agnelli moratti galliani

Ci vuole calma e sangue freddo, come cantava il sommo saggio Luca Dirisio, ma talvolta ci vuole la calma anche a sangue caldo ed a nervi tesi. È brutto vedere che ogni volta, finita una concitata domenica di calcio, ci si ritrovi a fare i conti più con le dichiarazioni degli addetti ai lavori piuttosto che con le statistiche relative a gol, assist e quant’altro. Beh, il calcio è bello anche per questo da noi, nella cara vecchia Italia, dove il bar diventa simposio calcistico e studi televisivi arene di dibattiti tra finti esperti e vecchie glorie, ma talvolta qualche parola in meno sarebbe ben accolta. Che sia orale o scritta l’affermazione, cambia poco, anche se si sa che verba volant, scripta manent. Eppure talvolta manent di più i verba che gli scripta. Fatto sta che questa domenica se ne sono sentite di ogni ed anche chi non c’entrava un granchè ha deciso che non poteva certo esimersi dal dire la sua, altrimenti sarebbe rimasto fuori da un circo che porta sempre e comunque vantaggi. Personalmente, ma penso di non essere l’unico, mi è venuto l’istinto incontenibile di mandare tutti in fondo a destra, ovvero al cesso, ovvero a cagare. Maleducato? Istintivo? Semplicemente stanco, ma non del dibattito, quanto dell’incoerenza e della ipocrisia latente.

Andiamo con ordine: il rigore su Ranocchia, in Inter-Cagliari, al 91°, c’era tutto. Il fallo c’è, il contatto c’è, il danno arrecato c’è, l’area di rigore c’è e dunque, se la matematica non è un’opinione, la somma di tutti codesti elementi dà un unico risultato, cioè il rigore. È anche vero che l’Inter non meritava la vittoria, forse soltanto un pareggio stiracchiato, ma non per questo un arbitro non deve fischiare un rigore che c’è al 91°. Lui non è Dio ed il calcio è anche questo, cioè la vittoria immeritata dopo una sfida combattuta. Detto ciò, il marasma seguente non è prevedibile e non è accettabile. Moratti, che è Presidente ma in primis tifoso, può lamentarsi, può inveire contro la incompetenza dei direttori di gara, ma ben altra cosa è richiamare nuovamente alle menti Calciopoli. I processi ci sono stati, giustizia (sportiva) è stata fatta, correttamente o meno è un altro discorso non affrontabile oggi, ma intendo dire che o ci sono le prove effettive di un disegno nuovo e di una cupola nuova, oppure rivangare il passato è un gioco a cui sinceramente in pochi credo che abbiano voglia di giocare oggi. Moratti non ha avuto calma a sangue caldo, s’è contraddetto parlando prima di “cose già successe in passato” e poco dopo di “incompetenza arbitrale”. La rabbia ci sta ed è concepibile, i palazzi costruiti su fondamenta di nuvole meno.

E rimanendo sui Palazzi, ma con la P maiuscola stavolta, allo sfogo nerazzurro ha deciso di rispondere la Juventus. Un NO COMMENT (http://www.juventus.com/juve/it/news/no+comment) falso e pleonastico, come dire “Non commento, ma intanto affermo” (facile così!) e che sputa in faccia agli interisti la realtà del procuratore federale della FIGC, ovvero che in Calciopoli i nerazzurri si salvarono soltanto per la prescrizione. Peccato che in quella relazione, precisamente a pagina 10, Palazzi scriva anche “(…) va rilevato che gli Organi Giudicanti (…) nelle decisioni richiamate hanno riconosciuto l’esistenza dell’illecito nella forma finalizzata al conseguimento di un vantaggio in classifica, con specifico riferimento alle condotte contestate come poste dai Dirigenti della società Juventus”. Nello stesso sito delle “tre stelle” e dei “30 sul campo“, una relazione che condanna sì l’Inter mediaticamente, ma allo stesso tempo mette in chiare lettere le responsabilità di allora del club piemontese. Ripeto, non entro nel merito giuridico, non mi interessa farlo, ma sono affascinato ed incuriosito dalla mente umana. Perché, pur di sputtanare qualcuno, arrivare a sputtanare pure se stessi? Questa incoerenza di fondo, questo tener buono solo quel che serve (la prescrizione) e infilare nel dimenticatoio quello che ci dà fastidio (il riconoscimento degli illeciti compiuti) rende la faccenda grottescamente ridicola. Non era forse meglio non dire o fare nulla?

Se già tutto ciò non bastasse, se già Inter e Juventus non si fossero abbastanza esposte alla critica collettiva, il Milan, sotto le non proprio esteticamente brillanti fattezze di Galliani, non si tira indietro all’esposizione al pubblico invito al cesso. Durante Napoli-Milan Galliani ne dice di ogni al proprio portiere Abbiati, esternazioni giustificabili solo davanti ad un Montenegro al bar, meno se sei Dirigente di spicco del club del giocatore. Il giorno dopo però chiama il portiere e, senza scusarsi apertamente, gli chiede comprensione. In questa imbarazzante faccenda a tinte rossonere torniamo al centro della questione: l’assenza di calma a sangue caldo. Se giustamente critichiamo il calciatore che, nell’adrenalina agonistica manda a quel paese l’arbitro, non vedo perchè dovremmo giustificare dirigenti che, trascinati nelle sabbie mobili del tifo, si lascino andare a questo discutibili atteggiamenti. Senza contare che Galliani poi, lunedì, decide di mettere il dito tra Inter e Juventus, lamentandosi ancora del gol di Montolivo e di Muntari. Siamo decisamente giunti al picco più basso di tutto.

Ora, con tutta la calma di cui sono in possesso, mi chiedo razionalmente il perché. Perché parlare sempre a vanvera rivangando il passato? Perchè dichiarare il silenzio stampa e poi romperlo per creare caos? Perchè permettere ad un webmaster di esporsi al pubblico ludibrio? Perché permettere ad un proprio giocatore di sentirsi una merda? Perché, con ipocrisia, dire che bisogna guardare avanti, non prima però di avere ricordato sfavori arbitrali del passato? Vi prego, Moratti, Agnelli e Galliani, ma pure tutti gli altri, fermatevi un secondo, sedetevi, rilassatevi. Trovate la calma, raffreddate il sangue, i vostri pensieri e le vostre sensazioni. Calma e gesso. In futuro provateci almeno. Stavolta però lasciateci gentilmente mandarvi a cagare per questo inutile e stucchevole sperpero di parole: con calma andate al cesso, grazie.

 

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Crede nello sport come forma di narrazione, è Dottore in giurisprudenza perché crede ancora nella giustizia e legge per tenere i piedi ben saldi sulle nuvole. Ha trovato una Winston blu. L'ha fumata. @Andrea_Ross89

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