mancio

m e mPer la gioia, a quanto pare, della maggior parte dei tifosi nerazzurri, alla fine è successo: con una mossa di sorprendente rapidità e decisione, Erik Thohir ha galantemente indicato la porta a Walter Mazzarri, che una volta uscito ha trovato già in sala d’attesa niente meno che Roberto Mancini, il tecnico che gettò le basi dei grandi successi dell’Inter del primo decennio degli anni 2000. Parliamoci chiaro: l’esonero di Mazzarri è stata una scelta, a mio giudizio, corretta, visto lo stato di schizofrenia e incertezza tattica e psicologica in cui la squadra, quasi inconsciamente, era caduta da diverso tempo. Ciao Walter, grazie di tutto (molto poco, a dir la verità). L’uomo scelto per tentare di dare l’ennesima svolta alla vertiginosa decadenza a cui l’Inter proprio non riesce a sottrarsi da tre anni a questa parte, è lui, il “Mancio”, l’uomo dei tre scudetti di fila, della rinascita di un club che ormai non si ricordava nemmeno più come si facesse a vincere.

vieri e adrianoA ben vedere, l’Inter che oggi accoglie Mancini non è poi così diversa da quella che il tecnico jesino prese in mano dieci anni fa: nel 2004 forse c’erano più spiccate individualità e maggior talento (Adriano, Stankovic, Veron, Vieri, Cambiasso eccetera) rispetto ad oggi, ma in entrambi i casi si tratta di squadre che devono ritrovare entusiasmo, logica, e una strada chiara da seguire. All’epoca Mancini fu bravissimo, con il tempo, a creare un gruppo solido, forte, che aveva bisogno solo di pochi ritocchi di mercato e della mano magica di Josè Mourinho per diventare la squadra numero uno d’Europa. Oggi è un allenatore più esperto, più convinto delle proprie certezze, pronto insomma ad affrontare una sfida delicata come quelle dell’Inter odierna. Che quella del Mancio sia stata o meno la scelta giusta solo il tempo lo dirà; per il momento si possono solo azzardare alcune considerazioni circa questo clamoroso ritorno, analizzandone i pro e i contro.

jj e vidicCominciando da un punto di vista tattico, nonostante abbia tergiversato durante la conferenza stampa di pochi minuti fa, Mancini quasi certamente riproporrà una linea di difesa a 4: e finalmente! Una difesa siffatta è base e cardine per chiunque voglia provare a fare un calcio moderno ed internazionale, cose a cui Thohir e soci tengono moltissimo. In secondo luogo, adottare la difesa a 4 significa permettere ad alcuni elementi, su tutti Vidic, di potersi esprimere al meglio, cosa che non era stata finora possibile con il caos disorganizzato della difesa a 3 mazzarriana. Unico neo: l’Inter ha tre buoni difensori centrali, di cui due, in quanto uno il più esperto (Vidic) e l’altro capitano (Ranocchia), sarebbero pressoché certi del posto da titolari, mente invece il terzo, Juan Jesus, si ritroverebbe o a fare il comprimario oppure, al limite, a fare il terzino sinistro, cosa comunque molto improbabile. Un vero peccato per un giocatore che, se educato, potrebbe davvero compiere cose notevoli. Rimanendo sempre sul tema tattico, Mancini probabilmente proporrà un centrocampo a rombo, non disponendo di vere e proprie ali d’attacco: è probabile che il vertice alto e quello basso saranno occupati da Hernanes e Kovacic, dando così finalmente alla squadra uno scheletro fondato sulla qualità. Di grande interesse potrebbe essere Kovacic trequartista: le sue qualità perfettamente si applicano a questo ruolo, e potrebbe significare il definitivo salto di qualità del giovane talento croato.

Procedendo sugli aspetti positivi della scelta di Mancini, c’è il grande affetto che la gente nerazzurra non ha mai smesso di nutrire nei suoi confronti: è l’uomo che ha traghettato l’Inter dal pre al post Calciopoli, è l’allenatore con cui il club ha ricominciato a vincere; insomma il ricordo lasciato è ottimo. E viste gli ultimi due mesi di continue “trasferte” per l’Inter (da un punto di vista della contestazione dei tifosi anche fra le mura amiche di San Siro), un allenatore apprezzato e rispetto al quale si nutre entusiasmo è sicuramente un bene.

ibraOra, veniamo ai contro. In primo luogo, Mancini non è un progettatore: storicamente, ha sempre fatto bene con squadre già strutturate e zeppe di grandi giocatori; lo testimonia la sua stessa esperienza precedente all’Inter, in cui le vittorie hanno cominciato ad arrivare (al di là del discorso Calciopoli) con gli acquisti dei vari Ibrahimovic, Vieira, Crespo, Maicon e via dicendo. L’Inter oggi ha bisogno più che mai di un mister che indichi la strada, con le idee chiare e che sappia trascinarsi dietro un gruppo sì di ottima prospettiva, ma per il momento ancora brancolante nel buio. Si vedrà se Mancini sia in grado di adempiere ad un compito del genere. In secondo luogo, il peso economico di questo avvicendamento: Mancini ha firmato un contratto di due anni e mezzo a quattro milioni netti all’anno (più tutte le spese relative allo staff), ed inoltre c’è il sostanzioso ingaggio di Mazzarri che peserà sulle casse del club fino al giugno 2016; un bell’onere per una squadra che, per il momento, di disponibilità economica proprio non ne ha. Questi ulteriori costi potrebbero pregiudicare il mercato di gennaio, rispetto al quale teoricamente si deve assolutamente intervenire, anzitutto per dotare la rosa di un altro e fondamentale attaccante, e in secondo luogo per cercare di mettere Mancini nelle condizioni migliori per fare il gioco che preferisce. Infine, le tempistiche. La maggior parte dei titolari dell’Inter sono con le rispettive Nazionali, in questo momento, e fra una settimana c’è il derby: riuscirà Mancini a dettare perlomeno le linee fondamentali del suo credo in così poco tempo, in modo da non rischiare figuracce in una delle partite più importanti dell’anno? Forse il cambio in panchina si poteva effettuare con tempistiche più intelligenti, ovvero già un paio di settimane fa, oppure addirittura dopo i match con Milan e Roma, assumendosi i rischi che questo comporta.

Come detto, si tratta di semplici supposizioni e congetture, che il tempo confermerà e sbeffeggerà malamente. Che dire a questo punto? In bocca al lupo, Mancio.

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