coppa

Nessun inganno. Nessuna regola particolare. Nessun calcolo. Solamente, grazie. Grazie al Giappone che, pur non avendo più speranze di entrare nelle tre che voleranno a Londra la prossima estate, non ha mai smesso di combattere e, davanti a un palazzetto gremito di connazionali, ha schiantato gratuitamente le statunitensi di coach McCutchon per tre set a zero.

Grazie, perdonate, proprio a voi ragazze tutte stelle-e-strisce, perché ci avete insegnato a fidarci ancora una volta della saggezza popolare: «non dire gatto se non l’hai nel sacco» . Grazie per averci mostrato che giocando per sé si può fare molto, ma il self-made-man ha vita breve (figurarsi woman!). Grazie Tom, Larson e compagnia bella, perché qualcosa abbiamo già iniziato a riprendercelo.

Grazie alle azzurre, a tutte e quattordici e a ciascuna. Grazie per la determinazione, per il sacrificio. Per la fatica, le lacrime, la gioia e la positività che avete messo in campo a ogni scontro. Per la voglia di dimostrare di esserci e di valere. Per la bella amicizia che si è vista tra voi, per il sostegno reciproco, la dedizione totale all’altro. Per il sorriso che non è mai venuto meno sui vostri bei volti e che è riuscito a commuovere perfino me, a chilometri di distanza. Grazie perché questi sono i valori che contano, nella pallavolo come nella vita. Grazie perché «vincere la prima volta è difficilissimo, ma confermarsi lo è ancora di più» (Barbolini).

Grazie alla più splendida di tutte, Carolina Costagrande ( «Dedica?! Beh, a Dio e alla mia famiglia!»).

In definitiva, che cos’è la pallavolo?

Credo fermamente sia arte.
La potenza e la sicurezza di un ace. L’agilità dei movimenti, la coordinazione. L’astuzia, la precisione di un affondo. L’elevazione, l’eleganza della sua conclusione. L’armonia dei corpi che si librano nell’aria, quasi volassero. E quella rete, il cuore del campo. Il punto d’incontro/scontro tra difesa e attacco. Tutto si gioca lì, tentando di sfondare i muri che inevitabilmente si opporranno alla riuscita, alla realizzazione. Il suo destino è quella rete. E allora la tenacia dell’attacco, l’umiltà della difesa, l’essenzialità delle coperture. Un unico fine: la vittoria. Insieme.

Sono quasi certa sia anche vita.

Grazie. Ci avete regalato tutto questo.

Alice Marchetti

Un altro modo di raccontare lo sport.

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