roura e vilanova

Come madre natura ci insegna, dopo qualche lampo e qualche tuono qua e là arriva sempre il temporale. E ieri é arrivato, tuoni, fulmini, acqua a catinelle da nuvoloni distesi dalla Baviera alla Catalogna.

ibra vs barcellonaMa riavvolgiamo un attimo il nastro per riordinare le idee. La prima pioggerella un po’ intensa con anche qualche lampo, qualche tuono e qualche rondine che volava bassa a Barcellona, parlando di Champions League (esclusi i fatti di Celtic Park), é arrivata qualche tempo fa a Milano. Poco vogliosi, poco pericolosi, presuntuosi quasi a dover confermare nei novanta minuti un risultato già scritto. Morale: 2 a 0 e tutti a casa. E sotto con i proclami che ci riportano con la mente indietro di qualche anno. “Venderemo cara la pelle, remuntada, lo stadio sarà un inferno, per 90 minuti odierete il vostro mestiere” eccetera eccetera. Effettivamente per l’allegra compagnia milanista, sono stati 90 minuti d’inferno, con il Barcellona che attaccava da destra, da sinistra e dal centro e passava con un 4 a 0 che però tuttora non rende ragione dei valori visti in campo. Sì il Barça ha trionfato, ma lo ha fatto sia per suo innegabile merito, sia per l’altrettanto innegabile demerito degli avversari che forti di un 2 a 0 avrebbero dovuto giocare in tutt’altra maniera e soprattutto, non avrebbero dovuto commettere tutti quegli errori in fase difensiva. Un 4 a 0 abbastanza falso dico io, ma comunque un 4 a 0.

Il secondo e il terzo lampo che avrebbero dovuto dare l’allarme (copritevi che vi bagnate!) arrivano nei quarti di finale contro il PSG. Il PSG é una squadra formato Manchester City per intenderci, un’accozzaglia di campioni coperti d’oro da un presidente che per i tre mesi estivi si é divertito con una sorta di fantacalcio formato 1:1. L’unica, per la verità, grande differenza con il Manchester la fa l’uomo sulla panchina. Da una parte un europerdente come Roberto Mancini, dall’altra un eurovolpone come Carletto Ancelotti. Morale della favola 2 a 2 a Parigi e 1 a 1 nel ritorno al Camp Nou. Passa il Barça grazie alla regola dei gol in trasferta che tanto ha fatto soffrire gli interisti quando proprio Ancelotti era sulla panchina del Milan (chi di spada ferisce di spada perisce).  Anche qui, piccolo Barça nel doppio confronto. I catalani si aspettavano probabilmente una squadra senza una vera identità di gioco e senza cuore. Hanno trovato undici leoni in campo, di cui uno con il dente particolarmente avvelenato (leggi Zlatan Ibrahimovic) per il suo pessimo passato in maglia blaugrana. Passare con la regola dei gol in trasferta non é passare, sostengono gli amanti del calcio, ma le regole sono fatte apposta per avere un vincitore e un perdente. Quindi, nessun problema, passa il Barça.

roura e vilanovaSorteggio delle semifinali. Barcellona contro Bayern Monaco, gara d’andata all’Allianz Arena in Baviera. Già nella conferenza stampa prepartita si respira un clima quasi di festa tra gli spagnoli, con l’allenatore in seconda Jordi Roura che esclama, tronfio e sicuro: “Dovremo essere bravi a segnare e non subire gol”; che suonava terribilmente come un “Bella raga, questi li facciamo fuori facile”. Niente di più sbagliato, e dopo le tante avvisaglie siamo finalmente arrivati al finimondo. Pam, pam, pam, pam, tuoni, fulmini, saette, anche la grandine, un macello. 4 a 0 e arrivederci, anzi knock out, perché gli 11 blaugrana e il loro allenatore Vilanova sembravano pugili suonati. Non sapevano che fare, erano come degli scalatori che, davanti a una montagna altissima e impervia, provano l’impresa con un moschettone rotto (leggi Messi) e una corda sfilacciata. È ovvio che non ce la possono fare. Aggiungi anche il solito problema viscerale del Barcellona, ossia quello di non avere mai un piano b di fronte alla mala parata e il cocktail é pronto, anzi la birra é servita, per restare in tema. Ostinati e ancor pensando di essere più belli, più forti, più intelligenti e, in sostanza, più meglio di tutti, i Catalani hanno continuato con il gioco palla a terra, ma niente, non hanno trovato spazi, mentre i tedeschi navigavano a gonfie vele sulle fasce, con uno stile di gioco tutto europeo, con un’ottima difesa, un puntero vecchia maniera, due ali che corrono e un metronomo in mezzo al campo. La storia era scritta, prima o poi la favola Barça doveva concludersi e quando i grandi crollano, fanno sempre un casino tremendo e così é stato ieri sera. Ah, quasi dimenticavo, c’è ancora il ritorno, ci vediamo tra sette giorni, aufwiedersehen!

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