ferguson whisky

fergie cheersUn ultimo sorso di buon vecchio Talisker condiviso con gli amici di sempre; quello buono, tenuto lì per l’occasione. Un saluto rapido, troppe sarebbero le cose da dirci ancora. E poi via, ognuno per la propria strada. Con qualche lacrima imprevista a solcare anche i visi più ruvidi. Con in bocca quel gusto di Scozia che ci accompagnerà per sempre.
Perché quell’uomo semplice, con le gote rosse e il sorriso sornione, un po’ ci ha cambiato la vita.

Spiegare ad un bambino chi sia Alexander Chapman Ferguson, cosa rappresenti per una generazione e più di calciofili, è impresa sinceramente improponibile: un genio, un artista, un maniaco, un instancabile lavoratore, un vecchio folle, un eterno bambinone: tutto questo, e niente di questo. Perché Sir Alex è così, al di là di qualsiasi possibile definizione.

Sir Alex, cattolico di Glasgow, tifoso della squadra protestante della città, che per non far torto a nessuno ha pensato bene di andare a vincere ad Aberdeen – sì,  proprio Aberdeen…

Sir Alex il nomade, il giramondo che ha predicato il gioco del pallone per l’intero globo; Sir Alex il pigro, il sedentario che si è affezionato alle poltroncine rosse dell’Old Trafford, tanto da passarci un quarto di secolo abbondante.

ferguson premierSir Alex il conservatore, che non ha mai rinunciato alla squadra corta, alla difesa ferrea, ai contropiedi micidiali; Sir Alex il rivoluzionario, che ha osato “invertire gli esterni”, “alzare i terzini”, affidarsi ad attaccanti lontani dallo stereotipo del centravanti classico.

Sir Alex il professore bacchettone, per cui il gruppo era tutto, e anche il faccino d’angelo del Davide poteva essere sfregiato da uno scarpino, se era il caso; Sir Alex il padre paziente, che ha coccolato l’ingestibile talento di una fila di “numeri sette” da mettere i brividi.

Sir Alex che lancia i giovani, ma non può fare a meno di Paul il Rosso.

Sir Alex, baronetto scozzese, che adotta come figlio un principe di Galles.

Sir Alex, condottiero di mille battaglie, che chiede ad un Apache di far legna in mezzo al campo e non prova imbarazzo nel giocarsi l’esito della guerra al fianco del samurai Park Ji-Sung.

Sir Alex, che ha collezionato 38 titoli nel suo lungo soggiorno mancuniano, ma questi numeri oggi sono l’ultimo dei pensieri.

Sir Alex che “non è mai troppo avanti o troppo indietro; è semplicemente al passo coi tempi”, come sosteneva qualcuno. O forse – sorge questo sospetto – sono i tempi ad essere sempre al passo con lui.

ferguson whiskyE allora anche il tempo si fermerà un attimo, quando Sir Alex saluterà per l’ultima volta il suo stadio, la sua gente.

Già si rincorrono le voci sul futuro: ci si chiede se Mou potrà finalmente sedere su quella panchina prima tanto lontana e ora tanto vicina; se qualcuno sarà mai in grado di sostituire Ferguson in questa storia che ha avuto tanti diversi interpreti, ma un’unica grande certezza.
Si potrebbero aprire infinite dispute, ma verrà il tempo per le analisi dei sapienti. Ora godiamoci questo istante, quest’ultimo attimo di leggenda scozzese. Alziamo i bicchieri – un’ultima volta – per il più grande allenatore della nostra epoca.

“Cheers, Sir Alex!”

e grazie di tutto…

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