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Una settimana fa, Firenze. Ieri, Lecco. Una settimana fa, niente meno che il Mondiale per nazionali. Ieri, l’ultima classica monumentale della stagione. Ed è impossibile non paragonare tra loro queste 2 gare: non solo per la vicinanza di calendario, ma anche per il cast stellare di atleti che ne hanno preso parte, stessi attori di film diversi. Stessi rivali in altre maglie. Diverse motivazioni.

1104186-17499714-640-360Prende così il via da Bergamo Il Lombardia, tra voglia di rivincite e speranze di conferma. La musica del maltempo non smette di martellare la carovana a due ruote ogni volta che sconfina in Italia. E proprio il maltempo non si è accontentato di ritagliarsi uno spiacevole ruolo di secondo piano, ma ha voluto giocare da protagonista completando ciò che aveva iniziato 7 giorni fa in quella triste curva nel circuito di Firenze. Quella volta uno scivolone non era bastato a fermarlo, ma lo aveva fatto scendere dal podio.
Ieri una caduta a Canzo lo ha obbligato a salire su un’ambulanza: è finita così la classica delle “foglie morte” per il nostro Vincenzo Nibali, a 92 km dal traguardo, a terra insieme al suo fedele scudiero Paolo Tiralongo. Fino a quel momento era andato tutto bene: una fuga di 21 corridori aveva provato ad animare un po’ la gara senza impensierire nessuno. Il ritiro di un ottimo Michele Scarponi per problemi allo stomaco era stato l’unico colpo di scena oltre al ritiro di Froome prima ancora della partenza. Poi, quel restringimento a Canzo, poco prima di iniziare la salita verso lo spaventoso muro di Sormano ha dato il primo scossone alla gara. Tutti gli altri si aspettavano una lotta a 2. Tutti gli altri si aspettavano che questa volta sarebbero stati premiati i 2 più forti del Mondiale. Tutti gli altri sapevano che potevano combattere solo il terzo posto, perché a giocarsi i 2 gradini più altri del podio sarebbero indiscutibilmente rimasti il nostro Vincenzo e Joaquim “Purito” Rodriguez.
Ma all’inizio della salita di Sormano, Nibali non ci è arrivato. E allora, tutti contro Purito.

Il muro di Sormano per quanto impressionante, non sarebbe stato decisivo per la vittoria finale, ma avrebbe fatto una selezione naturale tra chi poteva farcela e chi no. Abbiamo subito visto la difficoltà del neo-campione del mondo Rui Costa, e ancora più indietro Contador e Gilbert, entrambi in cerca di una buona prestazione per chiudere un magro 2013 e aprire un nuovo e speranzoso 2014. Anche Cunego è apparso poco brillante, lui che con una vittoria quest’anno avrebbe scritto il suo nome accanto a quello del grande Alfredo Binda, unico vincitore di 4 Lombardia dietro ai 5 trionfi di Coppi. Invece non deludono tanti altri: lungo i 2 km del muro di Sormano, su strappi che toccano il 27%, abbiamo visto pedalare agilmente i 2 della Movistar, Quintana e Valverde, seguiti da uno scoppiettante Pozzovivo, il ritrovato Basso, Santaromita, Visconti e proprio lui, Rodriguez.parla-spagnolo-il-giro-di-lombardia_f0850a9a-2ec2-11e3-a75e-8f3bfed8836a_cougar_image

Come spesso succede in queste condizioni di strada scivolosa, la discesa fa più selezione della salita ed è terreno ideale per lanciare una buona fuga. Ci hanno provato in coppia Quintana e Valverde per mettere paura a Rodriguez: insieme ai 2 della Movistar se ne sono andati Santaromita, Gasparotto e una delle sentinelle di Purito, l’italiano Caruso. Al termine della pericolosa discesa verso il lago, questi 5 corridori avevano un vantaggio di 50’’ sul gruppo di Basso e Rodriguez su cui era riuscito a rientrare Rui Costa. Ed è poco prima della storica salita verso la Madonna del Ghisallo, protettrice dei ciclisti, che è successo qualcosa che avrebbe potuto cambiare la corsa da come tutti se l’aspettavano: il francese Voeckler, nel momento di ricongiungimento tra i 5 fuggitivi e il gruppo degli inseguitori, si è involato tutto solo. Mancava ancora tanto al traguardo, ma Voeckler è uno che ci ha già abituato a sorprendenti colpi di testa tatticamente senza senso quanto pericolosamente promettenti. Sulla gloriosa salita, il gruppo dei big è rimasto tranquillo: tuttavia, se Contador, Cunego e Gilbert erano riusciti faticosamente a rientrare dopo Sormano, la crisi sul Ghisallo non ha lasciato più molte speranze. Gilbert riuscirà a rientrare più tardi, ma concluderà la gara nel più assoluto anonimato. Certo, dalla cima della salita mancheranno ancora una cinquantina di chilometri, ma i 3’11’’ che il francese aveva accumulato, dovevano spronare il gruppo degli inseguitori a trovare accordo per andare a riprenderlo. E così è stato. Chi aveva pretese di gloria non si è più potuto nascondere. Il team Kathusha (Rodriguez), Movistar (Valverde e Quintana) e Saxo Tinkoff (Majka) hanno disintegrato in pochi chilometri il vantaggio del generosissimo Voeckler, portando il gruppo dei 50 rimasti in gara ai piedi della salita risolutiva di Villa Vergano.

bettiniphoto_0156611_1_full_670Ovvio che Rodriguez avrebbe attaccato. Ovvio che sarebbe scattato sullo “Strappo dell’Alpino” al 15% poche centinaia di metri prima dello scollinamento. Ovvio che non aspettava altro che quei 2 tornanti. E li stava aspettando da 7 giorni. Pozzovivo ha aperto le danze seguito da Basso. Quintana, Valverde e Rodriguez non si sono fatti attendere rispondendo colpo su colpo. E Purito, alzandosi sui pedali, ha fatto il vuoto proprio lì dove tutti, tutti sapevano che ci avrebbe provato. Perché l’anno scorso aveva fatto lì il vuoto, e lì si era involato da solo verso la vittoria. Non c’è molto da aggiungere: Purito ha preso il volo leggero e grintoso, così come aveva provato a Firenze. Solo che ieri non c’era Rui Costa alle sue spalle: il portoghese si era già staccato in malo modo, sul piano, prima dell’inizio della salita decisiva. Ma così non si fa. Il campione del mondo non può lasciarsi andare così, come un gregario alle prime armi: la maglia iridata non è il glorioso ricordo di un bel giorno passato la cui luce si stempera col passare del tempo, ma è una pesante e bellissima responsabilità che va corteggiata e riconquistata gara dopo gara. Valverde ha provato ad andare a riprendere il connazionale: quello che avrebbe dovuto fare a Firenze lo ha fatto a Lecco. Inutilmente. Perché Purito è arrivato solo e lieto, a mani alzate, lasciando tutti dietro di sé. Secondo Valverde. Terzo Majka.

Non solo ha vinto per la seconda volta Il Lombardia. Non solo si è ripreso parzialmente la rivincita del Mondiale. Ma è ritornato nuovamente in testa alla classifica UCI World Tour: per vincerla per la terza volta manca solo il Giro di Pechino di metà ottobre. E le sue doti da fuoriclasse ce le ha già mostrate: vincere quando tutti conoscono quello che hai in mente di fare, senza poter contare sull’effetto sorpresa o sul colpo d’ala che gli altri non si aspettano perché tutti sanno dove e come proverai a vincere, questo è ciò che rende ancora più grande questa vittoria. E ancora più campione il piccolo Purito. Bè, non male per un “eterno secondo”.

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