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moyes2Manchester United announces that David Moyes has left the club. The club would like to place on record its thanks for the hard work, honesty and integrity he brought to the role”.

Dopo dieci mesi viene scritta la parola fine sul rapporto Moyes – Manchester United, per la gioia, o quantomeno il sollievo, di molti. Ma cerchiamo di guardare oltre alle facili conclusioni che possono essere tratte, partendo dalla notte dei tempi, il 1986. Ron Atkinson viene esonerato e al suo posto arriva Alex Ferguson. L’allenatore scozzese ha già ottenuto diversi successi in patria sulla panchina del St. Mirren prima e dell’Aberdeen poi, tra i quali spiccano la Coppa delle Coppe 1983 vinta contro il Real Madrid e la successiva Supercoppa Europea ai danni dei Campioni d’Europa dell’Amburgo. Egli è stato già corteggiato da diversi club inglesi tra cui Tottenham, Arsenal e Liverpool, ma come detto nel Novembre 1986 accetta la chiamata del Manchester United, prendendo le redini di una squadra che occupa il terzultimo posto. A fine anno raccoglierà un faticoso quanto anonimo undicesimo posto e il primo trofeo arriverà solo nel 1990. David Moyes da parte sua, al momento della chiamata da Old Trafford, può vantare un curriculum più modesto ma non meno formativo:  la sua prima esperienza infatti è di quelle che possono far terminare una carriera ancora prima che possa iniziare: il 12 Gennaio 1998 diventa allenatore del Preston North End che in quel momento si trovava invischiata nella lotta per la salvezza della Second Division (ai tempi, l’equivalente della nostra Serie C). Il mese di Febbraio è difficile, raccoglie solo cinque punti in sei partite, ma si riprende alla grande e non solo salva la squadra a fine stagione, ma addirittura l’anno successivo si qualifica ai playoff per la First Division. Moyes non riesce nell’impresa, fermandosi alle semifinali, ma dimostra subito grandi doti manageriali. Poco male, la stagione 1999-2000 vede il Preston dominare il campionato con 95 punti a fine stagione, che significa titolo e promozione. Da neopromossa poi, arriva un clamoroso quarto posto in First Division che manda la squadra a Wembley a giocarsi l’ultimo posto per la Premier League. Ancora una volta Londra si dimostra ostile: in Premier ci va il Bolton, che in finale sconfigge i ragazzi di Moyes per 3-0. È il momento del grande salto: il tecnico riceve la chiamata dell’Everton, che gli chiede come obiettivo minimo la salvezza.

fergusonI primi anni sono tempi duri, ma il lavoro del tecnico scozzese paga: con lui i Toffees ritrovano solidità grazie a un intelligente progetto a lungo termine, consolidandosi come squadra di medio-alta classifica, in grado di competere per l’Europa. Sotto di lui il calcio britannico e mondiale vede maturare diversi nomi oggi noti: senza dubbio spicca Wayne Rooney, ma degni di nota sono anche Joleon Lescott, Tim Howard, Mikel Arteta, Phil Jagielka, Marouane Fellaini e Leighton Baines. Già nel 2010 si mormorava che Ferguson avesse designato David Moyes come suo successore, e nel Maggio 2013 il cambio viene confermato. Dopo dieci mesi di gestione, il tecnico viene sollevato dall’incarico, pur avendo paradossalmente uno score migliore di Ferguson nelle prime 31 partite. Dove sta quindi la differenza? Perché Ferguson sì e Moyes no? Non è un discorso di bravura, perché è evidente che entrambi sanno il fatto loro. Ciò che ha portato al frettoloso esonero è per assurdo riconducibile a quello che lo United è diventato quando in panchina c’era Sir Alex. Trent’anni fa a Ferguson sono stati concessi ben più di dieci mesi per il semplice fatto che i Red Devils non avevano niente da perdere, per cui potevano permettersi  tre anni di transizione e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Certo, non sarebbe stato facile per nessuno mantenere la media punti dell’era Ferguson, proprio per il fatto che l’uomo di Govan in ventisette anni ha plasmato una squadra a proprio piacimento non solo negli undici che scendono in campo, ma fino all’ultimo magazziniere. Pensare che un cambio di tale portata possa non avere effetti sui giocatori e sul gioco stesso è parecchio ottimistico, per non dire irragionevole.

roberto martinezSenza contare che in tale arco di tempo è cambiato anche il modo di intendere il calcio: “I want it all, and I want it now” direbbero i Queen. Tutto e subito quindi, cosa che i Glazer in quanto uomini d’affari capiscono bene, ma che poco si sposa con una squadra di calcio. Era già evidente che il Manchester United fosse a fine corsa, per diverse ragioni, tra le quali troviamo l’età che avanza per alcuni, l’inesperienza dei sostituti, alcuni flop non da poco (chiedere di Fellaini) e alcuni errori dello stesso Moyes, che comunque possono accadere e vanno tenuti in considerazione. Ora che il club quindi si avvia a concludere una stagione parecchio negativa rispetto alla propria storia recente, i nodi vengono al pettine e con tutto quello che si poteva fare hanno scelto la soluzione peggiore, il cambio di allenatore. Esclusi i top club, in Inghilterra a mio modo di vedere ci sono due manager che potrebbero ricostruire lo United: uno è lo scozzese appena cacciato, l’altro è Roberto Martinez, che guarda caso sta facendo ottimi risultati proprio sulla panchina dell’Everton. La squadra aveva tutto da perdere e dopo anni di dominio continentale non ottenere il risultato in tempi brevi è stato interpretato come sintomo di una gestione errata, che ci può stare se le risorse sono all’altezza, ma nel caso dello United esse non lo sono, e l’esonero di oggi rimanda soltanto il problema e, se possibile, lo aggrava. Ora Ryan Giggs farà da traghettatore nelle partite finali, ma a Maggio la dirigenza sarà da capo: senza allenatore e con una squadra da rifare, che significa aver buttato un anno alle ortiche.

Sarà interessante vedere come verrà affrontata la questione, che avrà risvolti differenti a seconda che il Manchester si qualifichi o meno per l’Europa League (e per farlo dovrebbe scavalcare il Tottenham, distante sei punti). In caso positivo, cosa comunque molto improbabile, il nuovo manager sarebbe nella stessa condizione del predecessore: avrebbe l’obbligo di far bene in campionato e ragionevolmente di arrivare in finale nella seconda competizione europea. L’incognita è il mercato estivo, e anche se pare che i Glazer possano mettere a disposizione un consistente tesoretto non significa automaticamente che questi soldi vengano spesi bene. In caso invece di un anno senza trasferte internazionali, la situazione sarebbe un poco più agevole: davanti all’evidenza che dice che a Old Trafford per ora è finito il tempo di vacche grasse, la logica sportiva suggerirebbe almeno un anno di transizione, ponendosi come obiettivi principali un posto nelle prime quattro a fine campionato e la finale di almeno una delle due coppe domestiche. Non è certo un compito facile, ma con i giusti innesti sicuramente più alla portata rispetto a una campagna europea. Pochi obiettivi mirati, un mercato estivo adeguato in funzione di un progetto a medio termine e un allenatore a cui venga permesso di gestire tale progetto sono fondamentali per ripartire. In questo, la conferma di David Moyes sicuramente avrebbe aiutato.

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