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A differenza di altri articoli, questo non riguarda solo un film, ma vuole essere un umile omaggio al grande lavoro di Nolan e la sua trilogia su Batman.
Il primo dato da prendere in considerazione è la concezione generale di cinema che da sempre in questo regista emerge attraverso laBatman-Begins-Birth-of-a-bat-350w trama del racconto in tutti i suoi film. Innanzitutto, come in diverse interviste Christopher dichiara, ogni suo film è una riflessione sul ruolo del regista e il rapporto che egli intrattiene con la realtà. È come se in ogni film Nolan si chiedesse: “Qual è il mio ruolo qui?”, “Cosa vuol dire essere un regista?”, “Per cosa vale la pena questa realtà perché possa essere raccontata?”.
Questo profondo legame con il realismo – dove per realismo non s’intende l’ingenua riproduzione mimetica, ma la domanda ontologica stessa sulla realtà – sembra entrare in contraddizione con la sua volontà di costruire una trilogia su un supereroe. Insomma, da sempre i film sui supereroi sono l’occasione per registi, produttori e cinefili di uscire dai canoni apparentemente ristretti della rappresentazione realistica: la legge di gravitazione universale è la prima ad essere eliminata, per poi continuare con mutazioni genetiche, rischiosi incroci fra specie diverse eccetera.
Stupisce dunque che un regista come Nolan si proponga per realizzare una trilogia su Batman, ma è proprio da qui che parte la rivoluzione di questo regista e la sfida al cinema mainstream che egli stesso rappresenta e vivifica con opere del calibro di Inception o The Prestige.
La prima considerazione da fare è che Batman non è un supereroe come tutti gli altri, non è frutto di incidenti genetici (Spiederman o Wolverine) o strani meccanismi ingegneristici che lo mantengono in vita dandogli forze inumane (Ironman), ma un semplice Il-Cavaliere-Oscuro-Il-Ritorno-ancora-altre-immagini-anteprima-600x390-651296uomo, figlio del più ricco industriale di Gotham City, che dopo la morte del padre e della madre a causa di un malfattore decide di dedicare la propria vita alla giustizia, alla ricerca di un senso per cui valga la pena combattere.
È dunque evidente che Batman rappresenta, in realtà, l’uomo – non certo il superuomo – nel suo desiderio di giustizia, di bellezza e di verità, ma rappresenta anche l’uomo americano, quello che si fa da se e che, soprattutto, vuole farsi giustizia da se. In questo la crescita del personaggio nella trilogia di Nolan è impressionante. Posto di fronte a delle sfide sempre più grandi, Batman, viene condotto piano piano alla consapevolezza che non può farsi da solo: non potrà essere per sempre Batman. Egli è innanzitutto, suo malgrado, Bruce, cioè, un uomo.
Il rapporto con Alfred viene dunque approfondito e sviluppato proprio sulla base di quest’idea fondamentale. Molte volte, a partire già dal primo film (il meno considerato e disprezzato dalla critica) il personaggio interpretato da una magistrale Michael Caine si dimostra instancabile nel chiedere a Bruce di appendere al chiodo la maschera di Batman che lo sta consumando e distruggendo nel fisico e nell’animo. A prova di questo in un dialogo del secondo film (The Dark Knight) fra Batman e Alfred si evince in maniera netta questa lotta:

Alfred: Riconosca i suoi limiti, signor Wayne.
Bruce: Batman non ne ha… non ha limiti.
A.: Ma lei sì, signore.
B.: Non posso permettermi di conoscerli.
A.: E cosa succederà, allora, il giorno che li scoprirà?
B.: Sappiamo tutti quanto ti piace dire “gliel’avevo detto”.
A.: Quel giorno, signor Wayne, nemmeno io vorrei dirlo… probabilmente.

Sorprende, dunque, come fra il secondo e il terzo film prenda sempre più piede, nella rappresentazione cinematografica, laHeath-Ledger-è-il-Joker problematica lotta fra Bruce e Batman: le due anime di un uomo scisso fra il desiderio di bene e l’impossibilità di farlo. Il finale epico di The Dark Knight sembra dire proprio questo, quando, la voce del commissario di Gotham City (Gordon) afferma che “Batman è l’eroe che Gotham si merita, ma di cui non ha bisogno in questo momento. Perché lui può sopportarlo. È un vigilante che vaga nell’ombra. È un Cavaliere Oscuro”, facendo prevalere una concezione non umana del supereroe oscuro. Ma è Nolan stesso che risponde alla fine dell’ultimo film, attraverso la voce di Batman che si riferisce non a caso proprio a Gordon dicendo che “chiunque può essere un eroe, anche un uomo che ha fatto qualcosa di così semplice e rassicurante come mettere un cappotto sulle spalle di un ragazzo giovane, per fargli sapere che il mondo non era finito”.

Molte altre considerazioni potrebbero essere fatte a partire da questo film (come ad esempio le figure dei “cattivi”, rese così umane e i cui limiti sembrano sottolineare i limiti di Batman stesso), ma ciò che più rende interessante questi film è proprio il fatto che nessuna delle questioni aperte attraverso la narrazioni sembra chiudersi in una morale o in una risposta preconfezionata, quanto piuttosto rappresentare l’origine di un dialogo e di una riflessione che investa lo spettatore provocandolo, come solo il miglior cinema, da sempre, riesce a fare.

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