Kakà ed El Shaarawy

Benvenuti al Bar Contropiede, dove tra un caffè ed una spuma il calcio domina dietro al bancone. Accomodatevi e rilassatevi, vi serviremo subito.

Girare per la città con il caldo è una delle cose più odiose e fastidiose al mondo, seconda soltanto ad un dibatto politico tra Brunetta e Vendola. Ma se il secondo, quantomeno, possiamo evitarlo, la prima situazione devi solo subirla, con tutte le conseguenze del caso, come piedi cotti ora di sera e camicia appiccicata addosso più che indossata. Fatto sta che ora che le vacanze sono giunte al termine, la città è tornata ai suoi ritmi incessanti e solo il clima ci rimembra il fatto che l’estate, effettivamente, si conclude soltanto al 21 settembre e non quando ci pare e piace a noi.
Entrai al Bar Contropiede nella tarda mattinata, più alla ricerca di frescura che per particolari voglie. Fatto sta che ordinai una spremuta e mi accomodai ad un tavolino. Proprio al mio fianco due avventori si gustavano un bicchiere di prosecco mentre sfogliavano insieme la Gazzetta.

«Visto? Te lo dicevo io che sarebbe tornato!» disse il primo dei due, un bell’uomo sulla trentina, ancora tinto dai rimasugli di un sole marino che deve averkaka_ritorno_milan_3 battuto a lungo sulla sua pelle. Fortunato lui, pensai guardandomi le mani già di un bianco cadaverico.

«Va beh, contento te…sinceramente a me non pare una cosa per cui festeggiare». Il secondo era decisamente più anonimo del primo. Meno bello, meno appariscente, con due occhi che si intravedevano dietro occhiali da vista dalla montatura abnorme, di quelli che vanno di moda oggi ma che in realtà fanno cagare. E quando pare che siano belli è soltanto perché chi li indossa è bello, non di certo il contrario.

«Kakà torna al Milan e tu non pensi sia un buon motivo per festeggiare?! Sei matto per caso? E’ tornato il nostro Ricardino, il nostro talento, la nostra stella!» esclamò con foga il bello, agitando le mani per aria ad ogni parola. L’altro sorrise, ma pareva più un sorriso d’accondiscendenza che di approvazione.

«E’ tornato un giocatore che è stata la nostra stella, è stato il nostro talento, è stato il nostro Ricardino. Oggi è arrivato un giocatore scartato dal Real, dopo quattro anni di muffa e fatto fuori, per di più, dall’allenatore che l’ha accudito e portato al top qua da noi. Sinceramente, prima di andare sotto via Turati a festeggiare, avrei aspettato qualche partita». Sarà anche più anonimo nell’aspetto, ma la razionalità del secondo mi fece immediatamente propendere per il suo punto di vista. Tra l’altro lunedì, quando hanno chiuso via Turati, ci dovevo passare, quindi la mia antipatia per il ritorno di Kakà a Milano è stata immediata.

«A sentire parlare te sembra che tu abbia l’abbonamento per gli inter-tristi o per i gobbi, altro che milanista» sbuffò il primo sorseggiando il bicchiere di prosecco.

«Ma cosa c’entra? Dico solo che aspetterei ad esultare. E poi, scusa eh, ma sai che stravedo per El Shaarawy. Con Kakà che fine farà il nostro Faraone?»

Kakà ed El Shaarawy«Ma dai, vuoi paragonare i due per caso? Su, siamo sinceri, Stephan è stato un divertissement, una toppa necessaria a rattoppare i nostri animi da tifosi feriti nel lasso temporale intercorso tra l’addio di Ibra e l’arrivo di Balo prima e Kakà poi. E’ stato bello El Shaarawy, ma ora si defili e lasci spazio a Kakà, a chi conta davvero» disse il primo, il quale, soddisfatto delle proprie argomentazioni probabilmente, una volta finita la propria invettiva si appoggiò allo schienale della seggiola come fosse la seduta più comoda al mondo (e vi assicuro che non lo è).

«Stephan come Marilena quindi». Dopo pochi istanti di silenzio fu l’occhialuto a parlare, tirando in ballo tal Marilena. Probabilmente il nome doveva aver un certo peso psicologico sul compagno di tavolo, perché balzò in piedi ed iniziò a guardarsi attorno.

«Cazzo, dove? Dove l’hai vista?» esclamò tirando il braccio del secondo che, sorridendo con un non so che di maligno negli occhi, indicò fuori dal bar, dall’altra parte delle strada, dove una bella ragazza stava attraversando per, probabilmente, entrare nel locale. Preso dall’ansia il bell’uomo si alzò di scatto e, trascinando dietro di se l’amico, andò a sedersi in un punto nascosto per gli osservatori al bancone. Un istante dopo la ragazza, Marilena a quanto pare, entrò nel bar.

«Un caffè per favore» disse al barista, con delicatezza. Bella davvero. Non credo avesse più di una ventina d’anni, al massimo 22. I capelli rossi le cadevano leggeri sulle spalle accarezzandole tutta la schiena fino a giungere, più o meno, al sedere, a cui ammetto senza alcun imbarazzo di aver dato una rapida occhiata fasciato com’era in un paio di jeans attillati. Per pudore poi, immediatamente, rivolsi lo sguardo in direzione dei due uomini che, di sottecchi, tiravano furtive occhiate al bancone. Marilena finì il suo caffè, pagò ed uscì salutando cortesemente. Lentamente i due tornano al loro tavolo.

«Cazzo, ce la siamo vista brutta» disse il primo, veramente scosso.

«Tu te la sei vista brutta, mica io. Tu ti sei divertito con lei per un anno e poi, appena quella vacca della tua ex s’è rifatta sotto, hai mollato Marilena come fosse l’ultima sfigata. Appunto come ha fatto e farà il Milan con El Shaarawy ora che è tornato Kakà» ci tenne a precisare l’occhialuto.

«Innanzitutto non permetterti di dare della vacca a Elisa, ok? E nemmeno a Ricardino, visto che hai fatto il paragone. Secondo: io non ho mollato Marilena, semplicemente l’ho messa in panca diciamo….»

«Come faranno con El Shaarawy. Vedi? Tutto torna»

«Ma smettila, son cazzate. Solo cazzate. Marilena resta importante per me, una persona a cui tengo»

«Chiaro, è figa. Ma solo per questo ci tieni a lei. Tu ami la vacca. Contento tu»

«Si chiama Elisa, non vacca! E comunque dai, è normale sia così. Marilena è una ragazzina, non sa ancora cosa vuole dalla vita. Però a letto è el-shaarawy-milan-cagliari-spaziomilanfantastica. Solo sesso, niente di più. E’ sempre stato così per me con lei»

Mi alzai, annoiato dalla banalità dei discorsi di quell’uomo tanto bello quanto vacuo. E proprio mentre mi dirigevo col mio bicchiere oramai vuoto al bancone vidi, con la coda dell’occhio, che la bella Marilena stava tornando. Sorrisi tra me e me. La porta si aprì, Marilena entrò nel locale.

«Mi scusi» disse al barista «Devo essermi dimenticata qua il portafogli». Non appena aprì bocca, il bello dei due saltò in piedi, girandosi verso Marilena. Lei, a quel punto, lo vide ed il suo viso si contrasse in una specie di smorfia.

«Ciao tesoro! Come stai?» disse lui alla fine, rompendo il silenzio, ed andandole incontro con le braccia aperte come per abbracciarla. Pessimo attore. Neanche Gabriel Garko, davvero. Lei si spostò e lasciò partire uno schiaffo sonoro e, per quanto vidi, anche doloroso.

«Tesoro un cazzo, bastardo!» urlò Marilena, che poi si avvicinò nuovamente all’uomo, il quale tentava di massaggiarsi la guancia sinistra colpita. «Ma cosa credi, che sia una scema? Lo so benissimo che hai ripreso ad uscire con la tua ex. Pensavi forse che mi sarei bevuta la storia che mi hai raccontato? Stupido! Idiota! Bastardo!!» sbraitò iniziando a spingere l’uomo con forza. Con grande presenza di spirito andai a mettermi in mezzo tra i due.

«Ehi, ehi, non esageriamo. Non credo sia il caso di usare la violenza» iniziai, ma uno sguardo della apparentemente dolce (prima) Marilena mi fece desistere dai miei intenti di paciere. Così, dopo averli soltanto allontanati l’una dall’altro, mi defilai.

«Tieniti pure la tua fidanzata» disse lei, più calma rispetto a prima ma tremante dalla rabbia «Ma non farti più sentire né vedere. Hai capito?». Poi si girò e si diresse verso la porta d’uscita, dopo aver preso il portafogli che, per tutto questo tempo, il barista aveva teso in sua direzione.
Il bell’uomo si risedette al fianco dell’amico occhialuto che si lasciò andare in una fragorosa risata.

«Complimenti, hai appena messo El Shaarawy sul mercato amico mio!» esclamò.

Non ascoltai il resto. Uscii dal bar salutando il barista e sperando di poter vedere ancora per un istante Marilena allontanarsi, con i capelli muoversi al ritmo del suo passo. Niente, l’avevo persa. Spero per lei che trovi il modo di essere protagonista su altri campi, se lo merita.

facebook-profile-picture

Crede nello sport come forma di narrazione, è Dottore in giurisprudenza perché crede ancora nella giustizia e legge per tenere i piedi ben saldi sulle nuvole. Ha trovato una Winston blu. L'ha fumata. @Andrea_Ross89

Rispondi