cropped_REU_2555236

Un amaro gran premio di casa per i motoristi della Honda in quel di Suzuka. Sebbene gli ultimi aggiornamenti alla loro power unit e le tanto sbandierate, specialmente da Alonso, qualità telaistiche della McLaren i due campioni del mondo della casa anglo-nipponica non vanno oltre la sedicesima e la diciottesima posizione, eppure alla vigilia del gran premio di Giappone i presupposti sembravano essere ben altri. 

Fernando_alonso_mclaren_thumb400x275“Correva l’anno dei proclami..”: fra qualche anno, quando qualcuno vorrà parlare di questa stagione di F1 e comincerà con queste parole, difficilmente gli si potrà dar contro. Lasciando da parte il caso più eclatante di questo genere, ossia tutte le parole spese dai vertici Ferrari a inizio stagione, sicuramente quest’anno abbiamo sentito tante, troppe promesse prontamente vanificate un po’ da parte di tutto l’ambiente del circus, sia in positivo che in negativo. A partire dalla RedBull che molto furbescamente (per mettere pressione a Renault e toglierne all’interno del proprio ambiente, più che per autocommiserazione) ad inizio stagione assicurava sul fatto che questa sarebbe stata probabilmente la loro peggior stagione, passando per la debuttante Haas che, scrollandosi di dosso l’appellativo di “ferrarina”, prometteva di non essere un team da fondo schieramento ma che avrebbe stupito, arrivando a Toro Rosso che dichiarava battaglia a Williams e Force India dopo essersi finalmente liberata della fornitura di power unit Renault, ecco il caso del binomio McLaren-Honda.

Fernando Alonso McLaren Honda MP431 2016 Japanese GP SuzukaSia i vertici che i piloti della storica scuderia inglese, tornata al lavoro nel 2013, vedevano questa stagione come quella del riavvicinamento ai cosiddetti top team. Dopo i primi gran premi non molto positivi, effettivamente la squadra anglo-nipponica ha dimostrato continui e valorosi progressi pur sempre portando avanti una politica di umiltà, prendendo atto sì del recupero che la loro monoposto stava (e sta) compiendo ma pur sempre dichiarando, giustamente, che la strada è ancora molto lunga e che ancora non sono dove vorrebbero essere, vedendosi ancora lontani dai propri obiettivi. Tutto giusto, tutto molto bello: abbiamo visto tornare il sorriso sul viso di Fernando Alonso, abbiamo visto le due vetture nere protagoniste di gran premi molto buoni, una costante crescita culminata al gran premio di Sepang in Malesia, quando la rimonta dal fondo dello spagnolo e la buona prestazione di Janson Button avevano regalato alla McLaren il gran premio sicuramente più positivo dal ritorno in Formula 1, con entrambe le auto a punti in settima e nona posizione. Se pensiamo a McLaren, a Honda e al passato di questo binomio un settimo e un nono posto possono sembrare poca cosa, ma considerando il periodo storico che la Formula 1 sta attraversando e l’enorme ritardo che la casa di Woking accusava nel 2015, il risultato ottenuto in Malesia è in realtà davvero soddisfacente e promettente per il futuro; tanto promettente da far sbilanciare per la prima volta dopo due stagioni piloti e vertici, lasciando da parte l’umiltà fino a quel momento dimostrata (chapeau) e cadendo nel vortice in cui quest’anno sono finiti molti: quello della falsa speranza e dei proclami.

fernando-alonso-mclaren_3798956L’ebrezza dell’ottimo risultato ottenuto può essere sicuramente una scusante, la grande attesa e la grande voglia di ben figurare davanti al pubblico di casa Honda in Giappone hanno fatto il resto, ed eccoci arrivati a Suzuka. Dopo aver speso altri due gettoni (uno è stato poi “abbuonato” dalla FIA) per alcune modifiche al motore atte ad incrementare l’affidabilità ed aver sostituito il blocco ad Alonso in Malesia per non farlo incappare in penalità proprio in Giappone, la McLaren era pronta e speranzosa a ripetere le prestazioni delle ultime uscite, per affermare il proprio recupero e dimostrare che il lavoro svolto era pronto a dare i suoi frutti. Piloti sorridenti e vogliosi di conquistare la Q3 in qualifica e disputare una buona gara senza dover rimontare dal fondo e vertici del team che, dopo aver passato tanto tempo a nascondersi, dicono che finalmente i risultati stanno arrivando e che non si sarebbe più parlato di McLaren come “flop” dello schieramento. Sembravano il giusto mix per farci vedere una monoposto in gran spolvero e pronta a risalire la china dopo le ultime buone iniezioni di fiducia. Un grande entusiasmo sicuramente positivo per la scuderia e per i tantissimi appassionati che hanno riempito le tribune di Suzuka, ma che purtroppo già dalle prove libere del venerdì ha iniziato man mano ad affievolirsi. Le prestazioni che ci si aspettava hanno faticato ad arrivare già dai primi giri, i vari set-up portati avanti da meccanici e piloti non sono riusciti ad incrementare il potenziale della monoposto, il passo gara non è stato buono, in Q3 (per la prima storica volta) finiscono entrambe le Haas ma nessuna McLaren, Button è costretto alla sostituzione della PU a fine qualifica e penalizzato a partire dal fondo della griglia, in gara non arriva la sperata pioggia e con essa nemmeno la rimonta: Fernando sedicesimo e Janson diciottesimo, un disastro con tanto di delusione da parte di tutti.

Sicuramente quanto visto a Suzuka è solamente un piccolo inciampo in quello che è il buon percorso di crescita che McLaren-Honda sta compiendo in questa stagione e ci si augura per il bene della F1 e dei suoi romantici tifosi che lo storico team torni presto alle posizioni che gli competono. Ma ciò che rimane è che in questa stagione chi si sbilancia viene prontamente smentito dai fatti e questo ci sta tutto in un mondo complesso, competitivo e ricco di incognite come quello della Formula 1. Quello che si spera sempre è che però non capiti proprio sotto gli occhi dei propri tifosi, quando le aspettative sono finalmente buone, nella propria gara di casa.

Un commento a “Casa (non) dolce casa

Rispondi