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C_2_fotogallery_3003043_0_imageE’ passata meno di una settimana dall’eliminazione da Euro2016 ma la ferita è ancora aperta, soprattutto per noi tifosi. Sapevamo tutti che contro la Germania sarebbe stata dura, durissima, ma questa piccola grande Italia ci aveva abituato davvero molto bene, come mai all’inizio dell’avventura europea avremmo immaginato. Proprio per questo, una volta giunti ai rigori, all’impresa contro i tedeschi ci avevamo fatto tutti un po’ la bocca. Di sicuro questa volta, visto quanto dimostrato dagli azzurri nel corso dell’Europeo, in caso di sconfitta non ci sarebbe stata contestazione alcuna. Ci ha pensato Graziano Pellè ad agitare le acque fra i tifosi con quel modo bislacco di calciare il rigore, sbagliandolo. Già a prescindere noi italiani non siamo di certo quel tipo di popolo che dopo una sconfitta ti accoglie a braccia aperte con tanto di “Geyser Sound”, figuriamoci dopo un rigore sbagliato in quel modo: mimando il cucchiaio a Neuer, per poi tirare malamente a lato. È vero, la delusione è tanta ma non si può di certo condannare un giocatore che, fino a quel momento, aveva dato tutto soprattutto perché poi, ragionando a mente fredda e ripercorrendo alcune tappe della sua carriera si evince che, se Graziano avesse segnato, quella pantomima non sarebbe stata poi così una cattiva idea…

pelle-in-azzurro-800x540Infatti, fino a quell’infinita lotteria dei calci di rigore contro la Germania di Loew, il rapporto tra il cosiddetto “cucchiaio” e Graziano Pellè era stato tutt’altro che una barzelletta anzi, una sorta di idillio silenzioso che durava da circa undici anni. Il tutto ebbe inizio nel giugno 2005 in Marocco dove, ai quarti di finale del Mondiale Under20, l’Italia sfidò ai rigori proprio i padroni di casa; in quell’occasione Pellè trasformò il rigore utilizzando per la prima volta il cucchiaio ma, purtroppo, la realizzazione fu tanto bella quanto inutile dato che l’Italia venne comunque eliminata. Fu invece super decisivo con un altro cucchiaio nel 2008, durante lo spareggio con il Portogallo, quando allora in palio c’era il pass per le Olimpiadi di Pechino. Lì Pellè, subentrato al posto di Pazzini, si presentò per primo dal dischetto con grande personalità: breve rincorsa e splendido “scavino” che spiazzò il portiere e a dire il vero non solo lui. Al termine della partita, incalzato sull’argomento dai telecronisti che volevano sapere qualcosa di più di quel calcio di rigore, il giovane attaccante rispose gelando tutti: “Io li so tirare solo così”. Risposta un po’ da fenomeno forse ma probabilmente, visto l’ultimo rigore tirato contro la Germania, non così lontana dalla realtà.

foto615799_630-365_resizeCosa certa è che con quel rigore Pellè catturò l’attenzione degli addetti ai lavori perché, in effetti, vedere un gigante di 1,93 per 83 kg calciare in quella maniera, non è cosa di tutti i giorni. Insomma il tutto lasciava presagire un futuro più che roseo per il ragazzo di San Cesario di Lecce. Invece no, la strada verso il successo è stata lenta e lunga come la traiettoria di un cucchiaio che non sembra entrare mai. Cresciuto nelle giovanili del Lecce, dove ha vinto tutto, ha poi girovagato per l’Italia senza fortuna alcuna, salvo alla fine trovarla in Olanda: prima con l’Az Alkmaar, fortissimamente voluto da Lousi Van Gaal, e poi al Feyenoord di Ronald Koeman che, insieme alla divisa biancorossa, si rivelerà il comune denominatore dei migliori anni della vita calcistica di Pellè. Difatti, in biancorosso, Graziano ha conquistato con l’Az uno scudetto ed una Coppa d’Olanda per poi segnare con il Feyenoord una valanga di gol: 50 in 57 partite, semplicemente devastante. Per non farsi mancare nulla, uno di quei cinquanta gol lo segnò ancora con il cucchiaio nel corso dei quarti di finale di Coppa d’Olanda contro l’Herenveen. Anche quella volta Pellè optò per il rigore “alla Panenka”, come lo chiamano da quelle parti, in ricordo dell’ex giocatore della Cecoslovacchia (anche lui rigorosamente in maglia rossa e pantaloncini bianchi) che per la prima volta sperimentò il cucchiaio nella finale dell’europeo ‘76 contro la Germania Ovest del portiere Sepp Maier. Già, se solo il portiere dell’Herenveen si fosse ricordato dell’intervista di Pellè contro il Portogallo, non avrebbe fatto la fine di Maier, poiché l’azzurro non lo avrebbe tirato niente altro che in quel modo.

Ci pensò Ronald Koeman a rinfrescare a tutti la memoria dopo il fischio finale smascherando definitivamente il suo pupillo: “Adesso Graziano, ovviamente, non potrà più calciare un rigore, perché ormai tutti i portieri hanno capito come tira”. Con queste parole l’allenatore olandese sancì una volta per tutte la fine della “love story” tra Graziano e il cucchiaio, una storia fatta di sporadici incontri ma sempre intensi ed emozionanti. Da quel giorno infatti Pellè non lo utilizzò più e chissà se, una volta trovatosi contro Neuer, memore delle parole del suo allenatore, non abbia cambiato idea, limitandosi solamente a mimare il cucchiaio anziché calciarlo: “Volevo ingannare il portiere della Germania – dirà poi Graziano – vedevo che saltellava e si muoveva prima di ogni esecuzione e che quando si tuffava negli angoli sembrava sempre volare. Mimando lo “scavetto” ho tentato di tenerlo fermo”. Con queste parole Pellè ha tentato invano di giustificarsi al cospetto di tutti i tifosi, ma purtroppo per lui non è bastato ad evitare il tam tam mediatico scatenatosi nei suoi confronti dopo l’eliminazione. Nonostante la spiegazione fosse comunque abbastanza plausibile, i tifosi hanno rivisto in quel gesto un atteggiamento spocchioso, di quelli che se poi non ce la fai è meglio che ti nascondi.

A chi dare torto? Certamente Graziano non è mai stato un campione di umiltà anche se da qualche anno è sembrato raggiungere una discreta maturità e il suo comportamento in nazionale è sempre stato impeccabile anche perché altrimenti, con uno come Conte, gli Europei li avrebbe visti col binocolo (vedi Balotelli). Nella parentesi olandese però ha sempre dato l’impressione di essere un tipo originale e “fumantino”. Come non ricordarsi di quella intervista a caldo, dopo il derby perso dal Feyenoord contro l’Ajax, dove Graziano ebbe un acceso battibecco con un giornalista di Fox Sport tacciato apertamente dallo stesso Pellè di essere tifoso dell’Ajax.

Per non parlare poi di quando, dopo una sostituzione contro il Twente, rientrò subito negli spogliatoi spaccando letteralmente tutto quello che gli si presentasse davanti.

Atteggiamenti sicuramente deprecabili ma che sotto sotto denotano nel giocatore una spiccata personalità corredata da una grande passione che a volte eccede ma restando comunque scevra da protagonismi fini a se stessi. Etichettato simpaticamente come “il tronista”, in realtà si è dimostrato un vero combattente che in campo segna, lotta e gioca da leader. Sono certamente queste le caratteristiche che hanno convinto allenatori come Koeman a puntare su di lui, tanto da portarlo con sé anche al Southampton in Premier League dove, sempre di biancorosso vestito, ha da subito conquistato il cuore dei propri tifosi e soprattutto i favori della critica che nel 2014 lo ha incoronato giocatore del mese di settembre preferendolo a stelle del calibro di Diego Costa e Angel Di Maria. Una escalation di prestazioni che ha spinto Antonio Conte a convocarlo agli Europei di Francia e che ora, dopo il grande torneo disputato, vorrebbe con sé persino al Chelsea. Infatti, fino a quei maledetti rigori, Graziano ci aveva trascinati con il suo carisma e due gol fotocopia che avevano seppellito prima il Belgio e poi la Spagna. Infine, contro un avversario nettamente più forte come la Germania, da italiano consumato, ha usato tutto quello che era in suo possesso pur di avere la meglio: forza, orgoglio, astuzia e infine un pizzico di inganno. Siamo arrivati ad un passo dal raccogliere quello che in questi mesi era stato seminato con tanta fatica, ma è andata male. E se magari Graziano si fosse rivolto ancora una volta al suo caro vecchio cucchiaio, sarebbe stato tutto molto più semplice; purtroppo però, alla fine, col cucchiaino ci hanno raccolto loro.

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