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Caro Javier,

 

è da un po’ che non ti si sente, forse perché abbiamo perso il tuo numero sulla rubrica, o forse perché i giornali si occupano di ben altri palcoscenici rispetto al tuo. Comment ça va? Qui a Milano con l’inizio primavera non sta girando la solita aria: Ibra, vabbè, è il solito Ibra, ma dall’altra sponda, quella neroazzurra, si è seduto sulla panchina un individuo di cui fino a qualche giorno fa nessuno sapeva della sua esistenza…

 

Ma parliamo un po’ di te. Parigi, caro Flaco, non si tocca: la Senna, il Louvre, la baguette, Notre Dame, l’Eiffel, il croissant… insomma, la meta di ogni sogno. Dei turisti, però! Un conto è passare una settimana tra architettura, giardini e cucina d’alto palato; altro, invece, è sorbirsi un campionato intero. Per di più alletta ben poco la prospettiva di rimanere per gli anni a venire, in una squadra come il Psg che in Europa ha ben poco da alzare la voce. Non innervosirti, vai avanti a leggere, che adesso ti spieghiamo. Ecco tre buoni motivi per convincerti che la scelta di lasciarci non solo è stata utopica, ma anche sbagliata:

 


– Innanzitutto, possiamo parlare del campionato in cui sei andato a finire? Ma lo sai che se paragonassimo la Ligue 1, prima divisione francese, alla Liga spagnola avrebbe uno spread superiore ai titoli di stato greci? Roba da default sicuro. E non c’è Bce che tenga.

 

– Sicuramente poi gli sceicchi ti avranno parlato del loro progetto. Ti auguriamo una lunghissima vita! Sai che ci vogliono un po’ di anni, vero? Ma pensi di farcela ad arrivare a vedere la fine di quanto ti hanno assicurato, oppure vuoi essere ricordato in eterno come il traghettatore, come il Mosè di Francia che ha condotto i suoi verso lo squadrone promesso, senza averlo mai visto?

 

– Potresti anche obiettarci che soldi e prestigio sono un’ottima ricompensa. Peccato che, facendo un’analisi costi/benefici, riteniamo ancora una volta che la tua sia una scelta errata: vale forse più uno stipendio da mille una notte rispetto alla gloria di coppe sognate in bacheca? Preferisci essere un generale in un esercito da quattro soldi, rispetto a un tiratore scelto dell’invencible armada? Risponditi da solo.

 

Flaco, non buttarti giù: volevamo solo farti ripensare alla tua scelta e, chissà, magari riportarti sui tuoi passi. Questo perché tutto il tuo talento, non può andare perduto, ci spezzerebbe il cuore: Arbiter Elegantiae, forse è l’unico appellativo all’altezza del tuo stile; col ventisette sul retro dipingi en plein air impressioni che sono custodite gelosamente nella memoria di chi, quel quadro, te l’ha commissionato; destro, mancino, colpo di testa e controllo di palla: non manca niente all’appello. Quindi Javier, se proprio vuoi rimanere in quella Parigi che consideri tua, almeno portala al trionfo contro ogni previsione; altrimenti rifletti sul tuo futuro e trasferisciti in un club con un potenziale da regina d’Europa.

 

Tranquillo, non vogliamo aver subito la risposta. O forse tu la scelta l’hai già fatta: delle due vie, rimanendo a Parigi, hai imboccato quella più rischiosa ma anche quella potenzialmente più appagante perché vincere è tanto più bello quanto inaspettato e da protagonista indiscusso. In ogni caso, questo te lo auguriamo: fa’ che la vita, da oggi in avanti, come ci insegna Mallarmé sia un azzardo, un “coup de dès”.

 

Cecioù e Zinheaux, croupiers d’alta scuola

P.s. le nostre sono solo previsioni, anche perché, come dice Lorenzo de’ Medici, del doman non v’è certezza!

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Un altro modo di raccontare lo sport.

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