CP3 clippers

Sì lo so, vi sono mancato! Sì lo so, non vedevate l’ora di leggere un giudizio originale sui recenti eventi, di mercato e non solo, in NBA. La fine del lockout e l’inizio a tutto gas del “mercatino natalizio” ha preso di sorpresa, ebbene sì, persino noi contropiedisti nati, anche se il raggiungimento di un accordo prima dell’NBA Christmas Day ci è sempre sembrato abbastanza ovvio o quasi… Ciò detto eccoci qui a constatare per la gioia dei più, credo, l’imminente partenza dello spettacolo più bello d’oltremare, di cui la pre-season non fa che offrirci degli assaggini insipidi (oltre che poco realistici) per i nostri palati troppo a lungo lasciati in attesa del piatto forte. Su come si sia arrivati all’accordo tra giocatori e proprietari tanto è stato detto, per cui mi limito ad invitarvi, se ne avete, a fare domande sui punti che potrebbero essere rimasti oscuri. Oggi mi piacerebbe, invece, entrare subito nel vivo della stagione alle porte, iniziando a buttare un occhio sui colpi di mercato più rilevanti partendo dalle tre squadre che si sono più rinforzate.

Cosa ne dite se iniziamo con un nome? Chris Paul può andare? Il piccolo play ex New Orleans è stato il più desiderato sulla piazza e alla fine si è accasato nella città dove i più si aspettavano di trovarlo: Los Angeles. Ah ai Lakers!? No! Ai Clippers! Grazie ai rifiuti di Stern (commissioner NBA e, dunque, proprietario a tempo determinato degli Hornets), il funambolico inventore di pick and roll, già pronto ad approdare nella storica franchigia di Magic e Kareem, di Shaq e Kobe, si è trovato a rinforzare i derelitti Clip’s. Sul perché Stern abbia deciso di rifiutare il trasferimento ai Lakers si potrebbero scrivere dei libri (anche se chi grida allo scandalo dovrebbe considerare che gli Hornets ci hanno guadagnato nello scambio più di quanto avrebbero fatto cedendo la loro star ai “lacustri”), certo è che il lato povero di Los Angeles ha fatto un affarone. In più Paul non è arrivato da solo, perché Butler (quello buono) e l’anellato Billups (gallina vecchia che nel brodo continua a fare la sua porca figura) non sono proprio due innesti di poco rilievo. Aggiungiamoci Griffin e DeAndre Jordan, che lo scorso anno predicavano nel deserto, et voilà abbiamo una squadra di tutto rispetto. Certo i Clippers hanno lasciato nella trade per Paul gente come Kaman e Gordon, che farà comodo a New Orleans almeno quanto lo faceva in maglia Clip’s, tuttavia per ora la palma della squadra che può fare il salto di qualità quest’anno la darei, senza troppi problemi, ai cugini poveri dei Lakers. Da qui a dire che ora sono i giallo viola a dover inseguire aspetterei un attimino…

Altra squadra alla disperata ricerca di vittorie sono da tempo i Knicks. Dopo la sciagurata, a mio avviso, trade per Anthony, dove per una super star si sono mandati a mare quattro giovani promettenti e un progetto ben avviato, la squadra della “grande mela” si è mossa bene nello shopping natalizio, regalandosi il barone Davis e, soprattutto, Wilson Chandler. Quest’ultimo è un colpo gobbo dei Knicks, che hanno, giustamente, individuato nel centro ex Mav’s l’uomo giusto per fare salire di livello i bianco- arancio- blu in difesa, fondamentale nel quale i due fenomeni di casa, Melo e Stat, non eccellono (per usare un eufemismo). Li vedremo correre finalmente per il titolo? Secondo me è ancora presto ma non si sa mai…

Sull’ultimo gradino del podio metterei una squadra che si è mossa bene sul mercato… non muovendosi! Ora mi spiego. Oklahoma City non può più nascondersi e quest’anno è a viso scoperto tra le pretendenti al titolo. Perché la metto sul podio delle squadre che si sono meglio mosse sul mercato? Perché la tentazione per un team emergente e giovane come i Thunder, specie dopo l’ottima stagione passata, è sempre quello di cercare di fare il salto di qualità con innesti di rilievo (vedi Knicks), spesso vecchie glorie, che finiscono per stravolgere i meccanismi di squadra. Invece l’ottimo general manager Presti ha deciso di puntare forte sulla base degli ultimi anni (Durant, state certi, corre per l’mvp), senza farsi ingolosire da trasferimenti a doppio taglio. Squadra che vince non si cambia? Qui forse sarebbe meglio dire: squadra che vincerà non si cambia… io un soldino sui Thunder in finale lo metterei.

Vorrei chiudere l’articolo con una dedica ad un grandissimo giocatore che, a causa dei suoi irrisolvibili guai fisici, ha deciso di lasciare anzi tempo la carriera agonistica. Brandon Roy, rookie of the year 2007 e 3 volte all star, si è ritirato a 27 anni, dopo aver, per troppo poco tempo, illuminato i parquet (in maglia Blazers, All star e nazionale USA) con il suo sconfinato talento, mai fuori dalle righe, umile quanto straripante. L’opposto dell’All Star strafottente, Roy ci ha salutato commuovendoci nella storica gara 4, che nemmeno avrebbe potuto giocare, contro quelli che sarebbero diventati i campioni NBA: in campo in condizioni fisiche precarie ha preso per mano i suoi Blazers, portandoli alla vittoria con 18 punti nell’ultimo quarto, scoppiando in lacrime dopo il tiro decisivo. L’ultima immagine di un grande campione, uno di quelli che ti fa amare lo sport perché lo vive con serietà, dedizione, come si vive una passione, contagiosa perché profondamente umana. Grazie Brandon e buon Natale a tutti.

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