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Alla fine la fiaba si è interrotta bruscamente, l’unica sconfitta stagionale per Notre Dame è arrivata proprio nella partita più importante, un match senza storia che incorona per il secondo anno di fila campioni nazionali gli Alabama Crimson Tide. 

Sul risultato di 35-0 nel terzo quarto si poteva quasi udire distintamente cambiare canale televisivo in tutti gli Stati Uniti, Alabama aveva semplicemente messo meritatamente in cassaforte il suo terzo BCS Championship Game degli ultimi quattro anni con una grande prova di forza.

Non c’è mai stata partita vera, da una parte la squadra di Nick Saban, il miglior programma nazionale, dall’altra la sorpresa Notre Dame, gli underdogs Fighting Irish che a fine incontro non sembravano valere più di una semplice squadra di media classifica della SEC (il campionato dove gioca Alabama), invece che l’università al primo posto del ranking di college football.

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La squadra del sud degli States è stata superiore sotto ogni punto di vista ai suoi avversari, grande gioco difensivo che ha imbrigliato il QB di Notre Dame fin dal primo snap, e un’attacco versione tsunami capace di travolgere e spazzare via la difesa degli Irish, quello che doveva essere il punto di forza della squadra di coach Kelly. Grande protagonista e MVP della serata è il RB Eddie Lacey, una specie di locomotiva inarrestabile in grado di guadagnare 140 yards in 20 rush (con tanto di due touchdowns), ridicolizzando il giocatore simbolo di ND, il LB finalista dell’Heisman Trophy Manti Te’o (colpevole sui primi 2 TDs dei Crimson Tide e irriconoscibile rispetto al solito). È facile prospettarsi per “happy feet”, come è stato soprannominato per il suo gioco di gambe, un futuro assicurato in NFL dopo tutto quello che ha fatto vedere nei suoi anni con Alabama.

Altro giocatore sugli scudi per ‘Bama è stato il rookie WR Amari Cooper, galvanizzato dall’aria di casa ha fatto vedere alla squadra dell’Indiana cosa vuol dire giocare davvero nel ruolo di wide receiver, 2 TDs per il nativo della Florida e ben 105 yards conquistate in 6 ricezioni. Grazie a lui non si sentirà troppo la mancanza di Lacey in futuro, l’offence dei Crimson Tide ha già trovato il suo nuovo punto di riferimento.

hi-res-154666379_crop_exactIl duello tra quarterbacks è stato stravinto come da copione da A.J. McCarron, l’MVP della finale dello scorso anno ha chiuso con un’altra grande prestazione fatta di estrema precisione al passaggio e grande visione di gioco (20-28 lanci per 264 yds e 4 TDs). È il primo QB a riuscire ha vincere il campionato nazionale due anni consecutivamente dopo Jimmy Harris (Oklahoma 1955 e 1956!), e potrebbe essere il primo in assoluto a centrare la tripletta la prossima stagione se Nick Saban dovesse riuscire a ripetersi ancora. Dall’altra parte Everett Golson non ha potuto fare altro che prendere appunti, il QB di Notre Dame ha fatto davvero il possibile ma contro ‘Bama sono emersi tutti i suoi limiti (McCarron ha un lancio da NFL al contrario di lui) e l’attacco singhiozzante degli Irish non gli ha certo dato un grande aiuto. Per lui comunque 270 yds lanciate (21-36, con 1 TD, 1 interception e 1 rushing TD) che però sono tutta un’altra cosa se si guarda al gioco di Alabama, resta difficile alla fine chiedergli di più contro un avversario di tale portata.

Anche a livello di coaching il dominio di Alabama è stato notevole, Nick Saban si riconferma un fine stratega, la varietà di schemi e opzioni offensive che riesce a impiegare nel corso di una partita sono stati elementi chiave nella vittoria tanto quanto la difesa avvolgente ottimamente orchestrata da bordo campo. Brian Kelly invece non è stato altrettanto all’altezza della situazione, anzi è apparso a corto di idee, incapace di prendere le misure agli avversari in balia del loro gioco. Inspiegabili sono le sue scelte di puntare poco sul rushing game, la miglior soluzione offensiva a disposizione di ND, praticamente inesistente nel primo tempo e l’insistenza nel lanciare nella zona di DeMarcus Milliner, il cornerback meglio difeso del college football.

Per Notre Dame la rincorsa al titolo nazionale che manca ormai dal 1988 continua quindi, l’entrata in una conference (la ACC, Atlantic Coast Conference) non può che essere un aiuto ma per il momento c’è ancora indecisione sul quando avverrà. Per Alabama invece è già tempo di rimettersi al lavoro per cercare di ripetersi ancora e allungare quella che ormai è stata nominata dinastia dei Crimson Tide.

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