caro direttore,

ho letto sui giornali del “caso Stendardo“, ovvero della partita saltata dal difensore bergamasco per sostenere l’esame di stato di avvocato, e la conseguente multa con cui l’allenatore Colantuono e la dirigenza atalantina vorrebbero sanzionare il giocatore.
Sono rimasto sconcertato.
Stendardo è uno dei pochissimi giocatori che cerca di costruirsi un futuro, che pianifica una vita diversa per quando deciderà di smettere di giocare a calcio, che porta avanti un proprio piacere, ma che soprattutto esercita un suo diritto, ovvero il diritto allo studio.
Come si può solo pensare di punire un tale gesto? Ma il buon senso esiste ancora? È vero, siamo di fronte ad una situazione giuridica spinosa, con il contratto firmato dal giocatore con l’Atalanta che implica la partecipazione alla partita, e l’esame di avvocatura da sostenere a Salerno. E allora mi chiedo, sussiste quindi un obbligo di presentarsi se convocati dal mister?
Dovrebbe essere fatto un plauso ad un giocatore che non solo si è laureato, ma che vuole fare pure il passo successivo, piuttosto che punirlo.

In che mondo siamo? La partita in Coppa Italia diventa più importante del tuo futuro? Io sto dalla parte del giocatore che secondo me ha fatto benissimo a sostenere l’esame, e mi auguro per lui che sia riuscito a passarlo.

Luca

Caro Luca,

come dice lei ogni tanto viene da chiedersi: «dov’è finito il buon senso?». Perché se è chiaro che Stendardo, dal momento che ha firmato un contratto, è tenuto a rispettare gli impegni con l’Atalanta presentandosi alle partite in cui è convocato, dall’altro lato appare ragionevole concedergli un permesso per sostenere l’esame di avvocatura.
Il mister Colantuono ha spiegato di essere stato avvisato troppo tardi, solamente giovedì scorso, e se così stanno le cose tocca anche a Stendardo fare un piccolo “mea culpa”, perché la data dell’esame era nota da tempo, e vista l’importanza dell’impegno e il luogo di esso (Salerno) sarebbe stato il caso di annunciarsi con largo anticipo.
Ad ogni modo l’Atalanta sembra voler solamente multare il giocatore, niente esclusione dalla rosa o altre sanzioni più pesanti come si era vociferato inizialmente quindi, e seppure la decisione sembri mancare di un po’ di buon senso non pare comunque particolarmente grave né gravosa.

Certo è che il caso Stendardo ha messo in luce una certa miopia vigente nel mondo del calcio verso tutto ciò che non riguarda il pallone. Puggioni, portiere della Reggina, ha raccontato alla Gazzetta di essersi sentito dire più volte che i libri in ritiro non erano graditi. Forse, invece, farebbe bene a tanti componenti del mondo pallonaro leggere (e studiare) un po’ di più. Ma siccome è sbagliato fare di tutta l’erba un fascio, mi piace anche ricordare un episodio riportato da Simone Romagnoli, difensore del Pescara iscritto alla facoltà di Filosofia. Il giovane biancazzurro ha raccontato che lo scorso anno, vedendolo studiare in spogliatoio, il tecnico Zeman richiamò tutti gli altri al silenzio cacciandoli fuori dallo spogliatoio perché «Simone sta studiando».
Mi auguro che non si tratti di una stramberia di Zeman, ma che invece ci siano anche altre persone nel nostro campionato che guardano ai calciatori-studenti come a qualcosa di positivo e da preservare. (G.M.)

Un altro modo di raccontare lo sport.

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