callejòn napoli

Benvenuti al Bar Contropiede, dove tra un caffè ed una spuma il calcio domina dietro al bancone. Accomodatevi e rilassatevi, vi serviremo subito.

Sbuffai sonoramente, in modo che fosse chiaramente percepibile il mio disappunto. Il barista sorrise, ma continuò ad asciugare tazzine e piattini senza degnarmi di uno sguardo. Per la quarta volta da quando ero entrato nel Bar Contropiede le casse suonavano le note de L’estate sta finendo, Righeira, anno 1985.

l'estate sta finendo«Non mi interessa nemmeno, sinceramente, il motivo per cui tra la tua discografia sia presente un singolo dei Righeira, ma trovo quantomeno discutibile il fatto che tu abbia deciso di metterla in loop continuo uno dei lunedì storicamente più tristi dell’anno solare» dissi finalmente al barista, seccato dal suo menefreghismo verso i miei segnali di fastidio, per nulla celati e volutamente evidenti.

«Si sbaglia» mi rispose «Oggi è soltanto uno dei due lunedì più tristi dell’anno solare. C’è anche il prossimo» disse sorridendomi.

«Vuoi dire che anche lunedì prossimo mi dovrò sorbire questa tortura alla Guantanamo?!»

«Lei esagera. È soltanto una terapia d’urto. Credo che ricordare a tutti quanti gli avventori che l’estate s’è oramai conclusa li aiuti ad un reintegro rapido nella società cittadina»

«Scusami, ma sei meglio come barista che come psicologo. Ti assicuro che tutto ciò non fa altro che tingere la giornata di un grigiore malinconico» spiegai, facendo smorfie ad ogni fintissimo squillo di tromba nella base della canzone

«Perché, lei ritiene la malinconia un’emozione da poco conto? La malinconia è, a mio parere, la più nobile delle emozioni, la più elegante. Non regala picchi di endorfina come la sofferenza o la gioia, ma racchiude in sé un arcobaleno emotivo che nessuna di queste due è in grado di regalare, altro che grigiore!».

Sbuffai nuovamente. Niente, non c’era niente da fare, capii che i Righeira sarebbero rimasti clienti fissi del bar, almeno per oggi. La realtà era che quel loop musicale faceva entrare la mia mente in un loop mentale senza via di uscita: “L’estate sta finendo/e un anno se ne va” …ma soprattutto ora che ne sarà di me? Finito il tempo delle creme abbronzanti e dei loro profumi avvolgenti ma delicati, dei baci rubati e degli sguardi catturati su un bagnasciuga, delle grigliata alla luce delle stelle e le chiacchierate con solo la luna come compagna, finito tutto ciò, che ne sarà di me? E di voi, che avete vissuto l’estate come se non ci fosse un domani ma che ora vi trovate di fronte alla realtà, ovvero che un domani c’è e dovrete pur riempirlo in qualche modo. Iniziare la prima nuova settimana con un loop mentale è nocivo, altro che il fumo. Sbuffai nuovamente.

callejòn napoli«Senti, ti assicuro che la gente s’è già reintegrata nella società cittadina» tornai all’attacco. «È ripreso il campionato! Basta questo no? Si sa che quando ricomincia la Serie A, beh, l’ombrellone è oramai lontano!».

«Naaaaa» mi disse il barista storcendo il naso, dopo averci pensato un po’ su «Il fatto che riprenda il campionato c’entra poco. La gente vive in simbiosi col calcio, anche quando non si gioca. Non se ne rende conto?».

«Non iniziare pure tu con questa storia degli italiani appassionati solo di figa e calcio per favore…» dissi, memore delle dispute con un paio di francesi incontrati in vacanza, chiaramente invidiosi del fatto che non solo noi italiani rimorchiamo più di loro sulle spiagge, ma anche sofferenti per la loro sindrome di inferiorità calcistica nei nostri confronti che li perseguita dai secoli dei secoli. Amen.

«No, che c’entra? Dico soltanto che oramai il calcio è così presente, che anche quando manca, non manca. È come se vivesse in noi».

Annuii, senza convinzione ma annuii. Personalmente il calcio mi mancava ed i gol del weekend sono stati una boa a cui attaccarmi in questo rientro in città. Un punto fermo nel mare mosso emotivo che un giovane senza certezze post universitarie di alcun tipo si trova ad affrontare. Il barista abbandonò lo straccio e venne innanzi a me.

«Lo vede quello là?» mi chiese sottovoce, indicandomi un tipo sulla trentina, abbronzato ma senza eccesso, elegante nel suo abito stirato e sereno nello sguardo. Annuii con convinzione questa volta. «Quello lì è chiaramente la Juventus».

Lo guardai con gli stessi occhi con cui osservavo il teorema di Lagrange alle superiori. Stavolta fu lui a sbuffare.

tevez pogba«Non mi guardi così, su! Quello lì è chiaramente la Juventus. Convinto delle sue potenzialità, carico dopo l’estate, pronto ad affrontare il domani con energia ed entusiasmo, magari rinvigorito nel proprio ego da un Tevez o un Llorente in più». Poi guardò un altro signore, forse più giovane del precedente, ma certamente non così sereno. «Eccolo lì, il Milan. Lo vede? Mica è uno ridotto male, ma ragazzi, che rientro che deve aver avuto poveretto! Ha già le occhiaie dopo il primo weekend in città. Non lo invidio, deve avere delle belle beghe per la testa, un po’ come hanno avuto le loro Zapata e Mexes con Toni» mi disse ridacchiando, ed un sorriso scappò anche a me.

Ma subito il suo dito fu rivolto in un altro tavolino del bar, dove stava seduta un’elegante e bellissima donna, sobria in un tailleur attillato color panna, adornato con una collana d’argento dallo stile giovane ed intraprendente. «Ah, eccola la mia preferita!» esclamò il barista.

«L’Inter?» lanciai ad indovinare, ma in tutta risposta ricevetti un debole ma sonoro coppino.

«Ma che Inter! Per me lei è il Napoli, o la Fiorentina, è uguale. La guardi: sobria ma affascinante, giovane ma già pronta a gettare il guanto di sfida alla Vecchia Signora. Pimpante, ne sono certo. E non si faccia ingannare dal tailleur…» mi disse.

«Lo si capisce dalla collana che il tailleur è un dovere, non una scelta» affermai, divertito da quel gioco.

«Esatto!» esclamò il barista sorridendomi a trentadue denti. «Esatto! Il tailleur sono Higuain e Gomez, gli acquisti a cui sono stati obbligati dopo le cessioni di Cavani e Jovetic, ma la vera indole è nella collana, è nei Cuadrado e nei Callejòn, nei Borja Valero e negli Hamsik. Il tutto sapientemente combinato ed abbinato grazie ad un carattere forte ed entusiasta, intelligente e frizzante, Montella e Benitez insomma».

A questo punto si alzò e tornò a servire i nuovi avventori del bar, che svogliatamente (alcuni) ed ancora fuori dai ritmi forsennati dell’anno (tutti) ordinavano chi un cappuccino con brioche, chi un caffè corto, chi un succo all’arancia rossa. Diedi un’ultima mescolata al caffè ed ingurgitai l’ultimo sorso, oramai freddo e reso dolcissimo dallo zucchero rimasto sul fondo della tazzina. “È tempo che i gabbiani/arrivino in città/L’estate sta finendo/lo sai che non mi va”  suonavano le casse, di nuovo, senza soluzione di continuità, senza stancarsi mai. Righeira, Righeira ed ancora Righeira, pop da loop musicale e loop mentale. Mi alzai ed andai alla cassa per pagare. E proprio in quel momento mi sorse un dubbio. Così, dopo aver consegnato i soldi al barista, gli presi un braccio e lo tirai verso di me.

«E l’Inter e la Roma?» gli chiesi, quasi sottovoce, come lui aveva fatto prima con me. Mi sorrise, mi diede due pacche amichevoli sulla mano.

«Giovani, nuove ed incerte. Con un grande passato ma senza un domani. O almeno, con un domani da costruire e senza alcuna certezza. Saranno ancora Palacio e Totti, i totem di ieri, a regalare loro certezze o saranno invece i Kovacic ed i Pjanic, gli Strootman e gli Icardi, cioè la novità, a permettergli di sognare? Torni a casa e si guardi allo specchio. Poi mi dirà» e mi lasciò lì, imbambolato, con un loop mentale di domande di cui avrei fatto volentieri a meno.

“L’estate sta finendo/e un anno se ne va/Sto diventando grande/lo sai che non mi va”.

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Crede nello sport come forma di narrazione, è Dottore in giurisprudenza perché crede ancora nella giustizia e legge per tenere i piedi ben saldi sulle nuvole. Ha trovato una Winston blu. L'ha fumata. @Andrea_Ross89

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