CR7 ed Irina

Benvenuti al Bar Contropiede, dove tra un caffè ed una spuma il calcio domina dietro al bancone. Accomodatevi e rilassatevi, vi serviremo subito.

L'attesaL’attesa è la sensazione più brutta che un uomo possa provare, perché immagina. E l’immaginazione è bella, ma quando attendi tanto qualcosa, con il passare dei secondi, dei minuti, delle ore e poi dei giorni, l’immaginazione ti gioca brutti scherzi. Pensi al peggio, mai al meglio. Pensi ai cataclismi, mai ad un futuro migliore. L’attesa è snervante, logorante. Io erano oramai giorni che attendevo in vano Marilena al Bar Contropiede [episodio “Siamo un po’ tutti teste di…(non di serie)”]. No, non pensate male, non è che ho passato dieci giorni seduto allo sgabello del Contropiede eh, avevo trovato difatti un intelligente escamotage: avevo lasciato a Giacomo, il barista, un bigliettino per Marilena. Nel caso in cui lei fosse passata, cercandomi, lui le avrebbe dato il mio biglietto in cui avevo fissato un appuntamento, proprio qui. Nel caso in cui per lei ci fossero stati problemi le lasciavo scritto di cambiare la data o il giorno ed io mi sarei adeguato. Geniale, lo so, ed anche romantico, diciamocelo francamente. Ma per ora niente, nessuna risposta. Solo attesa, attesa, attesa. La sensazione era che sarei morto attendendo. Anche stamani sono entrato al Contropiede. Il sabato mattina è il momento più tranquillo della settimana, con pochi avventori. Cercai subito Giacomo con lo sguardo, ma non lo vidi. Così mi rivolsi al ragazzo che lo aiutava.

«Ciao. Scusami, potresti chiamarmi Giacomo?» chiesi sedendomi sul mio solito sgabello.

«Purtroppo no» mi rispose lui continuando a pulire la macchinetta del caffè. Lo guardai di sbieco. Non so per quale motivo specifico, ma quel ragazzo non è che mi stia particolarmente simpatico, ho sempre pensato che abbia una tendenza pericolosa verso la sociopatia tanto talvolta era musone e freddo nei rapporti con i clienti.

«Va beh» cercai di dire con tutta la gentilezza in me, «allora vado a chiamarlo io se è nel retro» dissi alzandomi. Finalmente mi guardò.

«No, stamattina non c’è proprio, è andato in banca»

«In banca?»

«Si, sa quel posto dove si va a mettere o prendere soldi?»

«Certo che so cos’è la banca!» risposi seccato. «Sai dirmi almeno tra quanto dovrebbe tornare?»

«Oh, non saprei. In mattinata comunque». Guardai l’orologio. Erano le otto e mezza. In mattinata, che risposta del cazzo. Sbuffando ordinai allora un caffè ed una brioche, consapevole che per sapere di una eventuale risposta di Marilena al mio biglietto avrei dovuto aspettare in ogni caso Giacomo.

sgabelli al barMentre sfogliavo distrattamente i vari quotidiani la porta del bar si aprì ed entrarono due clienti. Anche loro, come tanti altri, erano oramai miei conoscenti. Uno era, per tutti, ‘Il Faccendiere’, un giovane e ruspante consulente legale della società finanziaria P20, che aveva sede a qualche centinaio di metri da qui. Se tu hai un problema, di qualsiasi tipo, puoi chiedere a lui perché una soluzione te la trova. Il secondo, invece, l’ho soprannominato ‘L’Eloquente’: parla poco o niente, ma quando lo fa si esprime attraverso massime che, probabilmente, per lui hanno un grande significato. Appena entrati mi videro e mi salutarono. Mentre ricambiavo il saluto con un sorriso si sedettero agli sgabelli vicini al mio.

«Ciao, due caffè per favore» chiese al ragazzo Il Faccendiere. Poi si girò verso di me con un tono di voce leggermente più basso: «ma tu sai se per caso gli è morto qualcuno a ‘sto qua? Non sorride mai!»

«Non credo, anche perché, visto che è sempre così, gli deve morire una persona al giorno secondo la tua teoria» risposi. Risero entrambi. Poi Il Faccendiere si rivolse nuovamente verso L’Eloquente.

«Comunque non devi avere problemi amico mio. Tu me lo dici e ti mando a casa tua, easy, un’escort di lusso. Non ho mai provato sinceramente, sai, non ne ho bisogno, ma conosco gente che….» tentò di dire il primo dei due, ma L’Eloquente alzò la mano e lo bloccò.

«Tu non hai capito un cazzo»

«Ma scusa, ci siamo visti e dopo il saluto mi ha detto: tutti facciamo cilecca. Più chiaro di così!» disse Il Faccendiere, ed io sorrisi pensando a tutta l’eloquenza che l’altro deve aver messo in quella semplice frase.

«Noi, la Juventus. Ero a Madrid mercoledì» disse L’Eloquente iniziando a mescolare il caffè che gli era stato appena servito.

Federica Nargi«Ahhhh! Va beh però, anche tu, cerca di essere più chiaro! Comunque pure io sono stato allo stadio a vedere il Milan contro il Barcellona, anche se alla fine ho passato la partita a guardare la Nargi pochi metri avanti a me. Ecco, ad esempio, con lei fare cilecca è proprio impossibile. Ma è proprio una cosa non realizzabile per leggi fisiche eh!» disse, poi si girò verso di me. «Non puoi capire. Una favola, davvero» ed io annuii, credendogli senza bisogno di grandi sforzi.

«Non è che non hai capito allora, tu non capisci niente proprio. Non parlavo di sesso, ma di calcio» si spiegò meglio L’Eloquente.

«Ho capito dai, era una parentesi di colore quella sulla Nargi. Comunque perché dici che la Juve ha fatto cilecca?»

«Perché si, soprattutto davanti. Crisi da prestazione. Giochi benino ma ti gira male qualche cosa e non riesci a ripigliarti. Fai cilecca insomma»

«L’espulsione non c’era, ok, però ammettilo, il rigore era solare e Vidal è svenuto, altro che rigore per voi!»

«Espulsione inventata, rigore per loro generoso, rigore per noi solare se hai fischiato quello per loro. Però ripeto siamo stati noi a fare cilecca» rispose L’Eloquente riassumendo in poche parole tutta la sua visione della partita.

«Si, certo, l’arbitro ha sbagliato tutto. Però hai ragione, Chiellini possiamo dire che ha fatto cilecca e pure Tevez che, lotterà anche, ma vi sevriva proprio per il salto di qualità in queste partite, o no?»

«Han fatto cilecca. E anche Conte. Ogbonna terzino sinistro, bah!» chiuse il discorso L’Eloquente.

«Dai su, se ti può consolare pure Inzaghi ha fatto cilecca. Ho visto giocare il Milan Primavera contro il Barcellona Primavera. Ti giuro, una cosa indecente. Non fanno due-passaggi-due di fila corretti. Uno, due e poi lancio lungo. E questo doveva o dovrà essere il nostro nuovo allenatore? Ma Dio ce ne scampi!» esclamò Il Faccendiere.

«Vedi? Tutti fan cilecca prima o poi. Inzaghi: sempre a segno sul campo e con le donne. Poi, da allenatore, fa cilecca»

«Hai proprio ragione caro mio! Però io sono più simile a Cristiano Ronaldo e Messi allora. Mai fatto cilecca» disse ridendo Il Faccendiere al mio fianco. Anche io e L’Eloquente ridemmo.

«Quei due lì sono veramente pazzeschi» mi intromisi io. «Non sbagliano praticamente mai la partita che conta, hanno una marea di soldi e donne meravigliose. Francamente è almeno complicato poter immaginare che uno di loro possa far cilecca nella vita» dissi.

«La vita non è oggi, ma è anche domani. Vado in bagno» mi rispose L’Eloquente e poi si avviò ai wc.

«Ha una capacità di restringere i concetti invidiabile» dissi al Faccendiere mentre accompagnavo con lo sguardo la camminata flemmatica del nostro amico verso la toilette.

«Vero. Invidiabile. E’ il Maradona dei concetti. Tutta questa chiacchierata, per lui, poteva riassumersi in tre semplici parole: tutti facciamo cilecca»

Quando L’Eloquente tornò i due pagarono e, dopo avermi salutato, se ne andarono. Io rimasi ancora un po’ ma, non vedendo tornare Giacomo, annoiato dall’assenza di distrazioni, decisi di andarmene. Pagai, salutai il musone senza avere risposta e mi avviai verso casa. Pochi metri più avanti sentii una voce chiamarmi. Mi girai e vidi Giacomo raggiungermi di corsa.

«Ciao Giacomo. Che hai?» chiesi

«Buongiorno» mi rispose riprendendo fiato. Poi, dalla tasca del jeans, tirò fuori un biglietto. Il mio cuore aumentò di battiti come un vecchio motore a scoppio. Marilena. Aveva risposto, ieri nel tardo pomeriggio. Aveva fissato un appuntamento con me al Contropiede. Giacomo mi sorrise. Io lo ringrazia e lo salutai, cercando di contenere la mia gioia, con scarsi risultati visto che credo di avergli baciato la mano con cui mi aveva consegnato il biglietto, ma è un ricordo, già ora, sfuocato. Ancora attesa, ancora l’immaginazione che si libera. Ma se prima l’attesa mi ammazzava, ora l’attesa mi dà vita. E col cazzo che avrei fatto cilecca io! Non questa volta, non con Marilena.

facebook-profile-picture

Crede nello sport come forma di narrazione, è Dottore in giurisprudenza perché crede ancora nella giustizia e legge per tenere i piedi ben saldi sulle nuvole. Ha trovato una Winston blu. L'ha fumata. @Andrea_Ross89

2 Commenti a “Al Bar Contropiede: Tu cilecchi, egli cilecca ed io cilecco?

Rispondi