alex

Un tuffo nel passato; sembra l’ormai lontano 1997, Juventus – Lazio, punizione, batte Del Piero, goal, tutto sembra normale, invece no, riguardo il replay e vicino a lui non vedo né Deschamps né Di Livio ma Andrea Pirlo.

La mia testa fa mente locale, siamo nel 2012 e dopo 82 minuti passati ad attaccare la banda di Conte assapora in prima fila la punizione che la fa rispuntare al primo posto una lunghezza davanti al Milan.

Lo Juventus Stadium esplode e come d’incanto, senza nemmeno pensarci, si alza il coro: «un capitano, c’è solo un capitano» ed eccola lì, la linguaccia.

Quella stessa lingua già vista contro Milan e Inter in questa stagione.

Eh sì, perché il capitano alla tenera età di 37 anni scende ancora in campo come fosse un ragazzino, con una voglia matta di tirare quella palla in fondo alla porta, di correre e sudare, ma soprattutto con il desiderio di essere essere ancora fondamentale per la sua squadra.

Mai una protesta, mai una parola fuori luogo: tutti lo davano per spacciato, per invecchiato, neppure la società gli ha ancora rinnovato il contratto, la sua cara Signora per la quale ha sofferto tanto, soprattutto negli ultimi anni, per la quale è sceso anche in Serie B.

 

Queste sono le bandiere, indispensabili, attaccate alla maglia, «sono quelle che ti fanno andare allo stadio la domenica, senza le quali sarebbe come andare a vedere la partita senza la sciarpa o la maglietta…» come commentava un giornalista di Sky appena terminato l’incontro.

Questo è il capitano, questo è Alex, ancora fondamentale, che non ci sta ad essere accantonato, che vuole essere ancora lì, in prima fila, a lottare insieme a Conte e compagni, come fa dal lontanissimo ’93 per la sua “Vecchia Signora”.

E ancora una volta, ieri sera, ci ha permesso di esclamare come faceva fino a qualche anno fa il caro vecchio Maurizio Mosca (e sono certo che anche ieri sera l’ha urlato a tutti gli angeli che erano con lui): «ah come gioca Del Piero!».

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