Italia passa euro2015

Missione compiuta. L’obiettivo era la qualificazione all’Europeo 2015 e possiamo dire che è stato raggiunto più facilmente del previsto, grazie anche alla sconfitta iniziale della Russia in Svizzera e alla successiva vittoria degli Azzurri a Mosca. A bocce ferme, facciamo una breve riflessione su cosa ci hanno detto le amichevoli estive e le partite di qualificazione di quest’estate.

pianigianiIl lavoro del C.T. Pianigiani si è visto, soprattutto a livello d’identità. La squadra gira a memoria, attacca e difende come un blocco unico e non come una serie d’individualità. Ognuno si sacrifica per l’altro. Questo è senza dubbio merito dell’ex allenatore di Siena, che è riuscito a compattare il gruppo nonostante i problemi che hanno colpito la Nazionale, dall’assenza dei giocatori NBA al caso Hackett, che tanto spazio ha avuto sui giornali. L’assenza del play di Milano ha permesso a giocatori come Cinciarini e Stefano Gentile di proseguire nel loro processo di maturazione, facendo enormi passi avanti e dando al coach nuove possibili soluzioni dalla panchina e nel quintetto base. Ma se parliamo di giocatori d’impatto non si può non nominare Cervi, classico centrone che tanto manca alla Nazionale, che ha dato la possibilità a Cusin (sempre eccellente in difesa) di poter rifiatare in panchina, cosa non successa durante gli scorsi Europei, dove arrivò alle ultime gare in evidente carenza d’ossigeno.

Se questi tre giocatori sono state le sorprese positive della rassegna, Alessandro Gentile, Gigi Datome, e il già citato Marco Cusin sono state le conferme. All’ex-Cantù (senza contratto) vanno fatti complimenti senza fine per come ha interpretato il ruolo di centro puramente difensivo, l’ancora attorno alla quale Pianigiani ha costruito l’intero sistema difensivo azzurro. Datome e Gentile, dal’altro canto, hanno preso in mano la squadra dal punto di vista offensivo. L’ala dei Pistons e il capitano di Milano sono i due giocatori di uno-contro-uno che permettono variazioni improvvisate al momento, quella follia offensiva che gli altri non hanno, con tutto il rispetto per giocatori come Aradori e Vitali, fortissimi ma fatti per essere parti di un sistema funzionante. Ciò che ci fa sperare è che entrambi hanno ancora ampi margini di miglioramento per motivi diversi: Gentile per il naturale processo di sviluppo che un giocatore della sua età deve seguire, mentre Datome per la speranza che possa giocare davvero minuti importanti in America.

gallo beli mago fipParlando di America non si può non citare i “tres amigos” BelinelliGallinariBargnani. Mentre il Beli ha già messo le mani avanti, dichiarando che l’NBA viene prima, i due che possono farci fare un evidente salto di qualità sono il Gallo e il Mago. Belinelli è un perfetto giocatore di sistema ma non è, per caratteristiche tecniche, il leader offensivo di una squadra, come si è visto sia in America che in Nazionale. Gallinari può invece aggiungersi a Gentile e Datome come terzo realizzatore di squadra, dando anche una dimensione fisica (peso e altezza) che i due non hanno. Su Bargnani il discorso è diverso. Da troppi anni ormai si sente dire «uno con quelle mani e con la sua altezza può solo dominare», ma dal campo non è mai emersa una continuità tale da confermare le grandi aspettative che si avevano su di lui sin dallo sbarco a Toronto. Il problema è che il Mago sarebbe la risposta al grande difetto che la Nazionale ha messo in luce: la mancanza di gioco offensivo in post. Cusin e Cervi sono straordinari difensori, ma in attacco vedono pochissimi palloni, un po’ per scelta e un po’ per loro oggettiva difficoltà ad essere terminali offensivi. L’unica sconfitta patita durante le qualificazioni europee è stata un forte campanello d’allarme da questo punto di vista: chiudendo tutto sul perimento la Russia è riuscita ad ingabbiare il nostro attacco che, non trovando sbocchi, si è dovuto limitare ad isolamenti per gli esterni con pochissimo giro palla, favorendo la difesa molto fisica dei russi. In quesl caso, uno come Bargnani sarebbe stato una perfetta valvola di sfogo.

gigi_datome_ansaL’altro problema che si è visto è, purtroppo, congenito. Essendo piccoli (Vitali da ala forte ne è la prova), abbiamo la necessità di correre più degli altri, di andare sempre a mille all’ora sia in attacco che in difesa. Bisogna essere sempre perfettamente concentrati su quello che si fa in campo e sapere esattamente quello che si deve fare. Per questo abbiamo la necessità di avere una panchina lunga formata da giocatori che conoscano a menadito il sistema costruito da Pianigiani. Non è un caso che lo stesso coach abbia, a fine partita con la Svizzera, chiesto chiarezza immediata su chi parteciperà o meno all’Europeo della prossima estate. Datome ha dichiarato che questo appuntamento sarà l’apice per quelli della sua generazione, e ha ragione. Lui, Belinelli, Bargnani Gallinari e Hackett (se parteciperà) avranno 27-29 anni, il periodo in cui un atleta è al top. Con loro in campo si può ambire ad una medaglia e, soprattutto, prenderci il posto alle Olimpiadi di Rio. Per quanto riguarda invece le ambizioni di vittoria, bisogna andarci cauti. Prima dobbiamo sapere chi giocherà e in che condizioni arriveranno. A roster completo siamo da podio, con Francia e Spagna forse un gradino sopra a noi. Ma sono discorsi affrettati. Facciamo passare la stagione 2014-2015, una stagione fondamentale per moltissimi nazionali, sperando anche che i giovani leoni come Della Valle possano dimostrare di essere una valida alternativa ai titolarissimi.

Ah, vi ricordo che tra poco inizia il Mondiale in Spagna, la più grande occasione per gli iberici di battere gli USA e coronare una generazione di fenomeni probabilmente irripetibile. Imperdibile.

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