CR7 c'è reuters

aqui esta«Calma, calma, yo estoy aquí». Prima lo urla, poi lo scandisce bene, giusto per essere sicuro che tutti lo capiscano, lo sentano. Poi non c’è neppure bisogno che lo ripeta: lo sanno che c’è, lo sanno che non si tira indietro mai, che quando serve basta un fischio, un pallone nello spazio, e lui c’è, sempre, inevitabilmente, indiscutibilmente. Cristiano Ronaldo aquí está, CR7 c’è e ci sarà in Brasile a giugno perché lui non poteva mancare, lui non doveva mancare. Quelle cinque semplici parole risuonano, trasportate dal vento freddo, ma non ancora gelido, della Svezia, e giungono in Portogallo, in Europa, nel mondo. El Comandante non le dice a caso, le dice ai suoi connazionali, al suo popolo. Non sono un messaggio alla FIFA, a Blatter, che però ora non può più far finta di non vedere. Cristiano Ronaldo c’è, impossibile non notarlo, anche chiudendo gli occhi, perché quando immagini calcio immagini lui, i suoi gol, la sua corsa, il suo dribbling.

Cosa deve fare ancora per vincere il Pallone d’Oro il portoghese? Deve palleggiare di tacco mentre scala il Tourmalet? Deve portare la pace in Medio Oriente dribblando mine e colpi di mitra? No, spiegatemelo, perché a questo punto non ha più senso nulla se anche quest’anno non riuscisse ad alzare davanti ai fotografi il premio più ambito da ogni calciatore. Se lo merita, gli è dovuto almeno quest’anno, almeno in questa stagione in cui, con ancora una decina di partite da giocare, ha già battuto il suo record di gol segnati in un anno solare (per intenderci, si viaggia sulla settantina); in questa stagione in cui s’è caricato in spalla una Nazione ed ha deciso di portarla direttamente in Brasile, praticamente da solo, perché se ti aspetti che a segnare siano Hugo Almeida o Nani, beh, stai fresco. Se lo merita perché è un calciatore fantastico ed è l’incarnazione perfetta del motivo per cui, ogni bambino, sogna almeno una volta nella sua infanzia di divenire calciatore: è bello, è ricco e, soprattutto, è un supereroe del pallone. Cosa deve fare di più?

cris2_MGzoomUn Pallone d’Oro, come lui, l’hanno vinto anche Weah, Sammer, Cannavaro, Stoichkov, Papin, Rivaldo, ma lui è più forte di tutti loro e non credo sia un’esagerazione ammetterlo. L’altro Ronaldo, l’unico secondo Mourinho, ne ha vinti due, eppure la costanza di prestazioni e di risultati del portoghese è superiore a quella del brasiliano. Ha un rendimento impressionante e questa continuità l’hanno tenuta ben pochi grandi del passato. Non l’hanno avuta, ad esempio, né Matthaus, né Gullit, né Figo, né Ronaldinho. Messi sì invece, ce l’ha, ed infatti la pulga ne ha vinti quattro. Magari uno poteva andare a Iniesta, o a Xavi, o proprio a CR7 stesso, ma anche nel suo caso stiamo parlando di qualcosa di sovrumano. Eppure, quando si parla di Cristiano Ronaldo e dell’argentino, sembra sempre che, alla fin dei conti, non ci sia partita, perché Messi è più forte. Cavolate. Messi ha caratteristiche che il portoghese non ha, ma quest’ultimo ha doti che l’argentino si sogna. Il carisma che ha l’isolano di Madeira è come un’aura visibilissima che lo accompagna ovunque vada, la sua leadership è alla base della sua forza ed è una caratteristica innata, una parte indissociabile dal suo ego e che, ne sono certo, il collega Messi gli invidia terribilmente perché lui, così timido, così normale nella sua superiorità calcistica, ha dovuto costruirsi il carattere dribbling dopo dribbling, accelerazione dopo accelerazione, mentre il portoghese ha dovuto contenere il proprio, ha dovuto smussarlo, levigarlo, prenderlo a pugni in modo tale che non superasse le proprie gesta. Cristiano Ronaldo, nella sua evoluzione, ha fatto molta più strada di quello che appare, ha affinato le proprie indiscutibili qualità diventando un giocatore sublime, un pianista che accarezza o pesta, a seconda del motivo richiesto, i tasti giusti regalando melodie calcistiche celestiale. Messi, invece, è un violinista, musicista che necessita di maggior attenzione e maggior delicatezza nel costruire le proprie opere. Entrambi sono fenomenali nella loro totalità, nei numeri (sia in termini di statistiche sia in termini di giocate) delle loro carriere.

Cristiano Ronaldo però, oggi, 20 novembre 2013, è il giocatore più forte sul globo terracqueo con un pallone fra i piedi, ed anche se non è un uomo perfetto (ma del resto, chi di noi lo è?) è di certo il calciatore perfetto: duttile, professionale, decisivo, funambolico, carismatico, essenziale e superfluo allo stesso tempo. Lui c’è, ora, per il suo Portogallo, per il suo Real, per tutto il calcio. Cristiano Ronaldo aquí está e si può solo mirarlo, rimirarlo ed applaudirlo. Scusaci Ibra, ma se in Brasile non fosse andato lui sarebbe stato molto più grave.

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Crede nello sport come forma di narrazione, è Dottore in giurisprudenza perché crede ancora nella giustizia e legge per tenere i piedi ben saldi sulle nuvole. Ha trovato una Winston blu. L'ha fumata. @Andrea_Ross89

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