ACF Fiorentina v FC Internazionale Milano  - Serie A

Caro direttore,

Mi perdoni se intervengo a riguardo della questione “Delio Rossi”, reagendo al suo articolo. Mi perdoni se ancora una volta mi propongo fastidiosamente di mettere puntini sulle “i” altrui. Le prometto che d’ora innanzi scriverò solo di hockey svizzero e lascerò stare le altrui “grandi questioni” (così che gli amici e i lettori di questo sito possano tornare a ridere di me bonariamente e non più con malizia).

 

In realtà non ho niente di nuovo da aggiungere a ciò che il buon senso sente.

In fondo lei che è un amante degli articoli alla maniera di donne velate dei sacri monti lombardi potrebbe apprezzare ciò che ho da dirle. Anzi è una supplica: non si scandalizzi!

 

Non si scandalizzi di noi che proviamo in queste ore una simpatia anche un po’ struggente per il buon Delio Rossi. Si perché Delio rossi è anzitutto un buon uomo, un buon cristiano come si diceva una volta, senza timor di correttezza, di tutti gli uomini posti nella tragedia della vita.

 

Un Delio Rossi, un allenatore qualsiasi tra i tanti (non i villas boas che manco battezzati sono già Specials) che allenano delle squadre che pur militando in una massima categoria in fin dei conti sono solo dei farm teams di quelle 10-15 squadre che hanno il potere della sopraffazione e lo usano- l’ha sentita quella della Juventus e del Verona: #siridepernonpiangere!

 

Dicevo, uno così, un impiegato borghese qualunque da 500 000 euri- 1 milione- , che lavora tutto l’anno con dei ventenni  forse è un po’ il loro padre. “Disonora il padre” qualcuno ha scritto a riguardo. Sicuramente di questo postmoderno, che è un po’ la modernità sfinita, l’incapacità di amore per l’autorità è un tratto saliente, forse il sintomo più evidente e causa di sterilità.

 

Ebbene un uomo che nel 2012 fa l’allenatore e si trova a dover fare anche il padre più di quanto facessero i suoi predecessori del vecchio secolo, più di quanto dovrebbe da contratto, a un certo punto sbotta e vorrebbe prendere a schiaffi un ragazzino, che non si è scelto, uno qualunque, tra i tanti stronzi.

 

Quello che fa simpatia è un uomo vittima e vittima di se stesso, del suo stesso male, della sua incapacità di controllarsi in quel secondo in cui ogni lucidità va persa. Questo è un uomo che sbaglia e fa male a sé più che allo stronzo (come se a un padre piacesse picchiare il figlio). O come un datore di lavoro, un buon datore di lavoro e un eccellente lavoratore, che un giorno sbotta con l’apprendista e perde il posto dopo quarantanni di servizio eccellente. E il cda è dispiaciuto di doverlo licenziare.

 

Eppure proprio per questo non è parte del problema. È solo un uomo che sbaglia. Delio Rossi non è una cultura stigmatizzabile. 

 

Invece il trattamento stupido che subiscono gli allenatori in Italia, quello si che è un problema, ché assomigliano sempre più a operai cinesi (solo in questo ovviamente: 19 cambi quest anno, record assoluto, polverizzato il precedente di 15). Di fatto giocatori che litigano e rispondono a bordo campo oppure sono trattati ingiustamente da allenatori di grande nome (se lo ricorda un certo amato Roberto Baggio??) ve ne sono stati sempre da che calcio e calcio- You base foot-ball player! ha detto il Bardo.

 

Ma questo rapporto drammatico deve essere tra un uomo e un uomo, tra Pari pur diversi, dove la parità nasce dal rispetto dei ruoli, ma anche della persona. È così?

E i ventenni e i trentenni delle rose calcistiche considerano ancora la possibilità di essere nel torto nei confronti del loro manager?

O è tutto normale: morto un allenatore se ne fa un altro. Sulle navi non si poteva esautorare il capitano anche se ti capitava lo stronzo, uno vero: è un aspetto di quella che i giuristi chiamano “certezza del diritto” ben sapendo che il diritto è un corpo imperfetto. Ma è solo una traslazione del fatto che un figlio non può esautorare a capriccio il padre.

0 Commenti a “Caro direttore ha tutte le ragioni, ma non si scandalizzi per la nostra simpatia a Rossi

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