Formula One commercial supremo Ecclestone arrives for the drivers' parade before the first Russian Grand Prix in Sochi

Al Gran Premio di Singapore ha fatto la sua apparizione il nuovo presidente del Circus, Chase Carey, fianco a fianco con Bernie Ecclestone, 85enne ormai ex proprietario del pacchetto F1. Come per un personaggio ben noto a noi italiani, sembrava che solo problemi di salute o mentali avrebbero potuto allontanare Zio Bernie dalla sua barca e invece, come più volte in passato, ha saputo stupire tutti ed è così iniziata la transizione societaria. Oltre ogni aspettativa sembra sia davvero arrivato il momento per il grande capo di lasciare la sua macchina da soldi.. o forse no. 

Bernie-EcclestoneBernard Charles Ecclestone: per tutti Bernie, per molti semplicemente il Boss. Britannico, 85 (quasi 86) primavere sulle spalle, un metro e cinquantanove centimetri di altezza per 3 miliardi di dollari di patrimonio netto. Al di fuori di questi futili dati è sicuramente uno di quei personaggi che non hanno bisogno di presentazioni, uno di quelli di cui, volenti o nolenti, appassionati o meno, si è sentito parlare di certo. E’ presente nel panorama dei motori da più di 60 anni, come pilota, come manager, come concessionario, come presidente. Nella sua vita quindi non è stato solo il Boss che non tutti amano per alcune sue scelte ed alcune sue prese di posizione ma di cui tutti necessitano per tenere unito un mondo complicatissimo (fatto a sua immagine e somiglianza), è stato anche molto altro, ma è sempre stato spinto dalla sua grande passione: i motori.

7351Verso la fine degli anni 40, grazie ad una compravendita di ricambi per moto, prova a finanziarsi un’improbabile carriera da motociclista che però non si rivela un grande successo, così si dedica unicamente agli affari ed insieme ad un socio fonda la Compton & Ecclestone, la quale diverrà presto un’importante concessionaria nel panorama inglese. Il sogno di fare il pilota c’è ancora e così, questa volta sulle 4 ruote , partecipa al campionato di Formula 3, esperienza presto chiusa per un incidente che lo vede coinvolto. Inizia da qui la sua carriera prettamente manageriale con la scuderia Connaught, sebbene un incidente al Gran Premio di Monaco (che vide morire Lewis-Evans, pilota di cui si era occupato) ed un altro a Monza (quando a morire fu Jochen Rindt, nell’anno in cui vinse il suo primo mondiale, assegnatogli postumo) interruppero la sua attività per una decina d’anni prima e qualche altro anno dopo, per poi riprendere definitivamente intorno agli inizi degli anni settanta, quando Bernie tornò in grande stile acquisendo lo storico team Brabham (1972)Dal 1974 hanno inizio le battaglie con la FIA che vedono Ecclestone tra i protagonisti, su vari temi, ma specialmente su un argomento che fino ad oggi gli è sempre stato a cuore: i diritti televisivi. Viene fondata la FOCA (Formula One Constructors Association), associazione nella quale i manager delle principali scuderie inglesi dell’epoca si uniscono per poter fare la voce grossa riguardo premi, iscrizioni al campionato, ripartizione degli introiti. Dicevamo, Bernard Charles diventa subito protagonista, nel ’78 viene eletto direttore esecutivo della FOCA  e nei successivi tre anni conduce la sua battaglia, poi vinta, sui diritti televisivi: la Guerra FISA-FOCA”. Al di fuori dei poco simpatici acronimi e in poche parole, questa non fu altro che un braccio di ferro legale (con tanto di GP cancellati) per i suddetti diritti, combattuta tra i costruttori (capeggiati da Ecclestone e Max Mosley, suo legale) e la Federazione Internazionale dello Sport Automobilistico, che all’epoca gestiva l’aspetto sportivo del Circus. La fine di questa battaglia arriva il 19 gennaio 1981, a Place de la Concorde, quando viene firmato il primo, famosissimo, Patto della Concordia. (Ah sì, Sig. Carey, l’ultimo rinnovo di questo patto scade nel 2020, Bernie Ecclestone ci ha messo 3 anni per firmare quando negli anni 70 c’erano molti meno cavilli.. sicuro di aver scelto un buon momento per diventare presidente?). 

bernie80Il Patto della Concordia, i cui contenuti sono tutt’ora fondamentalmente segreti, si rivela come il primo passo dell’ascesa al potere di Ecclestone. Al termine del primo di questi concordati (1987), mentre Nelson Piquet porta due allori mondiali alla Brabham (e quindi al Boss), Bernie viene nominato vicepresidente della FIA con delega alla pubblicità e alla promozione del pacchetto F1. Fermiamoci un attimo. Vicepresidente della FIA? La stessa FIA (Federazione Internazionale dell’Automobile) di cui la FISA (rivali durante la guerra pre-concordia) è branca sportiva? Proprio lei. Nel giro di pochi anni, con un abilissimo colpo degno del più diabolico dei piani, il Sig. Bernie Ecclestone è passato dal combattere la FISA al gestirla, proprio nell’anno della scadenza del patto che aveva interrotto la guerra, proprio nel ruolo per cui quella guerra era scoccata: gli affari promozionali. A questo punto, dopo essere finalmente approdato nella stanza dei bottoni, l’impegno di gestire la sua scuderia diventa insostenibile, la Brabham viene così venduta all’Alfa Romeo, nel 1987. L’impero di Ecclestone e il pieno controllo sulla F1 cominciano proprio in questo momento, con la fondazione della FOPA (Formula One Promotions and Administration) – che poi diverrà FOM, Formula One Management – società attraverso la quale vengono gestiti, oltre ai diritti TV, anche gli aspetti commerciali, i premi gara, i contratti con gli organizzatori di tutti i tracciati e quelli con gli sponsor: praticamente tutto. E’ un momento storico per il movimento automobilistico più famoso al mondo: esso subisce infatti una trasformazione radicale, passando dall’essere un campionato semi-amatoriale all’essere una vera e propria società strutturata, organizzata professionalmente e, aspetto più importante per Zio Bernie, una vera e propria macchina da soldi. Questo cambiamento, oltre ad arricchire il Boss a livelli dei più ricchi uomini del pianeta, apre le porte alle case automobilistiche più importanti del mondo e a sponsor pronti a firmare contratti miliardari, attirati dalla nuova notorietà del Circus e dalle enormi possibilità di generare introiti. Gli accordi per la gestione da parte della FOM  dei diritti sulla F1 vengono inizialmente siglati per 15 anni, ma nel 2000 questo contratto viene prolungato fino al 2110 (per più di un secolo sì, non è un errore di battitura) quando la FIA concede i diritti dopo aver ricevuto una cospicua somma di denaro come anticipo, la classica offerta che non si può rifiutare: lo strapotere della FOM è a questo punto totale e inossidabile.

bernie-ecclestone-chase-carey_3787420Il controllo da parte della famiglia Ecclestone è ora gestito attraverso un gran numero di società, appoggiate da enormi banche e con accordi di cui Ecclestone è unico intermediario. Proprio per questo, malgrado il malcontento da parte di alcuni team, di qualcuna di queste banche (svariate azioni legali in corso) e le difficoltà di qualche circuito (vedi Monza, Silverstone, il Nurburgring), Bernie è l’unico in grado di gestire questo enorme movimento, proprio perché da lui creato e arrivato ad essere quello che è grazie a lui (o a causa sua, punti di vista). E’ il motivo per cui, sebbene sia stato ufficializzato l’acquisto della FOM da parte degli Americani (come tutti chiamato John Malone, Chase Carey & Co.: la società Liberty Media), dalle notizie che trapelano qualcuno dice che Ecclestone rimarrà amministratore delegato del Circus per altri tre anni; trattandosi di lui però, bisogna prendere tutto con le pinze. Negli anni del suo dominio nella gestione della F1 siamo infatti stati abituati alla sua imprevedibilità, i sui bracci di ferro, la sua tenacia e la sua infinita voglia malgrado l’avanzare dell’età. Saranno quindi per davvero i suoi ultimi anni al timone? Starà per davvero abbandonando la sua creatura come molti auspicano ma allo stesso tempo temono? O riuscirà a tenere ancora tutto sotto controllo con qualcuno dei suoi trucchi restando in sordina? Staremo a vedere, qualcuno è già pronto a giurare su una repentina rottura con la nuova proprietà subito dopo i primi sorrisi di rito a spasso per il paddock, a causa di un incontro tra gli Americani e i vertici dei vari team, tutto ad insaputa del signor Ecclestone... Ricorda nulla?

Un commento a “Bernie Ecclestone: odi et amo

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