allegri berlusconi

L’Italia è un Paese di allenatori. Banalità o meno, la cosa certa è che nel Belpaese la passione per il calcio non la si può calcolare soltanto a suon di sondaggi, statistiche e indagini demoscopiche. L’unico vero metro di giudizio è il bar. È in quel luogo tanto comune quanto mistico che la vera passione calcistica italica si può calcolare, palpare con mano. Neanche la politica accende gli animi degli avventori come fanno invece gol, parate, decisioni arbitrali e scelte tecniche. Ma i tempi cambiano e con esso anche le aspirazioni di una Nazione. Oggi l’italiano medio non pensa più di essere meglio di qualsiasi allenatore si accomodi su qualsiasi panchina, bensì ritiene di essere molto più capace e managerialmente più ferrato di ogni Presidente di squadra calcistica sul globo terracqueo. Ebbene si, l’Italia è un Paese di presidenti.

“Avessi io 50 milioni da spendere sul mercato…”, “fossi io al posto dei dirigenti X e Y….”, “ma perchè non prendiamo un italiano invece che un -inho qualsiasi?!”. In ogni bar queste frasi riecheggiano inframmezzate dai tradizionali sbuffi della macchina del caffè e la musichetta del bonus alle slot-machines. Il lunedì, chiaramente, è il giorno migliore per osservare ed analizzare questo magnifico teatrino di vita quotidiana. Ma oggi, in più, stiamo vivendo il lunedì appena successivo alla fine della stagione calcistica 2012/2013 e ciò aumenta a livelli esponenziali il tutto. In particolare, ad accendere gli animi dei tanti presidenti di ogni bar, quest’oggi, è il destino ed il futuro delle due guide tecniche milanesi, ovvero Allegri e Stramaccioni. Non essendo assolutamente restio al mischiarmi al marasma di opinioni più o meno condivisibili che si sentono al bar, ho deciso di vestire, per qualche attimo, i panni di Berlusconi e Moratti, dicendo pure la mia sul futuro dei due tecnici delle compagini meneghine.

allegri e berlusconiSe fossi Berlusconi, sinceramente, Allegri me lo terrei. Ammetto, privo di vergogna, che il tecnico livornese l’avrei cacciato senza troppi indugi già alla quinta giornata, quando più che un allenatore Allegri pareva un apprendista alchimista alla ricerca di una quadratura tattica che, però, tardava decisamente ad arrivare. Poi, come un buon diesel, il motore tattico messo in piedi dal tecnico ha iniziato a funzionare ed il Milan, giornata dopo giornata, è riuscito a portare a termine una rimonta assolutamente degna di lode. Ad inizio stagione Galliani aveva dichiarato che con gli arrivi di De Jong e Bojan il Milan poteva puntare al titolo, sottolineando anche come il terzo posto fosse assolutamente un obbligo. Allegri, zitto zitto, tra tanti rospi ingoiati e poche parole, è riuscito a raggiungere l’obbligatorio terzo posto pure senza De Jong e Bojan, il primo infortunatosi gravemente nella prima parte di stagione ed il secondo dimostratosi decisamente non all’altezza delle aspettative (come del resto tre quarti dei gioiellini della cantera blaugrana una volta lasciata la casa madre). Balotelli ha dato una mano, ma la valorizzazione dei giovani talenti El Shaarawy e De Sciglio sono chiaramente un punto a favore del tecnico livornese. Qualche aiutino arbitrale? Forse sì, o diciamo decisamente sì, ma ciò non toglie che aver fatto 7 punti nelle prime otto giornate e poi 65 nelle restanti trenta non è affatto male. Poi, detto francamente, se oggi caccio Allegri chi mi prendo? Seedorf? Un pò rischiosa come scelta, troppo rischiosa, come sarebbe Inzaghi. Oppure Donadoni, cioè l’allenatore che ovunque sia andato è riuscito a fare giocare alla grande la sua squadra per mezza stagione e poi da cani la seconda parte? Se hai tenuto Allegri le prime otto giornate, non ha senso cacciarlo ora. È vero, ieri sera ha rischiato di perdere col Siena il terzo posto che pareva oramai acquisito schierando una formazione leggermente senza senso, ma sono i rischi del mestiere. Una partita non vale una stagione ed un esonero, a maggior ragione quando otto giornate schifose non hanno valso l’esonero.

Se fossi Moratti invece, sinceramente, Stramaccioni lo caccerei. È vero, io come presidente e tutta la dirigenza abbiamo colpe mica da poco; è vero, la rosa non era propriamente all’altezza di chissà quali traguardi; è vero, gli arbitri non sono proprio stati moratti e stramaccioniperfetti con l’Inter; ed è vero anche la serie di infortuni che ha colpito i nerazzurri quest’anno è roba da giocare le prossime dieci stagioni a Lourdes piuttosto che a San Siro. Però Stramaccioni le sue colpe le ha e sono davanti a tutti. 16 sconfitte  in stagione, cioè praticamente un girone intero di partite perse, di cui 8 nelle ultime 11 gare e ben 5 nelle ultime 6 partite casalinghe della stagione. Soltanto 5 vittorie in tutto il girone di ritorno ed il magro bottino di 19 punti in esso. Nono posto, peggior risultato dal ’94 ad oggi, dopo aver utilizzato sei (dico sei) moduli diversi. Il vero specchio delle responsabilità di “benebene” Strama però sono i numeri difensivi dell’Inter: seconda peggior difesa del campionato con 57 reti subite, alla pari del retrocesso Siena e davanti soltanto al Pescara, più di Atalanta, Torino, Chievo, Genoa e così via, senza contare l’altrettanto retrocesso Palermo che ha preso 54 gol. In ben nove occasioni i nerazzurri hanno subito dai tre gol in su. Ora, a rigor di logica, la tattica difensiva la sceglie l’allenatore, non la dirigenza o l’arbitro. E, razionalmente, Ranocchia, Samuel, Juan Jesus, Chivu, Silvestre e chi, a turno, è stato usato come difensore nella retroguardia nerazzurra, creano un comparto arretrato decisamente migliore di quello di Siena, Palermo, Torino o Chievo, per dire. La cosa che lascia ancora più perplessi è il fatto che se sei consapevole, come nelle ultime otto partite di Serie A nerazzurre, che il tuo attacco non ha la forza di cambiare i match, com’è che non ti concentri sulla stabilità difensiva per non prenderle quantomeno? 18 dei 57 gol subiti sono arrivati in queste ultime partite, di cui cinque dall’Udinese, quattro dall’Atalanta e tre da Lazio e Napoli. Che Stramaccioni non sia l’origine di tutti i mali nerazzurri va bene, è evidente realtà, ma mi chiedo su quali basi effettive possa essere riconfermato un allenatore con questi numeri in una squadra come l’Inter.

Svesto i panni dei presidenti, finisco il caffè con aria soddisfatta, pago e saluto gli avventori del bar. Per oggi il mio contributo l’ho dato.

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Crede nello sport come forma di narrazione, è Dottore in giurisprudenza perché crede ancora nella giustizia e legge per tenere i piedi ben saldi sulle nuvole. Ha trovato una Winston blu. L'ha fumata. @Andrea_Ross89

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