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ARP4391522_mediagallery-pageÈ stato bello stamattina aprire i quotidiani e leggere di un’altra doppietta di Balotelli: due gol pesantissimi, oltretutto, perchè proiettano il mite Nizza in testa alla Ligue1. Una favola nel dramma. Quest’ultimo è proprio quello di Mario, che una volta ancora, l’ennesima, ci fa credere di essere finalmente pronto, maturo, cresciuto. Ma esattamente come i drammi, nel teatro, si discostano dalle commedie fondamentalmente per la mancanza del lieto fine, allo stesso modo la parabola di Balotelli, per quanto sembrerebbe poter aver preso una nuova curva in ascesi, difficilmente potrà sfociare nella gloria. O meglio, magari sarà anche così, speriamo, ma ormai non possiamo più crederlo. Vorremmo, ma non possiamo. Troppe volte questa situazione si è presentata, troppe volte ci siamo illusi che infine la sua ora fosse scoccata, che il tempo di Supermario fosse finalmente giunto. E, puntualmente, abbiamo dovuto ricrederci. Con amarezza, tanta amarezza.

119227662_football_370746bAll’Inter andò come tutti sanno, un’apparente storia di indicibile amore sfumata nello spazio di una maglia gettata. Poi fu la volta del City, la volta dell’unico che si pensava fosse in grado di gestire il connubio di talento e follia del Balo. Ma nemmeno Mancini riuscì nell’impresa: il rapporto fra loro due, alla fine dei conti, è riassumibile in quella emblematica foto in cui il mister mette le mani addosso a Mario durante l’allenamento. Niente da fare. Poi venne il periodo in cui forse la vana speranza toccò i suoi più elevati culmini: un Europeo giocato alla grande, con quelle lacrime incontrollabili successive alla batosta della finale che lasciavano credere ad una nuova e radicata maturità; e poi il passaggio al Milan, una stagione e mezzo giocata a buoni e a tratti ottimi livelli, la chiamata di Rodgers al Liverpool. Pareva fatta, finalmente. E invece nei pressi di Anfield si consuma l’ennesimo disastro, con un solo gol in tutta la stagione e una quantità innumerevole di figuracce.

AC Milan v Udinese Calcio - Serie APoi ancora Milan, idealmente il posto giusto in cui farlo giocare in serenità, ma è solo un rinnovato fallimento, conclusosi con un’estate ai limiti dell’imbarazzo: Raiola prova a piazzarlo ovunque ma nessuno è più disposto ad aprire le porte ad una mina vagante del genere. Fino all’approdo dell’ultimo minuto al Nizza, e a quest’inizio sfavillante. E si parla già di Pallone d’Oro, di ritorno in Nazionale, di svolta, rinascita, rilancio e bla bla bla. Sarebbe bellissimo, sarebbe proprio un sogno. Eppure. Eppure, caro Mario, scusa: vorrei, ma non posso.

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