McLaren-Honda Formula One drivers presentation

Formula One Motor Racing - McLaren-Honda Handout photoL’ultimo tassello del Mondiale 2015 è stato messo al suo posto, il segreto di Pulcinella è stato finalmente svelato nel momento in cui la mattina dell’11 dicembre la McLaren-Honda ha comunicato ufficialmente l’inizio del suo rapporto con Fernando Alonso. O meglio dovremmo parlare di un “nuovo” inizio, perché per il bicampione di Oviedo questo è un ritorno a Woking dopo la sfortunata esperienza del 2007. All’epoca Alonso era il Re incontrastato della Formula1 grazie ai trionfi del 2005 e del 2006, in cui aveva battuto, nell’ordine, Kimi Raikkonen e Michael Schumacher, non due qualsiasi per intenderci. Aveva deciso di abbandonare la scuderia guidata dal mentore Flavio Briatore per legarsi alla McLaren, che era in cerca di un riscatto per tornare a conquistare un iride dopo sette anni di digiuno (da Hakkinen nel 1999). La scelta di Fernando fu molto coraggiosa poiché il team di Ron Dennis era reduce da stagioni altalenanti, nelle quali in alcune l’ex freccia d’argento pareva essere la vettura da battere, mentre in altre terminava il campionato nell’anonimato più totale. Il problema è che tutte erano accomunate dal segno zero alla voce “Mondiali vinti”, mentre la Renault, per due anni, aveva costruito una monoposto formidabile, compromesso ideale e vincente tra velocità ed affidabilità.

L’arrivo di Alonso doveva segnare così l’inizio di un progetto, volto a riportare in tempi brevi la McLaren all’apice della classe regina dei motori, e il duo Alonso-Hamilton pareva il binomio perfetto per giocarsi da subito il titolo e, al tempo stesso, far crescere internamente un giovane dall’indiscusso talento e dal roseo futuro. Da principio i risultati sembrarono dare ragione alla scuderia inglese, vista l’assoluta competitività della monoposto e dei piloti in grado di giocarsi la vittoria ad ogni gran premio con la Ferrari, dimostrando, via via che la stagione procedeva, un progressivo miglioramento. La storia era perfetta: Alonso stava prendendo sempre più confidenza con la MP4-22 e sembrava lanciato verso il terzo iride, o per lo meno era dato dai più come il favorito, mentre Hamilton dimostrò sin dalle prime gare un’assoluta competitività apparentemente utile per aiutare il suo capitano.

small_110227-183550_154327_xem114_apE invece le cose presero un’altra strada: già dal GP di Montecarlo iniziarono i primi screzi tra compagni di scuderia, con un Hamilton così affamato di vittoria da non accettare a buon viso la strategia da secondo pilota che gli era, teoricamente, riservata. Giunti a questo punto ed avendo appurato l’assoluto valore del rookie inglese, la McLaren, come è sempre stato nella sua natura fare, non decise di intervenire e lasciò i due piloti liberi di correre uno contro l’altro, pensando che questo li avrebbe spinti a raggiungere il limite massimizzando di conseguenza i risultati. Ma questa tattica fu parzialmente efficace per il solo Hamilton, poiché Alonso, sorpreso dal non essere considerato l’unica e sola prima guida, non abituato a questo ruolo di coprotagonista, andò in confusione, commettendo errori inusuali per uno come lui ed accusando, neppure tanto velatamente, la scuderia di favoritismi e complotti atti a sfavorirlo. Ad appesantire l’aria attorno al team inglese, oltre all’ormai guerra dichiarata tra i piloti, ci fu anche l’incredibile questione della “Spy story”, il famoso spionaggio ai danni della Ferrari da parte della McLaren, che costò a quest’ultima la squalifica dal campionato costruttori e una salatissima multa da 100 milioni di dollari. Il coinvolgimento dello stesso Alonso, il quale si scambiò e-mail contenenti dati della F2007 con il collaudatore e amico Pedro de la Rosa, fu altra benzina che si aggiunse al grande incendio che oramai era divampato a Woking. La frattura definitiva tra il pilota spagnolo ed il team avvenne il 4 agosto, in Ungheria, quando nel corso delle qualifiche Alonso fece una sosta appositamente più lunga del previsto per impedire al teammate di avere il tempo di poter segnare un giro veloce; la conseguente decisione della stessa McLaren di agire contro il suo pilota mise una pietra tombale sul loro rapporto. Il matrimonio Alonso-McLaren era stato un completo fallimento.

A distanza di quasi otto anni le loro strade si incontrano nuovamente, ma la situazione di entrambe le parti è drasticamente cambiata. La McLaren, terminata la lunga partenership con la Mercedes, si è legata con i motoristi giapponesi della Honda, sperando di poter ripetere i vecchi fasti di fine anni ottanta; le incognite sono tante, le ultime due stagioni non sono affatto di buon auspicio e il dominio della Mercedes sembra ben lungi dall’essere messo in discussione. Dall’altra parte Fernando Alonso, nonostante le continue affermazioni celate da falsa sicurezza di aver avuto il totale controllo delle operazioni di mercato, ha dovuto compiere una scelta quasi obbligata. Attenzione però, ho scritto appositamente “quasi”, perché per Fernando le alternative dentro e fuori dalla F1 non mancavano, e la scelta non è affatto casuale: la McLaren-Honda sa come si vince e spesso è dalle scommesse più improbabili che nascono le vittorie più grandi. O magari, meno romanticamente, nel 2016 potrebbe muoversi qualcosa in quel di Stoccarda…

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@Thommy_Serafini

11 Commenti a “Alonso II, la vendetta

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