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Leggo con simpatia la lettera che il nostro mai troppo amato direttore ha pubblicato l’altrieri, nella quale si svela il segreto di pulcinella della stampa luganese, che come tale è lugano centrica: la cosa più di tanto non mi sposta.

 

D’altronde non bisogna essere  neanche troppo svegli per riconoscere che la Repubblica e Cantone del Ticino è una geniale organizzazione, con tanto di base costituzionale e sovranità federale, che svolge sostanzialmente l’enorme opera di spostare grandi quantità di danari dalle banche del ceresio al resto dello stato, Bellinzona in primis, la famelica Brasilia del Ticino.

 

Tra parentesi: è anche questo che permette ai pochi reduci dell’artigianato gastronomico lepontino di continuare a produrre ai notevoli livelli che a Lugano non schifano.

 

A volte si dimenticano di ricordare che anche il cantato  “sistema Lugano” non è così diverso dal giacobino mostro statale sopracenerino: finalmente la pochezza del suo genio imprenditoriale si limita ad accogliere (manco spostare) enormi quantità di danari che piovono dal luogo in cui la ricchezza è davvero prodotta e inventata (che, non piacerà, ma è la terra dei “badolla” lombardi e veneti), sfruttando con una passività quasi colpevole le disgrazie altrui, verso le tasche di pochi porci liberisti e a quelle di tanti impiegatucci; anche alle mie.

Assistenzialismo in salsa bancaria insomma: è un peccato se questa cosa impedisce ai simpatici imbrattacarte in questione di vedere dove invece l’impresa in Ticino si faccia davvero (in questo senso il Mendrisiotto dei boccalini è forse più vitale di Paradeplatz).

 

Così si fatica a vedere, dico a vedere, che l’unica realtà calcistica dell’Insubria confederata che abbia una serietà imprenditoriale degna della lega calcio è a Bellinzona; non da oggi, da tanti anni, da prima del fallimento dell’Effecielle (quello vero). E che la realtà che, nello stesso ambito di serie b ticinese, ha meno progetto è proprio il Lugano calcio (che invero nella sostanza è ancora Malcantone Agno, come nel numero di spettatori): dico persino meno del Chiasso, sicuramente meno del buon Locarno.

 

Io non ho nel calcio ticinese la passione radicale, perché ideale, che si deve avere nell’hockey. A vedere l’Effecielle (quello vero) ci andavo ancor prima del formarsi dei ricordi (non che oggi mi resti molto nella mente). E sono seriamente convinto che il Ticino calcistico oggi può sostenere (nel senso di sostenibilità) una sola squadra, ma che a ciò non ci possa arrivare per accordi, ci si arriverà per selezione darwiniana.

 

Poi, che il quotidiano di Lugano e quello dei preti siano ceresiocentrici è notizia come lo è che il quotidiano degli aspiranti Robespierre in grembiule e compasso sta a Gramsci come Schelotto a Hugh Laurie.

Finalmente bastava dire che gli alberi si riconoscono dai frutti, basterà guardare: insomma un bel chissenefrega.

 

M.f.

 

0 Commenti a “Caro tifoso granata: macchissenefrega!

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