2014 giro winner

Più che di un verdetto conclusivo ed inappellabile, parlerei di un incipit per una storia ancora tutta da scrivere. Ha vinto senza dubbio lo scalatore più forte e il podio rispecchia i valori e il coraggio che abbiamo potuto vedere sulle rampe trentine e sull’ultima infernale ascesa di memoria dantesca. Ma chiudere questo Giro d’Italia accontentandosi di conoscere solo il podio, è assolutamente parziale.

WOGWI57D6280-U10301093208666jXD-U10301093846612MVF-186x255@LaStampa-NAZIONALE-k0fG-U10301093846612MVF-568x320@LaStampa.itAlcuni pensavano che la maglia rosa avrebbe trovato il suo vero padrone nella cronoscalata del Monte Grappa. Altri credevano che il “kaiser” Zoncolan, la salita più dura d’Europa, sarebbe risultata infine decisiva. Pochi pronosticavano che la Cima Coppi di quest’anno, lo Stelvio, avrebbe deciso il 97° Giro d’Italia. E se proprio questi ultimi hanno avuto ragione, ogni altra ascesa è però servita a rafforzare e sottolineare ciò di cui la neve dello Stelvio è stata testimone. Dopo una mattina passata a decidere se si potesse svolgere regolarmente la tappa con Gavia, Stelvio e Val Martello a causa del maltempo, il percorso viene confermato. La pioggia sulla prima asperità di giornata non lascia spazio a migliori speranze per la Cima Coppi: e infatti su, a 2758 metri d’altezza, nevica e la temperatura è prossima allo zero. A questo punto, quando il gruppo della maglia rosa, per ora sulle spalle di Uran, sta per scollinare, Radio Corsa trasmette una comunicazione alquanto ambigua: davanti ad ogni gruppetto sarebbe stata messa una moto con una bandierina rossa per evitare problemi durante la lunghissima e pericolosa discesa verso Lasa. I direttori sportivi di Astana, Omega Pharma-Quickstep, AGR2, Belkin e Tinkoff-Saxo interpretano la comunicazione come una neutralizzazione dei tempi: così Aru, Uran, Pozzovivo, Kelderman e Majka si fermano qualche secondo per cambiare gli abiti ormai zuppi prima di affrontare la freddissima discesa. Non sono dello stesso parere la Movistar e la Europcar che con Quintana e Rolland affrontano la discesa come se niente fosse, anche perché la moto con la bandierina rossa non è mai stata messa. È così che Quintana si ritrova ai piedi della discesa dello Stelvio con 1’40’’ di vantaggio sugli altri uomini di classifica, cioè a un solo minuto dalla maglia rosa virtuale e, avendo a disposizione due compagni di squadra, questo obiettivo è raggiunto già prima di metà salita finale in Val Martello.

Personalmente non penso che Quintana e Rolland abbiano finto di non vedere e non sentire per potersi maliziosamente costruire un vantaggio insperato: certo è che l’errore è senza dubbio della direzione di corsa e comunque, forse, Quintana andava tenuto d’occhio un po’ meglio… In ogni caso, il colombiano sulle bellissime quanto ripide rampe conclusive ha dato prova di essere veramente il più forte in salita: in 20 km di ascesa, dopo aver perso i suoi preziosissimi gregari, né Rolland né Hesjedal, ripreso dalla disintegrata fuga di giornata, hanno mai dato un cambio. E Quintana lì ha costruito la sua maglia rosa: ai piedi della discesa dello Stelvio aveva 1’40’’; all’inizio della Val Martello, poco più di 2’; al traguardo 8’’ su Hesjedal, 1’13’’ su Rolland (che era con lui in discesa dalla Stelvio), 3’32’’ su Kelderman, 3’37’’ su Pozzovivo, 3’40 su Aru e 4’11’’ su Uran. La maglia rosa ha già trovato il suo padrone. Ottimo lo spunto all’ultimo chilometro di un sempre più generoso Pozzovivo. Imprevisto l’allungo di Kelderman che, infatti, non riuscirà più a ripetersi nelle giornate successive. Accorta l’azione di Aru. Un po’ appesantita la pedalata di Uran.

29485843_giro-oropa-capolavoro-di-battaglin-uran-conserva-la-maglia-rosa-0La tappa di giovedì, da Belluno al Rifugio Panarotta non rivela sostanziali o impreviste differenze: tutti gli uomini di classifica si controllano fino all’ultimo chilometro lasciando andare la fuga di giornata con un ottimo Ivan Basso. Poi le solite e piuttosto inutili scaramucce di fine tappa, aspettando con timore e rispetto la cronoscalata del giorno dopo. L’unica novità, a fine giornata, sarà per Cadel Evans: dal terzo gradino del podio precipita al nono posto non riuscendo più a stare a galla sulle rampe su cui Quintana continua a dimostrarsi sempre più a suo agio. E a suo agio sarà anche il giorno dopo sul Monte Grappa: Pozzovivo strappa un ottimo tempo che però subito dopo viene migliorato di 30’’ da Rolland e di quasi un minuto da Uran. Ma sono il nostro Aru e Quintana che se le suonano si santa ragione: abbassando il tempo di Uran di più di un minuto, Aru non riesce a mantenere il vantaggio ottenuto nel primo rilevamento cronometrico chiudendo 17’’ secondi alle spalle di un Quintana sempre più in rosa. A fine tappa i distacchi sono più o meno gli stessi di fine Giro: il primo posto non sembra più in discussione ma la lotta a due tra Uran e Aru per il secondo posto è tutt’altro che risolta.

“Di qui si va sulla salita dolente, qui si va sull’eterno dolore”: questa la parafrasi dantesca che, dipinta su un muro, accoglie la carovana rosa all’inizio dello Zoncolan. La fuga di giornata viene lasciata andare e Rogers, convocato all’ultimo, ottiene il secondo successo in questa edizione, riuscendo a staccare Pellizzotti e Bongiorno, rallentato anche dalla spinta di un tifoso. E dietro la fotocopia di quello che è successo ad Oropa e al Panarotta: tutti si controllano e Quintana sorveglia con tranquillità e agilità. Ultima chiamata per Uran. Aru sembra un po’ in difficoltà e Uran ne approffitta: Poels si mette in testa e in un attimo il gruppo della maglia rosa si spezza. Davanti Poels, Uran e Quintana. Dietro Aru, Majka, Rolland e Pozzovivo. Ed è proprio il capitano della AGR2 a fare un lavoro strepitoso. È quasi sempre lui in testa a questo gruppetto, Rolland e Aru sempre più in difficoltà si aggrappano al lucano e si fanno scortare fino in cima perdendo una quindicina di secondi. E la storia è scritta.

2873730-116Quintana è stato presentato al Giro come il miglior scalatore del mondo e il campione da battere nei grandi giri per i prossimi anni. Se ha abbondantemente fatto vedere di essere veramente il più forte in salita (togliamoli pure quel contestato minuto e 40 della discesa dello Stelvio, ma ciò che si è costruito in Val Martello e sul Grappa ha fatto la differenza senza alcuna sbavatura), penso che debba ancora dimostrarci di essere un campione raro e assoluto: perché dopo le contestazioni dello Stelvio, per quanto ingiuste le reputo, mi aspettavo che provasse a fare il vuoto sul Panarotta o sullo Zoncolan per mettere a tacere qualsiasi contestazione e critica. Invece si è limitato a controllare: non che questo non sia segno di grande forza e maturità, ma Nibali sulle Tre Cime di Lavaredo l’anno scorso ha attaccato, e Froome e Contador la zampata finale l’hanno sempre data. Per questo mi aspetto ancora qualcosa da Quintana. E se il colombiano avrà senza dubbio modo di non deludere le aspettative, cosa dire del nostro Fabio Aru? Poco più giovane di Quintana, non solo ha dalla sua la naturale abilità da scalatore, ma anche la testa e soprattutto l’umiltà di chi, seppur cosciente dei propri mezzi, sa che ha ancora tanto da imparare. E la voglia non gli manca. Ecco perché questo Giro ci ha consegnato un’eredità importante: la curiosità di affacciarci ai prossimi anni per vedere come lo scontro tra la generazione matura di Nibali, Contador e Froome e l’arrembante armata colombiana e i giovani Quintana, Aru e Majka potrà scrivere preziose pagine di storia.

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