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Dopo tanto parlar spedito di giovani e mica giovani, di non passi lo straniero e di made in Italy, è arrivata l’ora di fare dei nomi: stringiamo lo zoom sul nostro lato B scoprendone i diversi punti hot, che attizzano gli osservatori allupati di talento. Affondiamo dunque le mani nella fanghiglia cadetta a caccia di pepite, ricordandoci che non è tutto oro quel che luccica e che nei solidi banchi di nebbia novembrina è facile pigliar lucciole per lanterne.

Avvertenza: sicuramente non troverete tutto ciò che potreste cercare; per ragioni di tempo ed ignoranza di chi scrive, alcuni nomi sono stati esclusi. Eventuali suggerimenti saranno ben accetti.

Controindicazione: non sono consigli di mercato, i ds della A non ne hanno bisogno; sono indirizzi da provare a seguire, qualora decideste d’inoltrarvi nel sottobosco della B, negli anfratti d’un sabato pomeriggio.

PORTIERI

Luca ANANIA, 31 anni, Pescara concedeteci la citazione per l’esemplare più pazzo della categoria. Due argomenti a sostegno: uno, per i portieri così come per il buon vino, l’età non conta. Due, se non sfiguri nella squadra di Zeman è difficile farlo altrove. Antitesi? Ce ne sono, ma se proprio volete elencatele voi.

Francesco BARDI, 19 anni, Livorno (Inter) non solo Viviano per il dopo Julio Cesar: mettete in pole anche questo poppante coi guantoni che l’Inter ha parcheggiato a Livorno, sua città natale da cui i nerazzurri lo rapirono lo scorso Gennaio. Già allora la pasta del predestinato venne su in fretta: subito promosso titolare nella Primavera, fu uno degli ingredienti decisivi nella vincente ricetta del Viareggio, distribuendo 4 rigori parati dai quarti in su. Reattività felina ed insolita prontezza di riflessi ne fanno un prospetto di sicuro avvenire. Per ora garantiscono i suoi padrini di battesimo: Novellino, che lo preferisce ai più esperti De Lucia e Mazzoni, e Ferrara, che ha già provato ad affidargli le chiavi della sacra porta Under 21.

Antonio DONNARUMMA, 21 anni, Gubbio (Milan) qua occorre maggiore prudenza. Attraversiamo il naviglio per buttar due soldi (per ora rimangano due) sull’estremo difensore del Gubbio (già così fa un po’ ridere). Caso spinoso che già ci proietta dinanzi ad un bivio: il sultano delle giovanili rossonere o il pagliaccio di corte del latifondo umbro? Affidiamo la risposta al prosieguo del torneo, tenendo in stand-by il giudizio su un ragazzo che ben si era districato negli irsuti campi di Milanello, dove uno su mille ce la fa. E’ vero che tra i pali di una porta non c’è spazio per i rischi, ma tenete lì quelle monetine per un portiere che fa del pittoresco la propria arma a doppio taglio.

Mattia PERIN, 19 anni, Padova (Genoa) secondo Wikipedia, alla voce ‘Mattia P’, il portierino è secondo solo al Pascal pirandelliano. I più attenti sapranno già tutto; l’impressione è quella di uno che alla pregiata stoffa tecnica, in cui s’intrecciano agilità e plasticità, abbina le più rare fibre del carisma, quello di cui un portiere abbisogna per custodire ciò che ha davanti, oltre a difendere la rete alle spalle. Il ragazzo si farà, questo è certo. Quest’altr’anno giocherà? Meno prevedibile, perlomeno al Genoa dove c’è Frey. Dipenderà anche dal Padova: se riuscirà il grande salto è possibile che la riconferma del numero uno sarà la prima pietra.

 

DIFENSORI

Simone BENEDETTI, 19 anni, Gubbio (Inter-Torino) per lui garantiscono anzitutto i cromosomi: il padre Silvano fu timoniere cresciuto ed affinatosi nei mari mossi della Torino granata, a cavallo tra gli anni ’80-’90. Gli stessi in cui è venuto su il figlio, ben educato alla personalità oltre che ad una marcatura attenta e disciplinata. Formazione che l’ha proiettato nell’ateneo nerazzurro, nella criptica formula della compartecipazione. Nel dubbio, il Gubbio: l’esperienza di quest’anno, in una difesa che ha bisogno di camomilla, dovrebbe impratichirlo.

Alessandro CRESCENZI, 20 anni, Bari (Roma) terzino destro più biondo del grano maturo ma ancora all’imbocco sulla via della stagionatura. Elemento di spicco nella Primavera di De Rossi Sr, ha già avuto modo di sgrezzarsi nei precedenti prestiti a Grosseto e soprattutto Crotone, la stagione passata (33 presenze in B). L’incipit barese ha confermato il primo assaggio da professionista: buona propensione alla carica e una tecnica che può avvalersi di trascorsi da esterno, cose che da metacampo in su tornano buone. Di contro, tende alle volte a dimenticarsi la prima, di metà: brufoli di uno sviluppo ancora in atto, com’è normale che sia.

Antonio BALZANO, 25 anni, Pescara la giostra zemaniana ha risollevato le quotazioni di questo prodotto barese, che nel Pescara dei miracoli figura terzino sinistro pur avendo studiato sul corridoio opposto. Prelevato in estate dopo 3 anni di Atletico Roma, ha goduto da subito della fiducia di Zeman che ne ha fatto un’arma ad oggi imprescindibile. Del resto, le sue qualità fanno bella pandant col bikini tattico studiato dal boemo: spinta incessante, traversoni alla glassa balsamica (a gocce ma saporiti), ripiegamenti puntuali se proprio serve. Tutto –cosa più importante- alla velocità della TAV: dannosa ma alta. Le riserve che ancora lo riguardano vanno di pari passo con quelle legate alla squadra. L’idea è che dove arriverà Zeman giungerà anche lui, non viceversa.

Simone RIZZATO, 30 anni, Reggina strappo alla linea verde per un altro stantuffo mancino, divenuto ormai un califfo della cadetteria. Dopo peregrinazioni varie ed eventuali alla ricerca di progetto e ruolo stabili (Vis Pesaro, immancabilmente Torino, un pizzico di Chievo poi Catanzaro e Perugia), ha trovato la propria ideale dimensione ad Ancona prima e a Reggio Calabria poi, nelle vesti di laterale sinistro a briglie sciolte, partendo da dietro e ritrovandosi spesso complice in zona assist. Ha ancora inchiostro in cartuccia: basterà per un roseo tramonto sui prestigiosi mari della massima serie? Se la Reggina farà il suo dovere, diremmo proprio di sì.

 

CENTROCAMPISTI

Andrea DE FALCO, 25 anni, Bari (Chievo) forse i più attenti lo ricorderanno, sedicenne debuttante a San Siro 2004, nel 5-0 del Milan sull’improbabile Ancona degli Jardel, dei Magnus Hedman e dei Ciccio Grabbi. Al di là della kafkiana contingenza d’esordio, resta uno che ha odorato il Paradiso senza passare dal Purgatorio. Rifacendosi tuttavia negli anni successivi, nella lunga trafila tra Pescara, Taranto (C1), di nuovo Ancona e Sassuolo: esperienze che ne hanno temprato il carattere ed affinato il bagaglio tecnico. Risultati? Sagacia nel fraseggio ed ottima visione di gioco che ne compensa il passo non proprio da sirtaki. Oggi il venticinquenne De Falco sembra pronto per un posto al sole di quel Paradiso solo vagheggiato 7 anni fa. Magari non da primario, ma un camice d’assistente potrebbe meritarselo.

Alessandro DE VITIS, 19 anni, Modena (Parma) altro figlio d’arte: papà Totò fu saccheggiatore d’aree cadette tra gli anni ’80 e ’90. L’unione con le dolcezze femminili ha partorito due piedi più arrotondati, che collocano il giovane Alessandro nella nobile categoria degli interni di spinta con licenza -e possibilità- d’inventare. Un numero 8 di stampo lampardiano, per intenderci. Senza montarci la testa: la strada è lunga, per lui come per il Modena, stabilmente inviluppato in zona calda. C’è di buono che stante la siccità di risultati Bergodi insiste nel puntare su di lui, che dal canto suo sta rispondendo presente (già 2 gol in 11 presenze), come vertice aguzzo del centrocampo.

Alessandro FLORENZI, 20 anni, Crotone (Roma) pupone della nidiata De Rossi, di cui ha capitanato la Primavera scalando sino al debutto in A, nel quarto d’ora di commiato della stagione scorsa (in Roma-Samp 3-1). Elemento su cui le scommesse già si sprecano, e a ben vedere: trequartista con patente d’interno, ha mostrato uno spiccato fiuto in zona gol da addizionare al naturale istinto alla rifinitura vincente. Nel Crotone, complice una realtà non vellutata, tali peculiarità stanno emergendo a singhiozzo; ciò non intacca la sensazione di un elemento che, ancor lungi dall’essere accostato al Pupone più celebre, rimane una speranza florida.

Manuel IORI, 29 anni, Torino il cerebro pensante del Toro in fuga, non inganni l’età. Dopo l’eterno oblio delle divisioni minori (vagheggiare pallido e assorto tra Borgosesia, Legnano, Meda, Carpenedolo), trovò modo di segnalarsi nel Cittadella di Foscarini, che ne mise in atto la “pirlificazione” (passateci il brutale neologismo), convertendolo da medianaccio pagano in regista illuminato. Evoluzione che non è sfuggita al Chievo: le 15 presenze del 2010 non rendono giustizia ai progressi del giocatore, che quest’anno sta vivendo la definitiva consacrazione sfruttando la fiducia di Ventura. Se tanto ci dà tanto, la prossima stagione potrebbe essere il suo primo metraggio nella Hollywood dei grandi.

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