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Benvenuti al Bar Contropiede, dove tra un caffè ed una spuma il calcio domina dietro al bancone. Accomodatevi e rilassatevi, vi serviremo subito.

nuovo-inizio-2013-2014Lo so, manco da un po’, e me ne dispiaccio. Sono successe tante cose nell’ultimo mese, eppure non è successo niente. C’è stato il Natale, ma che dire di una festa dove si sta seduti a tavola la maggior parte del tempo ad abbuffarsi di panettoni gastronomici e pandori con cui pagherai il prossimo mercato del Chievo? È finito il 2013 ed è iniziato il 2014, eppure il 31 dicembre stavo nella stessa identica situazione dell’1 gennaio: stesso conto in banca, stesse spese da pagare, stessi pensieri e stesse speranze. Ah, e vi ricordate come ci eravamo lasciati con Marilena (QUI)? Sì, insomma, dovevo concludere finalmente. Beh, non è ancora successo. Non vuole correre, dice. Vai a capirle le donne. Fatto sta che in bianco ho finito il 2013 ed in bianco ho iniziato il 2014. Tutto cambia, ma niente cambia. Anche il Bar Contropiede è sempre lì, inamovibile, sempre aperto. Del resto Giacomo non aveva di meglio da fare che lavorare a quanto mi ha riferito.

E proprio al Contropiede, stamani, eravamo seduti ad un tavolino io, lo Sparasentenze e l’Eloquente. Si parlava del più e del meno, o meglio, lo Sparasentenze parlava, io dicevo la mia e l’Eloquente osservava, infilando una massima tra un concetto e l’altro. Una normale mattina di gennaio insomma, in cui il tempo scorre senza realmente scorrere. Girano solo le lancette dell’orologio, il resto sta tutto fermo. All’improvviso la porta si aprì ed entrò il Faccendiere, come sempre impeccabile in blazer grigio e camicia bianca. Ci salutò ed ordinò un caffè. Non si vedeva da un po’ da queste parti.

«Ma buongiorno» esclamò lo Sparasentenze in saluto dell’amico. «È da un po’ che non ci si vede. Stai forse cercando di conquistare il mondo?» disse poi ridacchiando. Io sorrisi, l’Eloquente sogghignò.

«No, sto cercando di far girare l’economia che se aspetto voi il PIL torna a crescere nel 2088. Forse» rispose senza neanche guardarci e sorseggiando il caffè che intanto Giacomo gli aveva prontamente servito. «Solo Giacomo lavora qua. Ed io naturalmente»

«Chi lavora non fa l’amore» disse all’improvviso l’Eloquente.

«Veramente Celentano diceva il contrario…» cercai di spiegare.

«Licenza poetica» spiegò lui.

«Ha ragione l’Eloquente» affermò lo Sparasentenze alzandosi per sgranchirsi un po’ le gambe, «del resto anche la Carrà cantava “quanto è bello far l’amore da Trieste in giù”, ma io l’ho fatto anche ad Innsbruck e vi assicuro che non cambia un cazzo». L’Eloquente annuì convinto, il Faccendiere invece scosse la testa annoiato da questi futili argomenti.

«Eddai, siediti un attimo» dissi al Faccendiere spostando una sedia verso il nostro tavolo ed invitandolo ad accomodarsi.

«Ti ringrazio ma sono veramente di fretta. Sto in una fase critica di un progetto. Sto cercando gli ultimi fondi per lanciare la produzione di una serie TV»

«Figata le serie TV!» esclamò lo Sparasentenze.

«Già, è una serie TV incentrata sul calcio e la vita quotidiana di una squadra di infima categoria. sarà la trasposizione di ciò che è veramente questo sport per gli italiani: passione, grinta, amore, violenza. Realtà allo stato puro. O meglio, questo è quello che devo dire a quelli a cui sto cercando di venderla. Sinceramente a me il progetto fa cagare»

«Ma chiaro, l’avranno scritta dei mentecatti» sentenziò lo Sparasentenze risedendosi. «Tu dovevi venire qua da noi e vedevi che roba ti saltava fuori. Io ad esempio ho un talento innato per pensare trasposizioni cinematografiche delle squadre di calcio».

«Mi sembrava strano che tu non avessi ancora tirato fuori un tuo fantomatico talento negli ultimi dieci minuti» disse il Faccendiere. Io e l’Eloquente ridemmo.

«Potete non crederci, ma intanto qua sono l’unico ad avere notato l’incredibile sovrapposizione emotiva tra la situazione del Milan e Beverly Hills». Lo guardammo in silenzio tutti e quattro, visto che anche Giacomo, nel frattempo, si era aggregato al nostro gruppetto, tanto a quell’ora c’era penuria di clienti. Sapevamo benissimo che questa era la situazione preferita dallo Sparasentenze, perché lui riteneva quei nostri silenzi una conseguenza del pathos emotivo delle sue narrazioni, quando in realtà eravamo solo in attesa della successiva cazzata. Come immaginavo, lui sorrise soddisfatto prima di riprendere a parlare. «Non ci avevate mai pensato vero? Eppure la straziante telenovela che c’è in ballo da qualche mese a questa parte in casa Milan mi ricorda terribilmente Beverly Hills 90210. E vedrete che arriverà anche il giorno in cui qualcuno della rosa si porterà a letto Barbara, come fece Pato, proprio come Brenda e Dylan in Beverly Hills. È solo questione di tempo. A quel punto la sovrapposizione sarà perfetta» concluse con aria soddisfatta.

«A me Beverly Hills metteva tristezza» dissi chiedendo poi a Giacomo, gentilmente, un succo alla pesca.

«Era grottesco» affermò l’Eloquente.

«Straziante, triste, grottesco: tutti questi aggettivi sono perfetti anche per il Milan. Vedete?»

«A me Beverly Hills faceva cagare, nello stesso modo in cui mi fa cagare questo Milan. Questo è l’unico paragone che ci trovo. Ma se è per questo anche la cucina thailandese mi fa cagare ma non è che paragono il Milan alla cucina thailandese. Tu non sei normale» disse il Faccendiere.

FE9311E9965DD14462CDBD5561511_h467_w598_m2_q90_cBEaqiaNJ«Io straziante lo userei più per Dawson’s Creek» affermai dopo averci pensato un po’. Trovavo veramente straziante le avventure di quel povero sfigatello di nome Dawson, il quale per una vita s’è visto entrare dalla finestra una figa come Katie Holmes e neppure in piena adolescenza, con gli ormoni più in tilt di Stramaccioni allenatore dell’Inter, gli è mai venuto in mente di provarci spudoratamente. Una storia veramente straziante.

«No, quello è l’Inter» mi rispose lo Sparasentenze, «drammi personali, colpi di scena puramente sentimentali, sempre la stessa tristissima ambientazione e tanta, tanta, ma veramente tanta immaturità». Ci pensai qualche secondo, poi annuii con convinzione e gli tesi la mano per stringergliela. Approvavo la sua linea di ragionamento.

«E X-Files? La amavo con tutti i suoi complotti intergalattici e le cospirazioni intergovernative». Quella frase così lunga ed articolata, incredibilmente, l’aveva espressa l’Eloquente. Dopo un attimo in cui rimanemmo spiazzati, lo Sparasentenze si affrettò a dargli una risposta.

«Ma è evidente! Una serie TV lunga, noiosa, priva di veri e propri colpi di scena, ripetitiva, eppure di successo incredibile: è la Juventus»

«La Roma allora è Friends!» dissi io, «Fresca, innovativa, divertente, appassionante, proprio come la squadra di Rudi Garcia di quest’anno». Lo Sparasente e l’Eloquente approvarono soddisfatti, mentre il Faccendiere sbuffò.

«Scemo io che perdo anche tempo a stare dietro a voi!». Poi gli squillò il cellulare nel taschino interno del blazer e si affrettò a rispondere. «Pronto. Ah, sì, salve Dottore. Certo… Ah, capisco… Senta, ma io avrei un’idea innovativa per la serie TV che stiamo cercando di far finanziare… Posso? Troppo gentile. Allora, che ne direbbe se rivedessimo un po’ la sceneggiatura? Dobbiamo renderla più fruibile per la massa… Esatto! Ci mettiamo dentro, che ne so, un po’ di Beverly Hills, con droga e sesso asolescianziale, poi un po’ di Dawson’s Creek, con storie d’amore immature ed impossibili. Non dimentichiamoci l’ironia, la amano tutti, quindi anche un po’ di Friends con un gruppo di amici idioti e casinisti. E chi non apprezza la fantascienza? Quindi io penserei anche ad X-Files come modello per alcune parti….» mentre parlava, lentamente, il Faccendiere si avvicinava alla porta del locale e proprio mentre riportava le nostre idee al suo capo ci salutò con un cenno della mano ed un occhiolino, per poi uscire dal locale.

«Per fortuna che poi le nostre son tutte minchiate oh» disse seccato lo Sparasentenze.

«Speriamo almeno ottenga una buona retribuzione per ‘sto lavoro, almeno poi come minimo ci offre una cena» dissi.

«Da Cracco» concluse l’Eloquente.

Annuimmo tutti e tre soddisfatti, poi ordinammo tre bicchieri di bianco, proprio in quel momento scoccava il mezzodì, l’ora in cui la colazione diventa aperitivino. Giacomo ci servì e si preparò un bianchino anche per lui, poi brindò con noi. Alla TV degli anni ’90, a noi, che siamo cambiati ma siamo sempre gli stessi di allora, un po’ come le annate: cambia il numero ma non cambia niente.

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Crede nello sport come forma di narrazione, è Dottore in giurisprudenza perché crede ancora nella giustizia e legge per tenere i piedi ben saldi sulle nuvole. Ha trovato una Winston blu. L'ha fumata. @Andrea_Ross89

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