Maradona e Totti leggende

Benvenuti al Bar Contropiede, dove tra un caffè ed una spuma il calcio domina dietro al bancone. Accomodatevi e rilassatevi, vi serviremo subito.

Caffè quadruploBOOM, BOOM, BOOM, BOOM. Non è un bombardamento in atto, bensì ciò che la mia testa percepisce ad ogni rumore in una mattina successiva ad una sbronza. Il mal di testa mi bracca, come un Davids d’annata. Sarà il fatto che le sbronze non sono propriamente la mia quotidianità o semplicemente il fatto che l’inesorabile scorrere del tempo mi costringe ad ammettere che non sono più un ragazzetto, in ogni caso stamani ero veramente in condizioni pietose. Entrai al Bar Contropiede con due occhiaie degne della miglior Anna Magnani, trascinando i piedi. Appena entrato mi lasciai cadere senza alcun pudore sulla prima sedia che trovai libera ed iniziai a massaggiarmi le tempie. Ogni passaggio d’auto, ogni clacson suonato, ogni guaito d’un cane nel breve tragitto da casa mia al bar mi era parso come il passaggio di una ventina di F35 a pochi metri dalla mia testa. Senza dire niente mi ritrovai davanti agli occhi una tazza grande di caffè, più che doppio direi almeno quadruplo. Alzai la mano in segno di ringraziamento.

«Serata dura?» chiese Giacomo tornando dietro al bancone. Annuii.

«Durissima, non ho più il fisico» risposi biascicando, avendo la bocca ancora impastata.

«Di cosa s’è ubriacato? Le ho portato il caffè che vale per tutto, ma in base a ciò che ha bevuto posso prepararle dei toccasana che neanche si immagina»

«Ah, non ne ho idea, credo di aver fatto un bel miscuglio. Va benissimo il caffè Giacomo, grazie. E smettila di darmi del lei che mi innervosisce. Comunque ieri un mio amico ha chiesto alla sua fidanzata di sposarlo. Bisognava festeggiare, tanto offriva lui, ma penso di avere un pelo esagerato» dissi prima di dare il primo sorso, che immediatamente risputai nella tazza. «Bleah! Ma è amaro!»

«Certo, se ci mette…scusa, metti lo zucchero non fa effetto»

«A me fa schifo amaro» dissi pulendomi al bocca con la manica della felpa.

«Non faccia…fare, scusami. Non fare il bambino e manda giù» mi rimbrottò per poi tornare alle sue mansioni abituali. Feci una smorfia ma decisi di prendere coraggio e mandare giù quella quantità spropositata di caffè nel minor tempo possibile. Poco dopo la porta si aprì ed un frastuono, che mi provocò una sofferenza inumana, si fece largo nel bar. Erano Cesare e Gennaro, due istituzioni. Rispettivamente romano e napoletano, oltre 135 anni in due, bidelli storici del liceo Ungaretti poco lontano.

totti leggenda«Ma che parli ancora? Aò c’avete rotto er cazzo per anni e anni cò sto’ Maradona e mò nun posso dì dù robe io su la leggenda de le leggende er Pupone?» sbraitò Cesare avviandosi al bancone.

«Cornutazzo! Hai dett na’ blasfemia ca’ San Gennar viene abbascio e te prende a calcì into mazzo! Metter vicino Totti a’ Maradona…ca’ Iddio te fulminasse!» rispose con altrettanta enfasi Gennaro. In due penso che superino i decibel di un concerto dei Metallica di svariati livelli, ma easy proprio.

«Cornuto sarà tu’ genero che stà con quella zozza de tu sorella Gennà!»

«Buoni ragazzi, su. Che vi porto stamattina? Caffettino?» chiese il barista col solito sorriso.

«Giacomo, il tuo nun è cafè, è ‘na brodaglia» esclamò Gennaro sorridendo, ma poi ordinò pure due paste alla crema per godersi la sua brodaglia mattutina. Si rivolse nuovamente a Cesare: «Comunque noi avimm Higuain cà è stato santificato dal Pibe in persona, e vi facimme o’ culo. Vinciam noi o’ scudetto quest’anno, sicuro comm cà me chiamm Gennaro»

«Abbello, va che Maradona mica è er Papa eh, quello sta a Roma, mica sta a Napoli. A San Pietro ce mettereste il pattume ricottari come siete!» urlò ad un tono di voce ancora più alto, se possibile, Cesare, facendomi provare una fitta incredibile alla testa. Solitamente li trovo una coppia simpatica, sempre dietro a punzecchiarsi senza soluzione di continuità. Ma oggi non potevo proprio farcela. Purtroppo dovevo finire il mio caffè ed in ogni caso le forze per andarmene latitavano.

«Assoreta! A’ munnezza ve la butterei in chillu rudere che tenete in centro, o’ Colosseo!»

Maradona«Quand’è Napoli-Roma?» chiesi all’improvviso. I due si girarono verso di me e mi salutarono poichè, probabilmente, non mi avevano visto da tanto erano presi. «Quand’è Napoli-Roma o Roma-Napoli?» chiesi nuovamente, non avendo ricevuto alcuna risposta.

«E che ne so!» rispose Cesare.

«Fatemelo sapere che vi eviterò accuratamente allora….» dissi. I due scoppiarono a ridere, senza capire, a quanto pare, la serietà della mia risposta. In quel momento entrò al bar un signore distinto e non appena vide i due li chiamò con un fischio: «Cesare, Gennaro, vi voglio subito nel mio ufficio. Niente storie o vi dimezzo lo stipendio, scansafatiche!» ed uscì senza dire altro. I due s’erano finalmente zittiti e per un istante ringraziai dal profondo del mio cuore quell’uomo. Giacomo chiese loro chi fosse.

«Chillu grandissimm cornutazzo è o’ Preside. Ca’ ie’ venga u colpo apoplettico….» rispose Gennaro a denti stretti.

«Deve annà a morì ammazzato. Pure gobbo è!» chiosò con finezza Cesare.

«Cesare, sarà micà ppe chistu motivo ca’ ci becca sempre quann simme in fuorigioco?»

«Se sai mai Gennà, po’ esse…l’unica cosa che so è che alla fine vince sempre il gobbo!»

I due pagarono e, in silenzio e giù di corda, si trascinarono fuori dal bar. Finalmente la pace, finalmente il silenzio. Ripresi a sorseggiare il mio caffè quadruplo amaro, facendo smorfie ad ogni sorso, sperando che a Gennaro e Cesare il Preside facesse soltanto una tirata d’orecchie. A vincere, alla fine, sarà anche sempre lui, ma la gente vuole bene a loro.

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Crede nello sport come forma di narrazione, è Dottore in giurisprudenza perché crede ancora nella giustizia e legge per tenere i piedi ben saldi sulle nuvole. Ha trovato una Winston blu. L'ha fumata. @Andrea_Ross89

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