juve bayern monaco

Secondo un detto popolare, tre indizi fanno una prova. Davanti alla dimostrazione empirica, però, questo enunciato non sempre dà prova di forza. In ogni caso, seppur non si possa dire con matematica sicurezza che tre indizi danno una certezza, una prova, certamente si può dire che tre indizi danno un forte convincimento a chi osserva ed analizza i fatti. Il calcio, realtà da sempre al di là dei semplici e freddi numeri, non si discosta da questa constatazione ed offre dunque, a noi meri osservatori, la possibilità di trarre delle conclusioni dai dati di fatto che ci vengono sbattuti in faccia. Tre indizi dunque: Milan-Napoli; il cammino in Europa League di Inter e Lazio; l’eliminazione della Juventus dalla Champions League per mano del Bayern Monaco. E cosa provano? L’ineluttabile declino del calcio nostrano, giunto ad un bivio decisivo.

milan-napoli 1-1Lo so, oramai ne avrete le palle piene di leggere pagine e pagine, o guardare servizi su servizi, riferiti alla situazione dello sport più amato dagli italiani, di paragoni, talvolta azzardati se non inutili, con campionati esteri. Sono assolutamente d’accordo con voi, ma ogni tanto fare un piccolo esame di coscienza non fa mai male. Il mio non vuole essere una tirata d’orecchie alla politica della Lega o della FIGC, bensì una pura constatazione di dove siamo arrivati dopo un cammino lungo all’incirca dieci anni, ovvero dai tempi in cui l’Italia, ancora, dominava il panorama calcistico europeo con poche rivali.

Il primo indizio, come detto, è la partita svoltasi domenica sera tra Milan e Napoli, finita 1-1. I rossoneri avrebbero dovuto mettere in campo tutte le loro forze per provare ad intaccare il secondo posto partenopeo, ma dopo un primo tempo giocato a buon ritmo, un vantaggio acchiappato nonostante l’assenza (obbligata) di Balotelli e quella (discrezionale e discutibile) di El Shaarawy, è arrivato il pareggio di Pandev e la squadra di Allegri s’è come ammosciata. L’espulsione a metà ripresa di Flamini ha semplicemente velocizzato un processo di spegnimento dei rossoneri che era già in corso da inizio secondo tempo. Dal canto suo, la squadra di Mazzarri, dopo un avvio pessimo e la botta del gol subito, ha avuto la bravura e la fortuna di riacchiappare subito la parità, per poi accontentarsi di gestire. L’espulsione del centrocampista avversario avrebbe potuto rappresentare la spinta necessaria per la ricerca dei tre punti che avrebbero potuto chiudere definitivamente i giochi per la lotta al secondo posto, ma gli azzurri hanno invece preferito gestire, controllare il pareggio, accontentandosi di un punticino e della consapevolezza di un calendario più favorevole. Fin qui la mera cronaca. Ciò che si è visto dagli spalti però è stato, in realtà, uno spettacolo non più che discreto, con due squadre che nel primo tempo hanno giocato un calcio godibile (nulla di più), mentre nella ripresa sono apparse stanche, svogliate, più attente a non farsi del male piuttosto che a ferire l’avversario. Insomma, uno spettacolo che se paragonato ai ritmi elevatissimi di altri campionati fa ridere. E non stiamo parlando di bellezza del gioco, semplicemente di ritmo, di velocità, di voglia di inseguire il pallone. Milan-Napoli potrebbe essere presa ad emblema del ritmo calcistico italiano, dove, infatti, l’unica squadra che corre di più, ovvero la Juventus, domina da due stagioni.

lazio fenerbahceIl secondo indizio è rappresentato dal cammino svolto in Europa League da Inter e Lazio. In effetti, negli anni passati, le squadre italiane hanno spesso snobbato questa competizione, basti ricordare Napoli ed Udinese. Quest’anno invece trovo che Inter e Lazio abbiano onorato, per quanto possibile, il loro impegno, non lesinando giocatori titolari dalle sfide del giovedì. Il problema è che, oggettivamente, non hanno retto. Giocare il giovedì e poi essere nuovamente pronte la domenica pomeriggio s’è dimostrato un impegno non sopportabile dalle rispettive rose, anche al lordo di infortuni e vicissitudini di vario tipo. La Lazio ha lottato un pò di più, ma il succo non cambia: era impensabile che queste due squadre riuscissero a giungere alla finale di Europa League senza perdere punti, ma soprattutto pezzi, per strada. Eppure squadre tedesche, spagnole, portoghesi o inglesi ce la fanno.

juve bayern monacoRimanendo nell’argomento competizioni europee, infine, giungiamo al terzo indizio, ovvero l’eliminazione della Juventus dalla Champions. Prima della doppia sfida molti ritenevano che i bianconeri potessero giocarsela alla pari con il Bayern e la cosa, ammetto, mi ha lasciato alquanto spiazzato. Capisco i tifosi, quelli hanno il diritto ed il dovere, soprattutto, di crederci, ma al netto di hashtag (#iocicredo) e partigiane affermazioni, rimanevano le comunque ottimistiche affermazioni di molti esperti. Premesso che oggi, per essere “esperto” di qualcosa, non ci vuole poi tutta ‘sta grande esperienza, comunque affermare, prima della doppia sfida, che bianconeri e bavaresi se la giocassero alla pari mi pareva, ed adesso pare più che mai, un’affermazione quantomeno azzardata. E se l’andata, di fatto, non è stata giocata dagli juventini, il ritorno ha tolto ogni dubbio: nonostante lo sforzo, i bavaresi hanno surclassato gli italiani. La cosa ancora più assurda è che, all’indomani della sconfitta di Torino, gli stessi esperti di prima si sono lanciati in azzardati paragoni per dimostrare la risaputa (anche prima?) superiorità bavarese. Facile così, facile dire che loro, in tre anni, hanno speso per dieci giocatori quanto la Juve per oltre venti; facile osservare che Marotta ha pagato Matri più di quanto Rumenigge abbia sborsato per Mandzukic. La verità è che i bianconeri sono dominatori in un campionato che gli permette di esserlo, dove il ritmo di gioco, come detto, è quello che troveresti al campetto di paese per la sfida scapoli-ammogliati e dove l’indubbia abilità tecnica di Conte si confronta con indubbie incapacità tecniche di molti altri tecnici.

Tre indizi non faranno una prova, ma certamente un convincimento forte sì: l’Italia calcistica è oramai ad un bivio. Da una parte quella che oggi definiremmo (ma mica tutti eh!) la “decrescita felice”, ovvero la strada che ci porta dritti dritti a divenire un nuovo campionato turco, dove la programmazione non esiste ed, a cicli alterni, una squadra spiccherà sulle altre a seconda di quanto vorrà investire sul mercato (oggi c’è il Galatasaray, ieri c’erano Fenerbahce e Besiktas), permettendoci di affermare, con il prosciutto sugli occhi, che il nostro calcio non è morto; dall’altra c’è invece l’opzione tedesca (escluso il Bayern) in cui il mercato si autonutre e dove realtà come il Dortmund o il Friburgo possono nascere soprattutto grazie alle qualità dello staff dirigenziale e tecnico. Mi pare che la strada migliore da intraprendere sia chiara a tutti, purtroppo però alla guida non ci siamo noi. L’unica cosa che si può fare è sperare, sperare consapevoli che il detto “tre indizi fanno una prova” non è una certezza e che quindi ci potremmo anche sbagliare.

facebook-profile-picture

Crede nello sport come forma di narrazione, è Dottore in giurisprudenza perché crede ancora nella giustizia e legge per tenere i piedi ben saldi sulle nuvole. Ha trovato una Winston blu. L'ha fumata. @Andrea_Ross89

0 Commenti a “Calcio italiano in declino? Tre indizi non fanno una prova, ma quasi

Rispondi